| Agenda. Un'Europa cristiana? |
«La più grande rivoluzione». Cristianesimo e Europa di Carlo Ossola
There are no translations available Nel Novecento ci furono generazioni di intellettuali che dalla storicità di un pensiero laico videro nel cristianesimo una risorsa dell’Europa. Perché oggi quella lezione sembra così remota? Perché il cristianesimo è “imbarazzante” nelle molteplici radici d’Europa ed essa, a sua volta, si forma per rimozione, cancellazione, rasura di ogni tratto distintivo (dal credere cristiano al velo islamico)?
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Il lungo inverno dell’intesa fra Chiesa e società di Alberto Melloni
There are no translations available I profondi cambiamenti che segnano la società odierna, e le paure e le spinte individualistiche che provocano, avrebbero potuto essere vissuti dalla Chiesa come sfide da affrontare con la forza dei valori più nobili del cristianesimo. Sono invece stati il pretesto per assumere un atteggiamento di chiusura rispetto al futuro, aggrappandosi all’idea che ci fosse qualcosa da preservare e difendere dagli attacchi condotti da quello stesso popolo che si sarebbe dovuto servire. In questa incapacità di interpretare i disorientamenti e le pulsioni della società sta l’origine di un inverno della Chiesa di cui ancora non si intravede la fine.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Cristianesimo, secolarizzazione, democrazia di Gaetano Lettieri
There are no translations available Riflettere sul kerygma cristiano primitivo consente di rintracciare una memoria giudaica/cristiana nell’idea laica di diritti umani e democrazia, che non a caso Jacques Derrida ha filosoficamente pensato come struttura escatologicomessianico-donativa. Secolarizzazione e decostruzione (irreversibile, interminabile uscita dalla cristianità, dalla metafisica, dalla sovranità identitaria), compiendosi in una disseminazione del senso e nell’affermarsi della democrazia laica e pluralista, sono forse processi segretamente cristiani?
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Le religioni nella sfera pubblica in società con un debole pluralismo religioso di Nadia Urbinati
There are no translations available L’affermazione delle teorie democratiche post secolari ha favorito la riabilitazione delle religioni nella sfera pubblica, riconoscendo loro anche una funzione di consolidamento dei valori etici che le società democratiche occidentali non sembrano in grado di coltivare da sole. Questa connotazione positiva del ruolo pubblico della religione è valida però a condizione che la società in cui essa opera goda di un effettivo pluralismo religioso. Cosa accade, invece, nel caso di società, come quella italiana, nelle quali vi è un de bole pluralismo religioso?
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Chiesa e cattolici nella Seconda Repubblica di Agostino Giovagnoli
There are no translations available Nelle diverse stagioni della storia dei rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, oltre alle relazioni di vertice tra le due istituzioni è stato rilevante il maggiore o minore coinvolgimento dei cattolici nella costruzione della convivenza civile. E la “pace religiosa”, cioè lo sviluppo di rapporti positivi tra Stato e Chiesa, si è affermata in stretto rapporto ad una “laicità condivisa”, e cioè non all’intensificazione del conflitto tra clericali e anticlericali ma piuttosto al superamento degli “storici steccati tra guelfi e ghibellini”, secondo la nota espressione degasperiana. Nella Prima Repubblica, caratterizzata da un forte coinvolgimento dei cattolici nella vita politica, c’è stata sia pace religiosa sia laicità condivisa, mentre nella Seconda Repubblica, contraddistinta da una loro sostanziale marginalità, sono tornate ad emergere tensioni tra Stato e Chiesa e si registra una crisi della laicità.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Cristianesimo, politica e Seconda Repubblica di Lino Duilio
There are no translations available La conclusione dell’esperienza della Democrazia Cristiana ha determinato la fine delle tradizionali modalità di partecipazione dei cattolici alle vicende della vita politica nazionale, interrompendo così il rapporto di interdipendenza che legava la cattolicità italiana alla storia dell’Italia del dopoguerra. Rimangono tuttora senza risposta gli interrogativi legati non solo al ruolo che la cultura di ispirazione cristiana potrà avere nel futuro del nostro paese, ma anche agli strumenti che i cattolici italiani potranno utilizzare per adempiere al rinnovato compito civile a cui sono oggi chiamati.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
La dottrina sociale della Chiesa nel XXI secolo di Antonio Sciortino
There are no translations available In risposta ai guasti, non solo economici, prodotti dalla crisi in atto, la Chiesa propone, in alternativa alle soluzioni ispirate ai principi del capitalismo sfrenato o dello statalismo, una nuova via per lo sviluppo, una “economia civile” in cui i soggetti coinvolti si pongano obiettivi diversi da quello del conseguimento del mero profitto. Solo se verranno adottate nuove regole e assunti modelli positivi di sviluppo, improntati alla sobrietà, alla solidarietà e alla sussidiarietà, le difficoltà dell’oggi potranno trasformarsi in opportunità per costruire un futuro più giusto e sostenibile.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
La dottrina sociale della Chiesa tra passato e futuro di Daniele Menozzi
There are no translations available La dottrina sociale della Chiesa nasce, alla fine dell’Ottocento, non solo per proporre una “terza via” cattolica, in antitesi a liberismo e socialismo, ai problemi della società industriale; ma anche per prospettare una riconquista cristiana della società sulla base di una perenne e universale legge naturale cui tutti gli uomini dotati di «retta» ragione avrebbero potuto aderire. Questi aspetti, pur variamente declinati nel corso della storia, riemergono fino ad oggi, nonostante i tentativi, peraltro non privi di contraddizioni, del Concilio Vaticano II di indicare una strada diversa per la presenza della Chiesa in un mondo moderno che rifiuta una direzione eteronoma della convivenza civile.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
I cattolici sono migliori dei laici? di Emma Fattorini
There are no translations available In cosa, ammesso che lo siano, i cattolici sarebbero migliori dei laici? Sono davvero possessori di una superiorità morale, valoriale? O non si tratta, piuttosto, di una loro maggiore capacità di mantenersi fedeli al senso del progetto di cui sono portatori a prescindere dalla sua concreta realizzazione? Forse in questo consiste il loro essere migliori di una sinistra che, di fronte al fallimento del comunismo realizzato, si è smarrita in un vuoto fatto di assenza di motivazioni più che di proposte politiche.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Una disamina della "Caritas in veritate" di Massimo Adinolfi
There are no translations available L’Enciclica “Caritas in veritate” si riannoda alla tradizionale dottrina sociale della Chiesa. Contiene prese di posizione assai significative sui grandi problemi della contemporaneità, ma anche un riesame del rapporto fra le ragioni del-l’economia e quelle della morale. Questa riflessione si staglia però su un più generale sfondo antropologico dal quale scaturiscono molteplici interrogativi: qual è la visione dell’uomo ad essa sottesa?
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
A proposito di “Europa cristiana” di David Bidussa
There are no translations available L’espressione “Europa cristiana” non rinvia ad una dimensione religiosa o confessionale degli abitanti del continente. Piuttosto allude ad un progetto e rimanda ad un bisogno politico per comprendere il quale è necessario interrogarsi sulle diverse forme di identità a cui l’Europa può richiamarsi: identità spaziale, culturale e giuridica.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Gobetti e la Riforma come problema storico e come tema civile di Francesco M. Biscione
There are no translations available Il tema della Riforma, inteso come riflessione su un protestantesimo non squisitamente religioso ma sintesi dei caratteri fondanti della vita civile delle società dei paesi riformati, venne considerato da Piero Gobetti e da molti altri intellettuali suoi contemporanei come indispensabile per una corretta disamina sul destino politico e civile dell’Italia negli anni dell’affermazione del fascismo. Si tratta di una riflessione prescindendo dalla quale non si possono comprendere vari aspetti dello spirito dell’antifascismo e di tutta la fase costituente della Repubblica e che sarebbe opportuno riprendere per affrontare i problemi di un paese che, come il nostro, rischia la deriva dall’Occidente e dalla modernità.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
La vitalità del "cattolicesimo di popolo" al tempo della secolarizzazione di Bruno Cescon
There are no translations available Nel tentativo di comprendere l’influenza che la Chiesa italiana mantiene nella sfera pubblica non va sottovalutata la sua grande capacità di adattamento al nuovo, il suo continuo “aggiornamento” e la presenza capillare sul territorio che conserva grazie alle parrocchie, alle diocesi, alle strutture legate alle forme di vita religiosa tradizionali e nuove, ai movimenti, alle associazioni, alle opere cari tative e sociali.
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| Agenda. Un'Europa cristiana? |
Donne-madonne, donne-maddalene di Nicla Vassallo
There are no translations available Discutere di Chiesa e condizione femminile significa interrogarsi su come la Chiesa percepisca la differenza sessuale, il rapporto degli esseri umani con il proprio corpo, le molteplici modalità in cui può essere declinata la femminilità e che solo parzialmente possono essere ricondotte agli stereotipi della donna-madonna e della donna-maddalena – o della donna-Ipazia, nei rari casi in cui è concesso farvi ricorso. Quanti modi di essere donna, e quanti modi di essere Chiesa si stagliano all’orizzonte del nostro futuro?
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| Focus. Banche |
Le due anime della finanza internazionale di Marco Onado
There are no translations available Nei mesi scorsi, la crisi finanziaria, che solo apparentemente sembrava risolta, ha colpito duramente prima la Grecia e poi l’intera area dell’euro. La colpa non è da attribuire ad avidi speculatori, più o meno identificabili con gli hedge fund, ma al sistema bancario internazionale ed europeo, che non è stato ancora assoggettato alle regole necessarie per riportare il sistema finanziario alla sua funzione fondamentale, che è quella di sostenere l’attività produttiva e gli investimenti, ossia di valorizzare il cosiddetto “utility banking” e limitare il “casino banking”. La regolamentazione proposta da Paul Volcker forse non sarà necessaria, ma è indubbio che occorrono ricette drastiche e prive di timori reverenziali nei confronti delle banche.
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| Focus. Banche |
Le fondazioni bancarie a venti anni dalla loro origine di Francesco Galgano
There are no translations available Pensate come espediente tecnico per privatizzare banche pubbliche e casse di risparmio, le fondazioni di origine bancaria hanno finito con il collocarsi in una posizione ambigua: con un piede nel mondo, per esse inedito, della valorizzazione culturale delle aree di pertinenza, e con l’altro ancora saldamente ancorato nell’originario mondo bancario. Al tempo stesso, le cospicue risorse di cui dispongono, in antitesi con la situazione di collasso della finanza locale, hanno sollevato una accesa disputa, dagli esiti ancora incerti, sulla destinazione delle prime a sostegno della seconda.
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| Focus. Banche |
Le fondazioni di origine bancaria e la "promessa dimenticata" della vigilanza di Giulio Napolitano
There are no translations available A vent’anni dalla legge Amato, il ruolo economico e sociale delle fondazioni di origine bancaria appare sempre più importante. Considerate come investitori istituzionali di lungo periodo, capaci di stabilizzare il mercato finanziario e nel contempo di collaborare positivamente a iniziative di interesse collettivo, le fondazioni hanno contribuito alla buona tenuta complessiva del sistema creditizio italiano durante la crisi. La promessa di passare dalla vigilanza ministeriale a quella di un’apposita autorità indipendente sul terzo settore, da istituire nell’ambito di un’organica riforma delle persone del libro primo del Codice civile, però, sembra essere stata dimenticata. Eppure, la vigilanza ministeriale appare oggi, al tempo stesso, poco efficace e poco trasparente. L’adozione di misure di autoregolamentazione e il coinvolgimento di Banca d’Italia, Autorità antitrust e Agenzia per le onlus nel sistema di vigilanza potrebbero contribuire a migliorare l’accountability delle fondazioni.
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| Focus. Banche |
Governi locali e fondazioni bancarie di Carlo Cerami
There are no translations available Le settimane seguite alle ultime elezioni amministrative sono state animate da polemiche riguardanti il condizionamento che, attraverso le fondazioni, gli enti locali possono esercitare in seno agli organi di governo delle banche. Eppure la questione del rapporto fra banche e fondazioni è stata affrontata in più occasioni e in termini definitivi dalla Corte costituzionale in modo che la normativa ad essi relativa non lascia più margini a fraintendimenti. Possiamo allora chiederci quali siano le vere ragioni che spingono a riproporre ciclicamente il tema della governance delle fondazioni e dell’influenza che su di esse può esercitare la politica.
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| Focus. Banche |
La special relationship tra banche e territorio nel sistema economico italiano di Giancarlo Giorgetti
There are no translations available La forte enfasi posta sulla relazione tra banche e territorio è uno degli effetti di ritorno più evidenti della crisi del sistema finanziario. In realtà, per secoli tale relazione è stata parte imprescindibile e fondante della stessa attività bancaria, in particolar modo in Italia. Si può quindi parlare di un ritorno alla normalità rispetto al modello bancario centralizzato invalso negli ultimi anni. Pensare di spostare semplicemente indietro le lancette sarebbe però un grave errore.
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| Focus. Banche |
Oltre Basilea: dare credito, dare il credito di Raffaello Vignali
There are no translations available Quello del rapporto tra le imprese, soprattutto le piccole e le microimprese, e il sistema del credito è un tema sul quale si discute da tempo. La crisi economica globale ha semplicemente amplificato il problema e non a caso, da più parti, è emerso il timore, o addirittura è stato denunciato l’avvento, di un vero e proprio credit crunch. Una soluzione al problema può essere individuata solo osservando la questione dai tre diversi punti di vista dei soggetti in esso coinvolti: quello delle piccole imprese, quello del sistema creditizio e quello della politica.
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| Le idee |
Dal familismo amorale al familismo immorale. Famiglie italiane e società civile di Francesco Benigno
There are no translations available In un’Italia in cui abbondano i “bamboccioni” e in cui emerge una tendenza ad “ereditare” anche gli incarichi pubblici tornano in auge le riflessioni sull’eccessivo potere assegnato alla famiglia nella sfera pubblica. Ad un familismo che avrebbe ormai assunto i caratteri dell’amoralità – se non dell’immoralità – viene imputato il mancato radicamento dell’etica pubblica nel nostro paese. Quanta realtà e quanta mistificazione vi sono nel delineare questa presunta antitesi fra familismo e civismo?
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| Le idee |
L'Europa della Strategia e del Trattato di Lisbona di Gianni Pittella
There are no translations available Il Trattato di Lisbona offre agli Stati dell’Unione europea un’occasione da non perdere. Se attuati pienamente e a breve termine, infatti, gli strumenti previsti dal Trattato potranno contribuire a dare nuovo slancio al processo di integrazione e, per quanto concerne in particolare il processo legislativo, presenteranno ai cittadini europei, ai partiti politici e ai Parlamenti nazionali nuove opportunità di partecipazione.
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| Le idee |
Riscoprire l’autenticità di Walter Tocci
There are no translations available Per comprendere le ragioni profonde, prepolitiche del comportamento di un elettorato cattolico che penalizza le candidate di centrosinistra alla presidenza di Piemonte e Lazio e che premia invece Vendo-la in Puglia può essere utile recuperare il concetto di autenticità elaborato da Karl Jaspers. Applicandolo alla realtà politica italiana attuale emerge che Vendola e le destre vengono percepiti come autentici dai rispettivi elettorati cattolici mentre il Partito Democratico lo è molto di meno.
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| Dizionario civile |
Massimalismo di Francesco Giasi
There are no translations available «Il massimalismo si potrebbe definire una forma singolare della disperazione politica. Consegue, infatti, allo stato d’animo di colui che non trova uscita alla situazione, si sente del tutto sopraffatto dal rapporto di cose e di uomini che lo circonda, da cui è dominato e ossessionato, e perciò cerca lo scampo in qualcosa di straordinario, di eccezionale, da cui dovrebbe scaturire un miracoloso radicale arrovesciamento. La via di uscita che viene proposta non è però reale, non è una tappa che possa essere coperta con uno svolgimento razionale dell’azione, adeguata alla realtà, e non è nemmeno un salto possibile, da cui siano mature condizioni oggettive e soggettive ».
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| Archivi del riformismo |
Maria Antonietta Macciocchi e il PCI: un "lungo malinteso" di Miriam Mafai
There are no translations available L’espressione “lungo malinteso” è qui utilizzata per descrivere il tormentato rapporto che ha legato per anni Maria Antonietta Macciocchi al PCI. Come avrebbero potuto altrimenti convivere così a lungo, nella vita di una sola persona, la dimensione dell’intellettuale che non può rinunciare alla sua libertà e auto¬nomia di giudizio e quella del dirigente animato da disciplina e fedeltà al partito?
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