| Agenda. Giustizia. I nodi del processo penale |
La riforma della giustizia nel quadro del mutamento degli organi dello Stato di Luciano Violante Rispetto all’impianto originale della Costituzione sono mutati tanto il Parlamento, quanto il governo, quanto, ancora, la magistratura. La magistratura, in particolare, ha sviluppato significativamente due dimensioni, quella di servizio e quella di potere. Una riforma definitiva della giustizia come servizio sarà possibile solo quando verranno risolti, rispettando la piena indipendenza della magistratura, i problemi posti dalla giustizia come potere.
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Riforme ordinarie e riforme ordinamentali per il rinnovamento della giustizia di Giuliano Pisapia La ricerca di soluzioni condivise e praticabili si pone come obiettivo prioritario per restituire alla giustizia italiana efficienza, rapidità e garanzie. Essenziali si rivelano sia riforme di tipo ordinario e organizzativo, come la modifica del sistema penale, sia provvedimenti di natura ordinamentale, che attengono all’obbligatorietà dell’azione penale, alla separazione delle carriere e alla composizione del Consiglio superiore della magistratura. Tutte riforme che, tuttavia, dovranno avvenire nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.
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Ipotesi di riforma del sistema della giustizia penale in Italia di Marcello Maddalena Tra i nodi essenziali dell’esercizio della giustizia italiana vi sono la non ragionevole durata del processo e l’anomala permanente conflittualità tra magistratura e politica. Per quanto concerne il primo aspetto, sono auspicabili una maggiore utilizzazione della magistratura onoraria, un alleggerimento dei compiti del personale amministrativo e alcune riforme processuali. Quanto, invece, alla conflittualità, appare plausibile l’ipotesi di un ripristino della “immunità parlamentare” prevista dall’originario articolo 68 della Costituzione anche a tutela di magistrati ingiustamente accusati di faziosità politica.
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Rischi e prospettive di una riforma costituzionale della giustizia penale di Carlo Federico Grosso Le priorità di una riforma della giustizia penale al servizio dei cittadini devono essere individuate in interventi di legislazione ordinaria idonei a rendere la macchina giudiziaria più efficiente: riorganizzazione delle sedi e degli uffici, soluzione del nodo delle sedi disagiate vacanti, informatizzazione, interventi legislativi diretti ad eliminare le cause di rinvio e annullamento dei processi e ad abbattere la loro durata.
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Qualche idea per restituire funzionalità alla giustizia penale di Vittorio Borraccetti La crisi della giustizia penale richiede riforme che riducano l’area del diritto penale, semplifichino la disciplina processuale, rivedano le circoscrizioni giudiziarie, riqualifichino il personale amministrativo, assicurino adeguati e idonei str¬menti materiali. Ma qualsiasi riforma deve salvaguardare il principio di obbligatorietà dell’azione penale e l’indipendenza del pubblico ministero.
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Oltre la crisi: un approccio diverso per il settore penale di Claudio Castelli La crisi della giustizia penale non è senza speranza. Una politica di recupero dell’arretrato è fondamentale a fronte di uffici giudicanti ormai in grado di esaurire lo stesso numero di procedimenti sopravvenuti. Nessuna azione è di per sé risolutiva, e occorre operare su diversi piani: risorse adeguate finalizzate a progetti organizzativi, un intervento penale ricondotto a extrema ratio, mirate modifiche processuali, estensione delle pratiche virtuose già in atto.
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La riforma del sistema penale: tra urgenza degli interventi e necessità di un approccio di sistema di Roberto Garofoli Il sistema penale soffre di mali strutturali. Con quale metodo si deve procedere ad una ricognizione delle cause delle disfunzioni e alla prospettazione di possibili vie di uscita? La politica del contingente ha finito per costituire una delle principali cause dei problemi che affliggono la giustizia penale. È improcrastinabile un approccio di sistema, che rifugga da slogan riformistici.
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La penalizzazione della politica: una peculiarità italiana? di Carlo Guarnieri La crescita del rilievo politico della giustizia penale è un fenomeno che non riguarda solo l’Italia. Anche altri paesi, come gli Stati Uniti e la Francia, hanno conosciuto negli ultimi decenni fenomeni simili. Il caso italiano si distingue però per via di un assetto che tende a moltiplicare le indagini e il loro impatto e, quindi, le tensioni fra giustizia e politica. Si tratta di una tendenza che, alla lunga, non può che logorare la tenuta di tutte le istituzioni dello Stato.
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Il rapporto tra procure e magistratura giudicante di Mauro Palma L’osservazione di altri sistemi giudiziari europei può essere d’aiuto nella ricerca di soluzioni praticabili nella riforma delsistema italiano, al fine di ottenere una giustizia efficiente, trasparente, che dia garanzie effettive a tutte le parti coin¬volte e che agisca in tempi ragionevoli. Vanno tenuti fermi il valore dell’indipendenza della pubblica accusa e l’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, e ciò – a dispetto dell’opinione di molti – può avvenire attraverso la piena separazione tra giudici e accusa per un verso e la riduzione del sistema penale per l’altro.
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Giustizia penale e società italiana: appunti per un programma di Luigi Manconi Un’agenda per la riforma della giustizia penale italiana non può che partire dalla necessità di restituirle efficienza, senza limitare le sue finalità di tutela dei diritti delle vittime, degli accusati, dei condannati. La grave inerzia del sistema giudiziario italiano, che inevitabilmente finisce per riprodurre diseguaglianze sociali, può essere affrontata imboccando l’unica direttrice dotata di razionalità e lungimiranza: quella della depenalizzazione e della decarcerizzazione.
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La spettacolarizzazione mediatica del processo penale di Donatella Stasio Nell’antica Roma la giustizia era raffigurata come una dea con gli occhi bendati. Giudicare impone di non vedere: operazione impossibile in un universo saturo di immagini come il nostro. Oggi la benda è caduta e la giustizia si offre allo sguardo mediatico che tutto vuole sapere e vedere, subito. Basta un clic. Ma visibilità e conoscenza non viaggiano sempre insieme. Offrire il processo allo sguardo mediatico senza la mediazione del “rituale” giudiziario significa, spesso, mandare in scena uno spettacolo dell’assurdo che indebolisce giustizia e informazione, pilastri delle democrazie liberali. E non contribuisce a svelare il “mistero” del processo.
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| Focus. Media |
Immagine, realtà e filosofia di Carlo Freccero La filosofia, con Debord, Baudrillard e altri, comincia a parlare di superamento del reale attraverso i concetti di spettacolo, simulacro, simulazione ancor prima che l’immagine virtuale trovi una compiuta realizzazione. Tuttavia, sarà la rivoluzione dell’“immateriale” − che dagli anni Ottanta in avanti porta all’affermarsi del concetto di realtà virtuale − a determinare radicali trasformazioni nel cinema, nell’informazione e nella comunicazione in generale, con conseguenze importanti sulla percezione degli eventi (a partire dal prevalere dell’approccio emotivo su quello analitico) e sullo stesso concetto di verità.
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| Focus. Media |
Le sfide attuali della rivoluzione digitale di Antonio Pilati Il sistema della comunicazione, rimodellato dalla rivoluzione digitale avviata nel 1981 (anno del lancio del personal computer), vive grandi mutamenti. Le reti TV e TLC diventano multifunzionali, offrono un’enorme scelta di prodotti e sempre più competono fra loro. Ma la vera sfida arriva dai motori di ricerca (come Google), che danno facile e rapido accesso ai depositi di conoscenze di tutto il mondo.
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Il nuovo mondo digitale: mercati, imprese, finanziamento, prodotti di Luigi Mattucci Il mercato globale della comunicazione, sotto la spinta delle grandi innovazioni tecnologiche, è sottoposto a una profonda ristrutturazione che ne modifica confini e dimensioni, cambia il ruolo e il destino delle imprese, rinnova linguaggi e prodotti, allarga la possibilità di accesso. La difesa dei vecchi assetti imprenditoriali e istituzionali rischia di produrre impoverimento culturale e isolamento sociale di chi possiede minori strumenti intellettuali ed economici. La fase di transizione va dunque accelerata, impegnando il ruolo dello Stato nell’assicurare efficienza, libertà e apertura del sistema; nel promuovere e sostenere lo sviluppo delle infrastrutture tecniche; nel realizzare il servizio universale e ridurre i conflitti di interesse.
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Proposte per un servizio pubblico e una TV generalista di qualità di Giovanni Minoli Le nuove tecnologie che si stanno facendo strada nel mondo dei media a scapito dei contenuti hanno monopolizzato interessi e investimenti. La televisione, in questo contesto, rischia di divenire uno tra gli ormai molti canali di distribuzione. È urgente, dunque, intervenire per recuperare il tradizionale ruolo che essa, in special modo nel caso del servizio pubblico, ha ricoperto per decenni: quello di portatrice del valore aggiunto della comunicazione e dell’incontro, quello di mediatrice di valori e di spazio per lo scambio culturale e la trasmissione delle identità culturali.
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Industria dell'informazione ed economia. Il "buco" del secolo ai tempi di internet di Massimo Mucchetti La grande crisi segna una grave sconfitta anche per l’industria dell’informazione, condizionata dalla Scuola di Chicago, non meno che per i ceti di governo, quelli di sinistra compresi. Ma neppure dalla rete è venuta un’informazione migliore, perché i blog, senza industria, sono muti. L’indipendenza dei media resta cruciale, specialmente in Italia. Ma non sufficiente.
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La responsabilità culturale e democratica dei mezzi di comunicazione di Paolo Ruffini Il tema della responsabilità culturale delle strutture di comunicazione richiede innanzitutto una chiarificazione sul significato dei termini usati per proporlo. Cosa significa responsabilità? Che cos’è la cultura? Che cos’è la comunicazione di massa? La risposta a queste domande pone una questione di libertà ed evidenzia la necessità di regole di garanzia per una democrazia che non persegua l’illusione, antidemocratica, della società perfetta.
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La crisi della carta stampata in Italia di Lucia Annunziata I dati messi a disposizione dalla Federazione italiana editori giornali consentono una lettura molto chiara della situazione della carta stampata italiana: la crisi riguarda la diffusione, la vendita, i ricavi pubblicitari, tutti in calo, e i costi di produzione, in aumento. Al mondo dell’informazione è tuttavia consentito guardare con un certo ottimismo al futuro, purché sappia cogliere, nelle moderne tecnologie, molteplici e nuovi canali di comunicazione e anche, perché no, un innovativo mercato.
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Il sistema dei media in Italia. Un universo digitale che ragiona ancora in maniera analogica di Andrea Scrosati L’affermazione delle nuove tecnologie digitali e l’apertura dei mercati ad una più serrata competizione tra operatori stanno contribuendo allo sviluppo di una società più libera e plurale. Eppure, nonostante questo processo sia ormai una realtà consolidata, chi analizza e governa il sistema dei media, ma anche chi ne partecipa con ruoli da protagonista, ragiona ancora spesso in termini “analogici”....
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Il futuro prossimo del sistema televisivo, tra internet e digitalizzazione di Marco Manuele Paolini Il sistema televisivo è interessato da grandi trasformazioni, economiche e non soltanto, che hanno modificato e sempre più modificheranno le modalità di fruizione del prodotto televisivo. In questo processo un ruolo di rilievo è giocato da internet e dalla digitalizzazione; la combinazione di questi due fattori sarà responsabile nel mediolungo periodo della metamorfosi dell’essere editore e delle modalità di produzione. Se è forse eccessivo parlare di morte della TV così come la conosciamo, certo è che essa non può più essere considerata “il” medium, ma uno dei media, ancora universale ma non più l’unico.
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| Il caso italiano. Autonomie speciali e federalismo differenziato |
Il rendimento istituzionale delle Regioni italiane, un decennio dopo l’elezione diretta di Raffaele Bifulco e Nicola Lupo A dieci anni dalla riorganizzazione della forma di governo regionale è lecito interrogarsi sugli effetti di tale riforma. Nonostante la consapevolezza che questa trasformazione sia stata accompagnata da alcuni effetti negativi, non è pensabile proporre un ritorno al passato; è auspicabile invece che le istituzioni nazionali recuperino la capacità di guida del processo di regionalizzazione/federalizzazione. Nella prospettiva, tra l’altro, dell’istituzione di una seconda Camera rappresentativa delle Regioni.
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Differenziazione e specialità regionale nell’unità e indivisibilità della Repubblica di Marcello Cecchetti Il tema della attuazione del cosiddetto “regionalismo differenziato” si intreccia ormai da tempo, nelle riflessioni della dottrina costituzionalistica, con quello – assai più risalente – della crisi delle autonomie speciali e dei tentativi di ripensare le ragioni e le pro¬spettive di tale specialità. La necessità di individuare i limiti costituzionali “comuni” all’asimmetria delle forme e condizioni dell’autonomia regionale, quale presidio dell’unità e dell’indivisibilità della Repubblica, sembra costituire il punto di congiunzione della riflessione sui due temi e, al tempo stesso, la base indispensabile su cui fondare una prognosi comples¬siva del futuro del nostro regionalismo.
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L’attuazione dell’articolo 116, comma 3 e il riequilibrio del regionalismo italiano di Eduardo Gianfrancesco Il concreto avvio del “regionalismo differenziato” è essenziale per rivitalizzare l’esperienza autonomistica italiana, fino ad oggi improntata al carattere dell’uniformità, e non più in grado di soddisfare e tenere unite esigenze regionali fortemente diversificate. Nonostante alcuni rischi insiti nella differenziazione, che vanno sempre tenuti in debita considerazione e controllati da parte degli interpreti e degli operatori politici, l’attuazione dell’articolo 116, comma 3 della Costituzione si presenta come un elemento di integrazione e arricchimento del sistema delineato dal Titolo V della Parte II della Costituzione, riformato nel 2001.
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Verso la Repubblica delle autonomie: dalla specialità regionale alla differenziazione diffusa di Felice Giuffrè La riforma del Titolo V impone una riflessione sul ruolo e le prospettive delle Regioni a statuto speciale. Essa, infatti, ha posto le basi per un rilancio regionalista in una prospettiva di specializzazione diffusa, maggiormente coerente con il significato più profondo dell’articolo 5 della Costituzione, attraverso la ricerca di un nuovo punto di equilibrio tra unità e autonomia e, in definitiva, tra omogeneità e differenziazione. Il passaggio ad un modello regionale asimmetrico sembra costituire lo sviluppo naturale del principio di autonomia.
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Autonomie speciali e principio di differenziazione di Gianmario Demuro Le Regioni a statuto speciale si riconoscono ancora nella specialità sancita da tali statuti? Possono queste piccole costituzioni agevolare ancora il coordi¬namento delle policies e decentrare l’amministrazione? La risposta risiede nella eventualità di integrare statuti speciali brevi e leggi statutarie innovative.
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Finanza delle autonomie speciali e federalismo fiscale di Guido Rivosecchi La disciplina della finanza delle autonomie speciali rivela ancora forti squilibri tra la valorizzazione di pregnanti principi di coordinamento e la conferma della separatezza che ha contraddistinto la nascita e l’evoluzione della specialità regionale. Anche la riforma sul federalismo fiscale non sembra idonea ad assicurare il contributo degli enti territoriali dotati di autonomia particolare ai vincoli costituzionali di perequazione e solidarietà che costituiscono riflesso del principio unitario.
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| Le idee |
Una vittoria del Partito Socialista: le elezioni legislative del 2009 in Portogallo di Marina Costa Lobo La grave crisi economica, le discusse riforme del sistema scolastico e della sanità pubblica e gli scandali politici non hanno impedito al Partito Socialista di José Sócrates di riconfermarsi alle elezioni del 2009. Nonostante il risultato positivo il PS dovrà affrontare il suo mandato mostrando ampie capacità negoziali e gestendo una posizione di fatto minoritaria, puntando alla realizzazione di accordi programmatici con le altre forze politiche.
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| Dizionario Civile |
Convivenza civile di Antonio Menniti Ippolito Con buona pace di John Locke, per il quale la società naturale, governata dalla legge di natura che egli identificava con la stessa ragione, si fondava sull’uguaglianza e sul rispetto reciproco, se c’è una cosa che la storia insegna è la difficoltà degli uomini di vivere assieme. Filosofie, religioni, ideologie elaborate per rimediare a ciò, delineando non solo i tratti di nuovi modelli sociali e politici, ma pure azzardando l’ipotesi di poter creare un uomo nuovo, hanno finito con l’alimentare quella difficoltà e non ad annullarla, dando agli storici, ai politici, agli intellettuali una ragione d’essere.
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| I libri di Italianieuropei |
Luca Marini, Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica, Giappichelli, Torino 20 di Ignazio R. Marino È un prezioso strumento di formazione, lavoro e al contempo aggiornamento, questo “Codice del diritto internazionale e comunitario della bioetica” del professor Luca Marini. Docente di diritto internazionale e comunitario presso l’Università “La Sapienza” di Roma e, dal 2006, vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica (CNB), l’autore offre una raccolta organica e sistematica dei testi che costituiscono il quadro d’insieme del dibattito bioetico, con tutte le risposte del diritto internazionale e comunitario alle problematiche sorte negli ultimi quindici anni.
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Dominique Moisi, Geopolitica delle emozioni di Virginia Cavaliere In “Geopolitica delle emozioni” Dominique Moïsi espone una sua analisi sul futuro dell’umanità, che sarà chiamata a fare i conti non solo con le tradizionali frontiere geografiche e le differenti identità culturali, così come è stato in passato, ma dovrà comprendere più in profondità l’impatto che sentimenti come la paura, l’umiliazione e la speranza avranno sui conflitti politici, sociali e culturali che condizionano il mondo; in futuro saranno proprio le emozioni, e non la fredda ragione geopolitica, a governare il pianeta. Il volume rispecchia l’itinerario di un intellettuale «appassionatamente moderato che ha consacrato la vita allo studio delle relazioni internazionali, ed è ormai convinto che visioni semplificate del mondo siano semplicemente pericolose».
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