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| Le cose da fare |
L’impasse delle regioni e del federalismo di Marco Cammelli
Più di trent’anni fa, l’attuazione delle regioni a statuto ordinario fu un’autentica scommessa: in una realtà che mostrava i segni evidenti di un profondo cambiamento sociale ed economico, si prese a prestito l’invecchiato modello dualistico della Costituzione del 1948 per reagire al fallimento della programmazione economica degli anni Sessanta e all’insopportabile sovraccarico (politico e amministrativo) del centro, nonché per sperimentare, nel...
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| Le cose da fare |
La questione pugliese. Cinque punti per un dibattito di Franco Botta
Una particolare posizione geografica e una via costruita con sapienza hanno consentito agli emiliani di divenire cosmopoliti senza doversi muovere, di rendere la loro regione una delle più dinamiche da un punto di vista economico, e di avere livelli di qualità della vita talmente buoni che da sempre le città e le province emiliane sono ai vertici delle classifiche stilate nel nostro paese. A rendere l’Emilia «facile» – ricorda infatti Edmondo Berselli...
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| Le cose da fare |
Il caso toscano. Oltre il modello dei distretti di Riccardo Conti
Un tratto caratteristico e ricorrente del dibattito politico e culturale della sinistra (e non solo) toscana è rappresentato dal suo interrogarsi e riflettere sul modello toscano di sviluppo. Questo fatto ha portato con sé conseguenze non sempre positive. Vi si può talvolta leggere un elemento di autoreferenzialità che può sfociare in un certo provincialismo. È la storia di una sinistra forte e ben radicata (ancora oggi!) nel suo territorio, ma non sempr...
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| Americana |
Un mandato per la continuità... con ostacoli crescenti di Federico Romero
I risultati elettorali del 2 novembre proiettano la Casa Bianca verso una sostanziale continuità della politica estera nel secondo mandato. Vi potranno essere taluni mutamenti di stile, ma non c’è motivo di attendersi un ripensamento di fondo o un cambio di direzione. L’assertività unilaterale degli Stati Uniti rimarrà la bussola principale, e la sostituzione di Colin Powell con Condoleeza Rice alla guida del Dipartimento di Stato rende l’Amministraz...
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| Americana |
Dove va l’America? Interpretazioni e conseguenze delle elezioni del novembre 2004 di Sergio Fabbrini
Le elezioni del novembre 2004 hanno registrato un successo «generalizzato» del Partito repubblicano e l’affermazione di una filosofia politica neo-conservatrice in vaste aree del paese. Generalizzato perché, come si sa, le elezioni del novembre 2004 riguardavano il rinnovo della presidenza, dell’intera Camera dei deputati (435 seggi) e di 1/3 dei seggi del Senato (33 su un totale di 100). Inoltre, le elezioni riguardavano anche il rinnovo di molte istituzioni stata...
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| Americana |
God bless America, comunque di Carlo Pinzani
Seguendo in diretta i discorsi pronunciati da Kerry e da Bush per sanzionare il voto, l’invocazione usata nel titolo veniva spontanea a chiunque avesse seguito l’accanita competizione, e non certo perché i contendenti la utilizzassero a chiusura dei loro interventi. I due messaggi erano infatti convergenti, nonostante le inevitabili differenze: Kerry doveva ammettere una sconfitta dolorosa, in misura direttamente proporzionale all’enorme impegno profuso nella campagna, e...
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| Americana |
Una rivoluzione conservatrice e religiosa di Pierangelo Giovanetti
In un paese invischiato in una guerra di cui non si vede via d’uscita, con un’economia bloccata, la disoccupazione crescente, una continua perdita di potere d’acquisto da parte della classe media, un quarto degli abitanti privi di assistenza sanitaria e in allarme costante contro il terrorismo, la questione che ha avuto più interesse per gli elettori americani delle presidenziali 2004 è stata la difesa dei valori morali. Interrogati all’uscita dei seggi, il ...
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| Americana |
La fragile egemonia dei repubblicani, il futuro dei democratici di Stefano Fassina
Il 2 novembre del 2004 si consolida negli Stati Uniti un ciclo repubblicano: il ciclo iniziato a metà degli anni Sessanta in reazione ai mutamenti culturali e sociali e alle connesse scelte della leadership democratica (tra cui: la legislazione per l’interruzione di gravidanza; l’universalizzazione dei diritti civili; l’introduzione dell’assistenza sanitaria pubblica; il potenziamento della scuola pubblica). La lettura dei risultati elettorali (e dei mutamenti di i...
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| L'Economia |
Solo la crescita può salvare il modello sociale europeo di Salvatore Biasco
Le rappresentazioni Se la varietà di soluzioni che incontriamo in Europa non consente di affermare che esista un «welfare europeo» definibile come tale, certamente esiste un «modello sociale europeo». Con questo intendiamo quel modello che associa alla proprietà un concetto di responsabilità, che punta sulla cittadinanza e valorizza l’idea di comunità, che affida a un intervento esteso dello Stato compiti pervasivi di mediazione sociale e...
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| L'Economia |
Riformare la Banca Mondiale? di Alessandro Magnoli
Che cos’è e cosa fa la Banca Mondiale? La Banca Mondiale non è una banca. È un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, creata alla fine della seconda guerra mondiale, nel 1944 a Bretton Woods, con il mandato di prevenire crisi economiche e di favorire lo sviluppo. Bretton Woods, cittadina del New Hampshire (USA), fu la sede dal 1 al 23 luglio 1944 della Conferenza monetaria internazionale delle Nazioni Unite. Durante la conferenza, delegati di 44 na... |
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| L'Economia |
Risparmio, conflitto di interessi, capitalismo: abbiamo delle prospettive? di Philip G. P. Moschetti
Chi abbia nell’ultima stagione cinematografica avuto la ventura di vedere al cinema «L’ultimo Samurai» ha compreso sin dalle prime battute chi erano il personaggio buono e quello cattivo (oltre Tom Cruise che, naturalmente, era bello e buono). Il cattivo era il perfido finanziere, che per sete di guadagno introduceva il Giappone alla meccanica moderna e all’accumulazione capitalistica (l’imperatore alla fine gli confischerà tutti i beni). Il buono era i...
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| L'Economia |
Conoscenza, mercato, solidarietà di Enzo Di Nuoscio
La relazione tra competitività e giustizia sociale è certamente il tema su cui, in questi anni, le sinistre di governo si sono maggiormente interrogate, non di rado lacerate – e proprio l’Ulivo ne sa qualcosa con la caduta del governo Prodi – di fronte a quella che è stata spesso percepita come una alternativa tra le ragioni dell’economia (particolarmente severe in tempi di crisi economica) e quelle della solidarietà. Un dilemma che ha opposto ...
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| L'Economia |
Lifelong learning in Italia: il miraggio dell’educazione continua di Francesco Florenzano
È difficile scrivere di «politiche della formazione» senza rischiare di ripetersi, di annoiare, di cadere in un contorto ragionamento o in proposte che si aggiungono a quelle già fatte negli anni passati; se non si inserisce nel dibattito quel quid capace di coagulare dell’interesse che abbia la reale possibilità di diventare politica attiva e programma di governo. La natura stessa del soggetto nuovo che si è affacciato sullo scenario europeo, noto c...
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| L'Economia |
L’Europa e il lavoro di Carmelo Scaramuzzino
Il prolungato rallentamento della crescita economica ha determinato in Europa, negli ultimi tempi, risultati complessivamente non favorevoli all’occupazione, in un contesto abbastanza diversificato tra gli Stati. Le nuove situazioni e le nuove prospettive dell’economia mondiale hanno indotto la Comunità europea, soprattutto nel 2003, nella prospettiva dell’allargamento e in sintonia con i risultati del lavoro della Convenzione per la stesura della nuova Costituzione, ad ...
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| Policy Network |
Laurent Fabius tra l’Europa e le carote grattugiate di J. P. de Lisle
Dopo le elezioni presidenziali del 2002 e il fiasco di Lionel Jospin, suo rivale storico, e soprattutto dopo il congresso del Partito socialista di Rennes del 1989, tutto lasciava pensare che Laurent Fabius fosse alla ricerca di un’occasione per ricollocarsi al centro del dibattito politico, almeno nell’ambito della sinistra. La fine delle beghe giudiziarie legate al processo sul sangue contaminato lo ha reso nuovamente disponibile sulla scena politica, ma starà a lui saper su...
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| Il PSI e gli anni Ottanta |
L’esperienza del governo di Giovanni Sabbatucci
La storia della partecipazione socialista al governo dell’Italia repubblicana si suddivide in tre capitoli. Il primo è quello dell’unità antifascista, 1946-47; il secondo coincide con la stagione del centrosinistra propriamente detto, 1963-1975 (con la breve interruzione del 1972-73 e quelle, ancor più brevi, dei due governi «balneari» di Leone); il terzo, quello di cui si occuperà questo saggio, comincia nell’aprile 1980, con la formazio...
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| Il PSI e gli anni Ottanta |
I socialisti e la società italiana di Simona Colarizi
Le difficoltà in cui si dibatte il Partito socialista alla metà degli anni Settanta vanno iscritte nel generale declino del sistema politico italiano che, a quella data, mostra già i primi sintomi di una crisi, destinata ad approfondirsi durante il corso del decennio successivo fino a determinare il crollo della prima Repubblica nel 1992-1994. Di fronte al progressivo allargarsi della forbice società politica-società civile, tutti i partiti sono costretti a int...
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| Il PSI e gli anni Ottanta |
PSI-PCI: l’ultimo duello di Umberto Ranieri
Bettino Craxi diventa segretario nel luglio del 1976 di un Partito socialista in crisi profonda. È un socialista di ferme convinzioni autonomiste. Fra i pochi, osserva Cafagna, che si erano sottratti alle molteplici peregrinazioni opportunistiche tra le correnti che caratterizzarono la decadenza socialista dopo l’insuccesso del tentativo nenniano. Giunge alla testa del partito «perché la nuova maggioranza di quei giovani che avevano imposto il ricambio generazionale lo ...
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| Il PSI e gli anni Ottanta |
Dagli euromissili alla fine della guerra fredda. La politica estera italiana negli anni Ottanta di Leopoldo Nuti
Nell’analizzare le scelte internazionali compiute negli anni Ottanta, la storiografia ha prevalentemente cercato di sottolineare il carattere di transizione di quel decennio, che costituisce il momento di passaggio tra due sistemi internazionali molto diversi, ovvero tra l’ultima fase della guerra fredda e il periodo successivo alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Oppure ha preferito concentrarsi sull’«eccezionale attivismo» che, secondo Mammarella, caratt...
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| Il PSI e gli anni Ottanta |
Metamorfosi della cultura socialista? Il PSI e gli intellettuali di Marco Gervasoni
Negli anni tra il 1976 e il 1979 gli articoli di «MondOperaio» operano una trasformazione dei valori della cultura socialista. Il liberalismo, come filosofia politica che pone l’individuo e i suoi diritti al centro della riflessione, viene riscoperto come valore fondamentale senza il quale il socialismo non può nulla. Peggio, esso rischia di trasformarsi in una pratica autoritaria e burocratica se non tiene conto che la lotta per l’incremento della giustizia social...
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| Archivi del Riformismo |
Giuseppe Emanuele Modigliani. A proposito del pacifismo riformista di Federico Fornaro
Negli album di fotografie dei congressi del Partito socialista e dei fuoriusciti antifascisti a Parigi la sua figura è inconfondibile, non fosse altro per la folta e lunga barba bianca che lo caratterizzava. Giuseppe Emanuele Modigliani (1872-1947), «Menè», come era familiarmente chiamato dagli amici e dai compagni di partito, è stato uno degli esponenti più rappresentativi sia della corrente riformista che della tradizione pacifista del socialismo italian...
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| Archivi del Riformismo |
La solitudine del riformista. A proposito di Federico Caffè di Giuseppe Abbracciavento
Partecipando nel giugno 1930 a una conferenza madrilena, John Maynard Keynes tenne una relazione opportunamente titolata «Conseguenze economiche per i nostri nipoti». In essa l’economista di Cambridge metteva in guardia dalle forme di pessimismo economico che attanagliavano le società capitalistiche post-1929, e in un passo divenuto famoso aggiungeva: «Voglio affermare che entrambi i contrapposti errori di pessimismo, che sollevano oggi tanto rumore nel mondo, si d...
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| Le Idee |
Il dolore non necessario di Domenico Gioffrè e Mario Luzi
Possiamo pensare a una vita senza dolore? Non è possibile e non dovremmo neppure augurarcelo. La nostra stessa sopravvivenza sarebbe messa in serio pericolo, come lo è quella di alcune persone (per fortuna rari casi) «affette», è il caso di dire, da analgesia congenita. Malati, in altre parole, di non sentire dolore. È questa una condizione davvero pericolosa. Non saremmo avvertiti di nessuna malattia in atto o in procinto di manifestarsi tale. Non andremm...
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| Le Idee |
Fecondazione assistita: un’occasione per ripensare ai valori di Eugenio Mazzarella
Nel recente dibattito sull’ultimo numero di «Italianieuropei» tra Giuliano Amato, Natale D’Amico e Livia Turco sulla legge sulla fecondazione medicalmente assistita e sulle prospettive politiche aperte dalla sua controversa approvazione – tra cui quella referendaria – un punto appare innanzitutto condivisibile: la notazione di Giuliano Amato che «una legge ci vuole e una legge giusta è possibile», e che non si può cedere «all&rs...
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