| Agenda. Americana |
L’America che cambia e le presidenziali del 2008 di Mario Del Pero Le elezioni presidenziali del prossimo novembre saranno caratterizzate da considerevoli elementi di novità e discontinuità e, molto probabilmente, da un profondo riallineamento elettorale. L’America che si prepara ad andare al voto è infatti un paese che, pur pervaso da una profonda sfiducia verso le istituzioni e i suoi rappresentanti, non prova diffidenza verso la politica, ma cerca anzi nuove forme di mobilitazione politica. Sono stati per questo premiati quei candidati che, come Obama e McCain, hanno saputo proporsi come soggetti indipendenti e di rottura, ma anche come portato di moderazione e pragmatismo nella definizione delle proposte riguardanti i singoli temi del dibattito politico: politica estera e di sicurezza, politica energetica, economia.
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Una scelta per il Ventunesimo secolo di Micheal Werz Uno dei due candidati alle elezioni presidenziali americane si troverà presto a fare i conti con uno scenario politico globale estremamente complesso ed entrambi dovranno dunque precisare il loro programma politico. McCain sarà costretto a scegliere fra le diverse correnti che animano il suo entourage, imprimendo finalmente un carattere univoco al suo programma in politica estera. Obama, invece, dovrà dare maggiore determinatezza alle sue parole, che fino ad ora hanno raccolto un seguito considerevole non tanto perché espressione di una profonda innovazione, quanto perché pronunciate da una persona che incarna in sé una società in costante mutamento.
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La leadership americana nel mondo complesso di Maurizio Massari Il prossimo presidente degli Stati Uniti si troverà ad affrontare una situazione internazionale sempre più complessa, dalle tensioni con la Russia allo stallo dell’Afghanistan, al-l’emergere di nuovi attori internazionali, al global warming e così via. Una presidenza che sia adeguata alle necessità di questo mondo articolato dovrà muoversi insieme all’Europa, concordando una nuova agenda comune con l’obiettivo di creare un mondo più stabile, garantito da una comunità allargata di potenze responsabili.
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Obama vs. McCain: quale Roosevelt? di Carlo Pinzani Quali elementi di frattura e quali fattori di continuità caratterizzerebbero la politica estera americana in caso di vittoria del candidato democratico o di quello repubblicano alle elezioni presidenziali americane? Nella politica internazionale, ciò che conta sono soprattutto le tendenze di lungo periodo, e se Obama dichiara espressamente di richiamarsi ad alcune delle politiche del presidente Truman, il rimando continuo ai principi del multilateralismo e alla supremazia dell’azione politica su quella militare lascia invece individuare in Roosevelt il suo – sottaciuto – punto di riferimento. McCain, dal canto suo, sebbene continui a prendere le distanze dal presidente Bush, sembra avere sempre meno possibilità di adottare un approccio diverso da quello dell’attuale presidente che non sia frutto del-l’evoluzione delle posizioni dei teorici neoconservatori.
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Come perdere un’elezione vinta di Michele Boldrin e Aldo Rustichini Fino a sei mesi fa il partito repubblicano era il perdente certo delle prossime elezioni presidenziali e congressuali; l’unico quesito sembrava riguardare chi, fra i due candidati democratici, sarebbe diventato il nuovo presidente degli Stati Uniti. Oggi il risultato non è più così scontato: non è detto che Barack Obama perda le elezioni presidenziali, ma non è più ovvio che le vincerà. La corsa alla presidenza è reale e, al momento, il suo risultato impossibile da prevedere. Ci chiediamo cosa sia cambiato in questi sei mesi, e perché. La risposta che qui viene proposta, secondo cui è Obama che rischia di perdere le elezioni, non McCain di vincerle, potrebbe contenere anche alcuni non banali suggerimenti per la sinistra italiana.
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Il sistema sanitario americano e le promesse della politica di Howard Doyle Il dibattito sulla riforma del sistema sanitario si sta nuovamente surriscaldando, alimentato dal riconosciuto fallimento di un sistema cresciuto in modo spontaneo, più per un caso della storia che per un disegno coerente atto a rispondere ai bisogni della popolazione statunitense. L’opinione pubblica chiede di agire e i due candidati propongono approcci nettamente differenti per risolvere questa crisi cronica. Ci si trova forse, come pensano molti, a un crocevia storico in cui potrebbe essere realizzata finalmente un’autentica riforma? Non c’è da scommetterci.
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| Focus. Nuove povertà |
La necessità di una lotta su due fronti di Amministratore Nei paesi ricchi come in quelli più poveri lo scarto di reddito tra i ricchi e i meno abbienti si fa sempre più ampio. Ciò è connesso alle crescenti disparità nell’accesso al sapere, dovute al rifiuto di pensare insieme il problema economico e quello dell’istruzione. Se infatti si privilegiano anche nel campo dell’istruzione obiettivi di breve periodo per stimolare l’economia in chiave capitalistica, non si fa che rallentare ulteriormente la crescita. Occorre quindi ripensare l’importanza dell’educazione in modo rivoluzionario.
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Povertà e rappresentanza di Savino Pezzotta Se in passato le lotte sociali hanno rappresentato anche i bisogni dei più deboli, strappando milioni di persone dalla povertà, da molti anni questo non accade più. Ciò è dovuto a molteplici fattori e pone numerosi problemi. La stessa povertà è oggi un fenomeno molto frammentato ed eterogeneo e quindi difficile da rappresentare. Il contrasto alla povertà richiede il crescere e il riformarsi di una cultura della solidarietà concreta e la politica deve avere un ruolo centrale in questo processo.
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Il valore sociale della famiglia di Don Antonio Sciortino In un paese che registra tassi di natalità sempre più bassi e un progressivo e drammatico invecchiamento della popolazione, la famiglia viene sempre più considerata, dalla politica come dagli individui, un peso invece che una risorsa. Le politiche per la famiglia adottate finora hanno condiviso un approccio ispiratore prevalentemente individualistico, che mancava di riconoscere l’apporto positivo che la famiglia può dare all’organizzazione del lavoro e della società. Il superamento di questo approccio, e quindi l’elaborazione e l’adozione di un “welfare comunitario” consentirebbe finalmente di riconoscere il valore sociale aggiunto che la famiglia può offrire.
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L’emergere della vulnerabilità sociale nella società dell’incertezza di Costanzo Ranci I processi economici e sociali in atto stanno trasformando rapidamente la questione sociale. In crisi sono i principali pilastri intorno a cui si è costruito il cosiddetto “modello europeo”: una forte stabilità occupazionale, l’ampiezza e generosità dei programmi di welfare, la persistenza di forti legami familiari. Queste trasformazioni determinano la diffusione di un’ampia vulnerabilità sociale che colpisce i ceti medi, danneggiati, più che da una riduzione del tenore di vita, da una prolungata fase di instabilità sociale ed economica.
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Migrazioni e disuguaglianze: un intreccio complesso di Massimo Livi Bacci Dal punto di vista degli effetti sul fenomeno migratorio, la seconda globalizzazione – quella dell’ultimo mezzo secolo – ha avuto caratteristiche molto differenti da quella di un secolo prima. Essa ha infatti operato per contenere l’interscambio del fattore produttivo lavoro, ponendo barriere alla mobilità migratoria. La seconda globalizzazione, inoltre, non ha contribuito ad avvicinare gli standard di vita dei paesi coinvolti, e quindi non ha agito, come era avvenuto con la prima globalizzazione, da strumento di lotta alla povertà di massa.
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Lotta alla povertà: una battaglia che non abbiamo mai combattuto di Livia Turco Con l’eccezione dei due governi Prodi, ben poco è stato compiuto in Italia per sviluppare politiche che mirino esplicitamente a combattere la povertà. Eppure i dati sottolineano che l’Italia è un paese con un serio problema di povertà costante e che il rischio è in crescita fra i giovani più che fra gli anziani. Il reddito minimo di inserimento, sperimentato negli anni 1999-2004, potrebbe costituire una valida opportunità per offrire servizi e assistenza a quanti vivono in stato di bisogno e devono essere reinseriti nel mondo del lavoro.
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Politiche contro la povertà: un problema che non trova soluzioni di Tiziano Vecchiato La povertà in Italia non diminuisce e i segnali che si registrano a questo proposito sono preoccupanti. Una progressiva riconversione della spesa per assistenza sociale aprirebbe nuove possibilità di intervento in questo ambito. Gran parte degli interventi si riduce attualmente a soli trasferimenti monetari, mentre nuove soluzioni, senza aumentare gli attuali livelli di spesa, potrebbero venire dal potenziamento dei servizi.
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Il welfare delle capacità di Gianluca Busilacchi L’approccio delle capacità, introdotto dal premio Nobel Amartya Sen, costituisce ormai un punto di riferimento all’interno dell’apparato teorico volto a definire strumenti di politiche pubbliche nella lotta alla povertà. Nella valutazione del benessere individuale, esso sposta l’attenzione dai mezzi (il reddito), ai fini (libertà sostanziale). Questo approccio ha un ampio spazio applicativo nel campo delle politiche sociali e potrebbe orientare il futuro del Modello sociale europeo.
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| Energia Nucleare |
L’Italia e l’opzione nucleare di Luigi De Paoli L’energia nucleare è un’energia tecnologica, capital intensive, per la sola produzione elettrica, con impatto sistemico. Oggi le preoccupazioni ambientali e per la sicurezza di approvvigionamento rendono attraente un ritorno al nucleare, mentre la liberalizzazione del settore elettrico lo rende più difficile. Anche la convenienza economica si presenta sotto buona luce, ma non va data per scontata. I policymakers farebbero bene a riflettere sui tentativi passati di sfruttare l’energia nucleare in Italia per capire se oggi esistano le condizioni per operare con successo e quale sia il loro contributo.
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Perché rilanciare l’opzione nucleare di Claudio Scajola Di fronte alla sfide rappresentate dai rischi per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, dal-l’aumento del costo dell’energia e dal cambiamento climatico globale dovuto alle emissioni di gas con effetto serra, il governo intende puntare sulla diversificazione delle aree di approvvigionamento e delle fonti energetiche, puntando sulle fonti rinnovabili, sul carbone pulito e, in particolare, sull’energia nucleare. Il governo si pone quindi l’obiettivo ambizioso di rendere possibile l’inizio dei lavori di realizzazione di un gruppo di centrali di generazione elettrica nucleare entro la legislatura.
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Sul nucleare occorre concretezza e non ideologia di Pier Luigi Bersani Quando si parla di avviare in Italia un programma nucleare, bisogna chiedersi dapprima se l’obiettivo è quello di avere maggior peso politico nello scenario internazionale o se invece si intende attuarlo per ragioni economiche. Partendo dal presupposto che la prima ipotesi non sia opportuna, bisogna comunque tenere conto dei vari costi e problemi connessi allo sviluppo di tale tecnologia. In Italia sembra più urgente risolvere i numerosi problemi infrastrutturali e di efficienza energetica, piuttosto che lanciarsi nella posa di “prime pietre”.
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Il nucleare in Italia alla luce dell’esperienza francese di Bernard Laponche Dopo un periodo di stagnazione, la produzione di elettricità di origine nucleare conosce oggi un rinnovato interesse da parte di numerosi governi, che puntano sui vantaggi di questa tecnologia in termini di sicurezza energetica e di lotta al cambiamento climatico. La Francia ha già sviluppato il più importante programma nucleare del mondo. Anche in Italia il governo ha manifestato l’intenzione di lanciare un piano di costruzione di centrali nucleari nel prossimo decennio. Un’analisi del caso francese, integrata da elementi relativi alle dovute valutazioni economiche, permette di portare uno sguardo critico sulle proposte relative a un piano di centrali nucleari in Italia.
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| Il caso italiano |
Il lavoro, l’Europa, il programma: tre domande alla sinistra politica di Adolfo Pepe Alla pressante domanda di cambiamento proveniente da un ceto dirigente politico che si è avvitato da due decenni in un’anomala e pericolosa inversione di ruoli e in una persistente incapacità di far uscire il paese dalla grave crisi che lo attraversa, il sindacato e il lavoro, forti del ruolo modernizzatore da essi svolto, ed esercitando il proprio diritto storico a dettare l’agenda politico-economica, rispondono ponendo alla sinistra politica tre domande programmatiche decisive per il proprio futuro e per quello del paese.
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Il voto nel Mezzogiorno di Enzo Amendola Parte del successo elettorale del PdL è dovuto ai voti del Sud. Un risultato che sarebbe inspiegabile alla luce del programma e del linguaggio politico della coalizione di centrodestra, ma che trova il suo fondamento da una parte nel tradizionale voto clientelare e dall’altra nell’incapacità del centrosinistra di trovare risposte alla questione meridionale.
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| Le idee |
Scenari di riforma del mercato del lavoro italiano di Pietro Ichino L’Italia vive in una situazione caratterizzata da un netto dualismo tra la metà protetta della forza lavoro e la metà poco o per nulla protetta. Alla perpetuazione di questo modello del mercato del lavoro duale non può rassegnarsi una sinistra moderna, attenta alla comparazione con le esperienze offerte dai paesi stranieri più civili. Un primo passo decisivo può consistere nel disegnare un nuovo ordinamento del lavoro, capace di ridurre drasticamente, almeno nella fase iniziale, il costo del lavoro regolare per le imprese; e capace al tempo stesso di offrire a tutti i new entrants una forma di lavoro decente e una vera uguaglianza di opportunità. In questo verso va la proposta di una grande intesa tra lavoratori, attuali o potenziali, e imprenditori, nella quale questi ultimi rinuncino al lavoro precario.
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Un contesto riformatore per una proposta riformista di Amministratore Il mondo del lavoro, così come la società nel suo complesso, sta vivendo una fase di profondo cam¬ biamento. Gli effetti di questa evoluzione non possono non essere presi in debita considerazione nel momento in cui ci si accinge ad elaborare nuove soluzioni ai problemi legati all’accesso e alla stabilizzazione del rapporto di lavoro, così come a quelli della sua conservazione e delle modalità di uscita.
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Precariato e flessibilità in Italia: ragioni e soluzioni di Paolo Nerozzi Un PD che scelga di coltivare fino in fondo l’ambizione di un soggetto a vocazione maggioritaria dovrà necessariamente declinare questa sua ambizione in un incontro fecondo con il mondo del lavoro, dovrà entrare davvero in sintonia con il malessere profondo che lo attraversa e farsi portatore di un’idea unificante, che comprenda la difesa delle garanzie acquisite e la loro estensione, il recupero del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni e, più in generale, una rinnovata strategia per lo sviluppo dell’Italia.
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| I libri di Italianieuropei |
Roberto Saviano, Gomorra. Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra di Antonio Menniti Ippolito I mesi mediocri seguiti alle elezioni del 2008 sono stati dominati dal dibattito sul tema della sicurezza. Il governo s’è impegnato e continuamente s’arrovella per trovare le soluzioni per restituire tranquillità ai cittadini che soffrono o che comunque sembrano percepire (o cui viene fatto percepire) – l’allarme criminalità. Le esibizioni muscolari dei nostri ministri sono tuttavia rivolte contro la piccola delinquenza – e anche questa certo è un’esigenza – più che verso il crimine organizzato che controlla ampie aree del paese. Perché questo avviene?
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Matteo Garrone, Gomorra, Italia 2008 di Gian Luca Farinelli Sorprende molto questa lettura non eroica della delinquenza che avvicina “Gomorra”, Saviano e Garrone a Stieg Larsson, il fenomeno editoriale della stagione. La citazione è contenuta nel secondo libro della sua trilogia “Millennium”, intitolato “La ragazza che giocava con il fuoco”. Larsson, come Saviano, prima di essere scrittore era stato ricercatore in ambito sociale, non della camorra ma degli estremismi di destra, e forse è stata questa comune esperienza di ricerca a non farli cadere nella trappola, letteraria, della fascinazione per i malvagi.
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