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Italianieuropei è il bimestrale della Fondazione.
Il respiro e le finalità della rivista si legano al tentativo di costituire, per il Partito Democratico e la sinistra europea, un luogo di pensiero, di riflessione, di stimolo. Nello sforzo di tener vive le storie del passato e di saper leggere le diversità del presente tenta di cogliere i grandi processi di trasformazione politica, sociale, economica e culturale che abbiamo di fronte.
Italianieuropei 1/2009
 Agenda
Crisi finanziaria e
sviluppo economico

Focus
Il Mezzogiorno

La crisi è globale perché ha origine nella globalizzazione
di Giulio Tremonti

Il legame fra la crisi attuale e la globalizzazione non è casua­le ma causale, poiché è proprio in questa globalizzazione ope­rata troppo in fretta e troppo “a debito” che essa ha le sue ra­dici. La soluzione a questa crisi sta nel separare il bene dal ma­le, nel salvare, separandole dal resto, le famiglie, le industrie e le banche autenticamente funzionali allo sviluppo. Sono infine necessarie nuove regole, senza le quali il superamen­to di questa crisi sarebbe solo la preparazione della nuova.



Agenda. Crisi finanziaria e sviluppo economico
La crisi è globale perché ha origine nella globalizzazione
di Giulio Tremonti
Il legame fra la crisi attuale e la globalizzazione non è casua­le ma causale, poiché è proprio in questa globalizzazione ope­rata troppo in fretta e troppo “a debito” che essa ha le sue ra­dici. La soluzione a questa crisi sta nel separare il bene dal ma­le, nel salvare, separandole dal resto, le famiglie, le industrie e le banche autenticamente funzionali allo sviluppo. Sono infine necessarie nuove regole, senza le quali il superamen­to di questa crisi sarebbe solo la preparazione della nuova.
Un modello di sviluppo dell'economia italiana?
di Gianni Toniolo
Il sistema economico italiano non rientra in nessuno dei modelli di sviluppo identificati dagli economisti italiani e stranieri. Molte domande sulle peculiarità e sulle carenze dello sviluppo economico dell’Italia rimangono dunque sen­za una chiara risposta. Le ragioni di tale diversità sarebbe­ro da ricondurre al blocco che caratterizza la società italia­na e a una conseguente carenza culturale: l’Italia non è sta­ta in grado di capire la grande rivoluzione che, a cavallo del millennio, stava cambiando i modi di produrre, di distribui­re e di vivere. Ne è conseguita l’incapacità di agganciarsi alla crescita dell’economia globale. Oggi l’Italia affronta, dunque, la crisi internazionale in una posizione di profonda debolezza economica.


Oltre la crisi finanziaria: prospettive e politiche per l’industria italiana
di Andrea Bianchi
Per affrontare la crisi globale e restituire competitività al si­stema produttivo, l’Italia ha bisogno di una politica indu­striale che sappia accompagnare i processi di riorganizza­zione avviati nei settori di maggiore specializzazione e so­stenere la crescita di filiere produttive nei settori collegati con i nuovi driver dello sviluppo globale. Il programma In­dustria 2015 avviato dal governo Prodi e proseguito dal-l’attuale esecutivo rappresenta la base sulla quale costrui­re una politica di sviluppo coerente con le esigenze di modernizzazione del paese.

Quanto puntare sulle infrastrutture?
di Andrea Boitani
Nonostante le reti di trasporto italiane siano mediamente sottoutilizzate e gli ostacoli a una politica anticongiuntura­le basata sugli investimenti pubblici siano in Italia molto al­ti, con l’approfondirsi della recessione innescata dalla crisi finanziaria in molti auspicano un piano per rilanciare le gran­di opere infrastrutturali quale strumento principe della po­litica anticongiunturale. Non sarebbe invece meglio finan­ziare piccole e piccolissime opere come, per esempio, le manutenzioni straordinarie delle scuole, degli ospedali e degli acquedotti?

Le grandi scelte nelle telecomunicazioni
di Cristiano Antonelli
Se alla fine degli anni Novanta l’industria delle telecomu­nicazioni italiana si trovava, tanto dal punto di vista tecno­logico quanto da quello finanziario, in una situazione piut­tosto favorevole, oggi le sue condizioni sono al contrario deplorevoli. La diffusione delle nuove tecnologie dell’in­formazione e della comunicazione è rallentata, la crisi fi­nanziaria del 2008 mette ulteriormente a repentaglio i ten­tativi di salvare la principale impresa italiana. Si prospetta­no alcuni scenari possibili, ma la soluzione si potrà trova­re solo se saranno messe in campo risorse non solo finanziarie, ma intellettuali.

Istruzione e formazione all’appuntamento con la crisi
di Fiorella Farinelli
Per il contrasto e il superamento della crisi economico-pro­duttiva, l’ambito dell’education non è una variabile indi­pendente. La crisi evidenzia l’urgenza di strategie di breve e di lungo periodo per una formazione come elemento co­stitutivo delle politiche attive del lavoro e per un sistema educativo capace di maggiore equità ed efficacia.

Focus. Il Mezzogiorno
Il Mezzogiorno tra Europa e Mediterraneo
di Gianni Pittella
Aprire un orizzonte strategico per il Mezzogiorno costi­tuisce oggi un punto di partenza fondamentale per il ri­lancio dell’intero paese. Convergenza con il resto del pae­se e con l’Europa in termini di standard di servizi essen­ziali, infrastrutture e competitività rispetto all’area euro­mediterranea possono e devono costituire oggi i pilastri sui quali marcare la specificità del Mezzogiorno nel qua­dro continentale e nazionale. Nella prospettiva strategi­ca e di convergenza del Mezzogiorno sta la stessa possi­bilità di recupero di competitività del Centro-Nord e dun­que dell’intera Italia, come del resto è già avvenuto, con premesse ed esiti diversi, nel rilancio italiano del secondo dopoguerra.

Una questione dei meridionali?
di Gianfranco Viesti
Nell’ultimo biennio la discussione culturale e politica sui divari territoriali di sviluppo in Italia ha subito una forte involuzione. Si è imposto un vero e proprio teorema sul Mezzogiorno, la cui conseguenza più rilevante è che me­no si fa al Sud meglio è. Ma la realtà è più complessa e interessante della rappresentazione stereotipata che se ne dà. E la questione meridionale resta la più efficace car­tina al tornasole con la quale riflettere sullo sviluppo dell'intero paese.


Federalismo fiscale, questione settentrionale e questione meridionale
di Giuseppe Pisauro
Secondo l’opinione generale, il federalismo fiscale dovrebbe responsabilizzare Regioni ed enti locali e liberare risorse pubbliche, lasciandone di più là dove vengono raccolte e riducendo così il drenaggio di risorse dal Nord al Sud. L’attuale distribuzione territoriale di spese e imposte non è coerente con questa visione. E la soluzione alla questione settentrionale (e a quella meridionale) non è così a portata di mano.
Focus. Il Mezzogiorno
Mezzogiorno obbligato a cambiare: meno cemento e più innovazione
di Silvio Pancheri
Nel riflettere sul Mezzogiorno, sono necessarie alcune con­siderazioni sul rapporto che le infrastrutture e i servizi di tra­sporto instaurano con l’economia e sulle conseguenze che ogni cambiamento strutturale della base economica pro­duce sulla articolazione ottimale del sistema dei trasporti,

Statalismo d’emergenza e interventismo riformista. Mezzogiorno e imprese
di Marina Comei
Statalismo d’emergenza e interventismo riformista rap­presentano due modi di guardare alla crisi economica. Nuove politiche per il Mezzogiorno dovranno tenere con­to che esso è parte degli strutturali problemi di crescita del paese e che anche qui la sfida risiede nell’attrezzare le imprese ad affrontare una nuova fase dell’evoluzione competitiva.
Economia e imprenditori nel Mezzogiorno
di Francesco Divella
L’economia del Mezzogiorno risente in modo particolare della crisi mondiale. Inoltre, sconta ritardi decennali, non ha sviluppato distretti industriali e ha infrastrutture ina­deguate. Ma le capacità imprenditoriali e un nuovo cli­ma politico le danno i mezzi per risalire la china e per af­frontare le sfide del mercato globale.

Rendere conveniente la legalità nel Mezzogiorno
di Anna Finocchiaro
La presenza della criminalità organizzata che si fa im­presa rappresenta un elemento di perturbazione e di freno per l’economia del Mezzogiorno e di fatto costi­tuisce un limite ad uno sviluppo fondato sulla libera in­trapresa e sul corretto uso delle risorse pubbliche. Se, specie nel rovinoso avanzare della crisi economica, vo­gliamo evitare una vera e propria desertificazione di una parte consistente del tessuto economico e produttivo del Sud, dobbiamo compiere una serie di discriminazio­ni positive nei confronti dell’impresa sana per riequili­brare le condizioni di svantaggio competitivo rispetto all’impresa mafiosa. È necessario, insomma, rendere conveniente la legalità.
I mille tentacoli delle mafie
di Enzo Ciconte
Nonostante nessuno neghi più l’esistenza delle organiz­zazioni mafiose è difficile trovare nei libri sulla storia d’Ita­lia una valutazione attendibile del peso e del condiziona­mento che esse hanno esercitato sullo sviluppo sociale, economico e politico del Mezzogiorno. Oggi, inoltre, l’at­tività della organizzazioni criminali si è estesa anche al Nord e all’estero, ponendo in termini nuovi il problema della lotta alle mafie.

Il caso italiano. Il mondo del lavoro
La rappresentanza degli interessi del lavoro: storia, attualità e sfide
di Federica Guidi
Le trasformazioni che hanno investito il mondo del lavoro e della politica negli ultimi decenni pongono l’Italia e il suo sistema di rappresentanza degli inte­ressi di fronte alla grande sfida del rinnovamento strutturale e della ridefinizione della propria identi­tà. Oggi più che mai, le associazioni di imprendito­ri e lavoratori si trovano a dover ridiscutere la pro­pria configurazione, ridefinire i loro compiti e ridi­segnare il loro rapporto con la sfera pubblica per ri­manere protagoniste della storia del paese.
Ripensare le rappresentanze del lavoro
di Innocenzo Cipolletta
Possono le rappresentanze di interessi essere al pas­so con i tempi? Come fare perché la rappresentanza tuteli gli interessi del presente, sia aperta a quel­li del futuro e non tradisca del tutto quelli del pas­sato? Una via per ricostruire una migliore aderenza delle rappresentanze potrebbe essere quella di ri­partire dagli interessi specifici per giungere così ad una ricomposizione degli interessi più generali.

La rappresentatività del sindacato in Europa
di Walter Cerfeda
In un’Europa che ha cercato di vincere la sfida del­la globalizzazione intervenendo sul mercato del la­voro e sulla politica salariale allo scopo di ridurre i costi e ricreare margini di competitività, il sindacato sta vivendo una fase di arretramento. Si rende quin­di necessario un ripensamento delle politiche pro­poste dal sindacato e delle funzioni che esso è chia­mato a svolgere.
Rappresentanza e sindacato nell’epoca della globalizzazione
di Nicoletta Rocchi e Marigia Maulucci
I mutamenti economici, politici e sociali prodotti dalla globalizzazione impongono una ridefinizione del ruolo del sindacalismo confederale, che deve oggi confrontarsi con la sfida posta dalla trasfor­mazione dell’individuo in soggetto e dalla conse­guente constatazione che la rappresentanza col­lettiva è rappresentanza di persone e non più di moltitudini.

Internazionale. Medio Oriente
La crisi di Gaza: quale ruolo per Stati Uniti e Unione europea
di Vittorio Emanuele Parsi
Il nuovo capitolo del conflitto arabo-israeliano scop­piato a Gaza lo scorso dicembre costituisce un altro estremo tentativo da parte sia di Hamas che di Israe­le di provocare un radicale cambiamento dello sta­tus quo nella regione. La natura di questo scontro rende però più difficile l’intervento di attori esterni per consentire il raggiungimento di una tregua. La relativa assenza degli Stati Uniti, impegnati nella tran­sizione fra l’Amministrazione Bush e quella Obama, offre all’Unione europea un’imperdibile occasione per giocare un ruolo di mediatore, sempre che si su­perino le tradizionali divisioni fra gli Stati membri.
Anatomia politica dei ventitré giorni di Gaza
di Renzo Guolo
Il conflitto israelo-palestinese in corso, come acca­de sempre dopo ogni conflitto, non lascerà immu­tati gli equilibri politici e militari nell’area. Per ana­lizzare i mutamenti che esso produrrà può essere opportuno esaminare le posizioni dei diversi attori in campo e le motivazioni che li hanno indotti ad op­tare per determinate scelte strategiche piuttosto che per altre.


Israele, Palestina e la guerra di Gaza
di Fabio Nicolucci
Gli eventi di Gaza saranno periodizzanti. Nel 2009, anno in cui si svolgeranno le elezioni nei principali paesi dell’area, si porranno due scottanti questioni: quale sia la forza dell’Islam politico-radicale e quin­di, indirettamente, quale sia la risposta occidenta­le per affrontarlo. Avendo già ridisegnato il cam­po di forze palestinese, avranno anche influenza sulle elezioni politiche in Israele. In caso di vittoria di Netanyahu il superamento in senso progressivo dei neocon sarà più difficile.
Qualche cosa da dire su Gaza
di Stefano Levi Della Torre
Per comprendere appieno la situazione a Gaza è opportuno considerare ambedue i punti di vista, israeliano e palestinese. Entrambe le parti portano avanti le proprie ragioni, ma è evidente la sproporzione delle forze in campo. L’accanimento perpetuato da Israele sugli abitanti di Gaza allontana ogni possibilità di negoziato e non riuscirà comunque nell’intento di distruggere Hamas, ottenendone anzi un rafforzamento. Sarebbe forse stato più utile abbandonare l’unilateralismo e lasciare agire la diplomazia, più che lanciarsi in una guerra sconsiderata.

Dizionario civile
Evoluzione
di Enrico Alleva e Daniela Santucci
Charles Darwin, del quale il 12 feb­braio 2009 ricorre il bicentenario della nascita (che sarà celebrato ovun­que, e a Roma presso l’Accademia na­zionale dei Lincei), non amava il termi­ne “evoluzione”, in inglese evolution. Ha regolarmente preferito, fin nei suoi scritti giovanili, il termine “trasmuta­zione”, dato che l’enigma del quale cercava con affannosa costanza una spiegazione era di chiarire i meccani­smi mediante i quali una specie anima­le o vegetale si tramutasse in un’altra.
I libri di Italianieuropei
Gustaw Herling-Grudzinski, Un mondo a parte
di Saverio Ricci
“Un mondo a parte” appartiene a un genere che potrebbe dirsi della letteratura “concentrazionaria”, e quasi lo inaugura, benché abbia goduto di tardiva notorietà in alcuni paesi, soprattutto in Italia e in Francia. Il genere è quello nato dall’esperienza di uno degli aspetti più tragici dell’età dei totalitarismi e della seconda guerra mondiale: la concentrazione in disumani campi di prigionia e lavoro forzato, e spesso di sterminio, di milioni di perseguitati per motivi politici, ideologici o razziali, prigionieri di guerra e detenuti comuni. “Un mondo a parte” uscì a Londra nel 1951. Primo Levi aveva pubblicato “Se questo è un uomo”, nato dall’universo concentrazionario nazista, nel 1947. Ma “Una giornata di Ivan Denisovicˇ” di Aleksandr Solženicyn apparve nella rivista “Novyj Mir” solo nel 1962, recando all’autore fama ma anche una seq...