| Agenda. L'Europa e la socialdemocrazia |
Sul futuro delle socialdemocrazie europee di Antonio Negri Quali sono le ragioni della crisi in cui versano le socialdemocrazie europee? La causa principale di queste difficoltà risiede probabilmente nella loro incapacità di proporre un programma politico adeguato alle trasformazioni che, negli ultimi trent’anni, hanno riguardato le strutture produttive del capitalismo. Sebbene spesso lucide nella comprensione delle trasformazioni che stavano alterando la natura del lavoro, le strutture dell’economia e il quadro geopolitico, le socialdemocrazie non hanno fatto seguire all’analisi azioni politiche e sociali adeguate.
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Una sinistra ancora in cerca di una nuova identità di Marcello Flores Negli anni successivi alla caduta del muro di Berlino e al crollo del comunismo, la sinistra ha cercato di costruirsi una nuova identità senza riuscire a sfuggire alla sua tradizionale dicotomia: massimalismo e verbalismo rivoluzionario da una parte, compromesso parlamentare dall’altra. E senza riuscire a rispondere all’interrogativo se il 1989 abbia sanzionato il fallimento di un’esperienza storica (quella del comunismo) o non invece la vittoria del capitalismo e la scomparsa dall’orizzonte storico di un suo possibile antagonista.
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Crisi dell’economia e declino della socialdemocrazia di Giorgio Ruffolo L’attuale crisi economica offre uno spunto di riflessione per analizzare un’altra crisi, quella delle socialdemocrazie europee, che è stata drammaticamente messa in evidenza dai risultati delle ultime elezioni, ma che ha le sue radici più indietro nel tempo e, in particolare, nell’incapacità dei partiti socialisti e socialdemocratici europei di intuire e sfruttare a proprio vantaggio la portata internazionalista del processo di globalizzazione. La “tempesta perfetta” economica offre un’imperdibile occasione per fornire risposte adeguate e sviluppare un nuovo progetto politico.
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La crisi della socialdemocrazia di Giuseppe Bedeschi Alla fine dell’Ottocento Eduard Bernstein espresse una dura critica al marxismo e individuò alcuni tratti dello sviluppo capitalistico che ne avrebbero impedito il crollo predetto da Karl Marx. La socialdemocrazia, secondo Bernstein, avrebbe dovuto riadattare la sua strategia, per aiutare la classe operaia a migliorare la propria condizione economica, sociale e culturale. Nel corso del Novecento la socialdemocrazia europea ha ottenuto importanti risultati. Ma le ultime elezioni europee hanno evidenziato come essa versi in un profondo stato di crisi, dovuto ai radicali mutamenti avvenuti in seno alle società europee e nella classe operaia in particolare.
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La socialdemocrazia: perché perde, perché potrà vincere di Paolo Borioni In seguito alle sconfitte elettorali subite, sembra ora che le socialdemocrazie europee si stiano interrogando sulla necessità di riformare il modello economico proprio del socialismo democratico. Senza un’azione in questo senso non potrà avvenire alcun recupero dei voti tradizionalmente o potenzialmente socialdemocratici persi negli ultimi anni.
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Considerazioni sul passato e il presente della socialdemocrazia europea di Massimo L. Salvadori L’offensiva delle forze neoconservatrici e neoliberiste guidata dalla Thatcher e da Reagan al predominio socialdemocratico, che aveva caratterizzato il periodo compreso fra la fine della seconda guerra mondiale e gli anni Settanta, fondata da un lato su alcuni rapidi cambiamenti delle strutture produttive e delle tecniche organizzative del lavoro e rafforzata, dall’altro, da eventi epocali come il crollo dell’URSS e lo sviluppo economico di Cina e India, ha colto impreparate le socialdemocrazie europee, messe in crisi dal profondo cambiamento delle condizioni che ne avevano garantito l’ascesa e il consolidamento. Quali sono quindi, ora, le premesse per una possibile ripresa della socialdemocrazia?
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| Focus. Donne, politica e società |
Donne senza "la" donna? di Nicla Vassallo «Non dobbiamo mai smettere di pensare: che ‘civiltà’ è questa in cui ci troviamo a vivere?». La domanda che Virginia Woolf solleva nel 1938 ci riguarda, dopo oltre settant’anni, per più di una ragione. Ciò che preme qui mostrare è che essa necessita (tra l’altro) di risposte filosofiche cogenti, quando affrontiamo i concetti di sesso e genere in una “civiltà” prodiga di prove d’inciviltà: smettere di pensare potrebbe tramutare una civiltà in un coacervo di patologica disumanità.
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La politica e l’universo femminile di Laura Boella L’universo femminile è spesso rinchiuso in stereotipi. Non è vero che “così fan tutte”, né in amore né in politica. C’è al contrario una gran varietà di atteggiamenti, di scelte e di pratiche corrispondenti. Da tempo l’attenzione viene giustamente diretta non solo a ciò che fanno realmente le donne nei luoghi canonici della politica, ma anche alle pratiche messe in atto dalle donne in zone adiacenti o apparentemente estranee, nella vita quotidiana, nella scuola, nelle professioni, nella riflessione filosofica e nella scrittura poetica.
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Per un "pensare senza ringhiera": l’etica femminista di Francesca Brezzi Lasciando sullo sfondo l’ambivalenza e la problematicità dell’etica contemporanea, in questo contributo si affronta la riflessione femminista nella sua prismaticità, pertanto si analizza sia il filone della differenza sessuale sia la produzione statunitense che, contro la favola sostanzialista, propone l’io nomade. Infine si affronta il tema etico-politico di una teoria critica della differenza, che deriva dal dibattito relativo alla pluralità (etnica, religiosa, culturale) presente nelle società attuali.
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Occupazione femminile, come accendere il motore di Maurizio Ferrera L’esperienza comparata mostra che il lavoro delle donne costituisce un volano di sviluppo: è dunque urgente attivare questo volano anche nel nostro paese. In Italia manca però una stabile “coalizione pro-donne”, capace di influire sui processi di formazione delle politiche pubbliche e sull’allocazione delle risorse di bilancio.
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Donne ai vertici in Italia e in Europa: evidenza, analisi e istituzioni di Alessandra Casarico e Paola Profeta Quali sono i limiti che le donne incontrano nella crescita professionale e nell’accesso ai vertici in Italia e in Europa? Quali potrebbero essere i vantaggi di creare maggiori spazi per l’accesso delle donne a posizioni chiave? E quali politiche potrebbero sostenere il passaggio ad un mondo in cui le capacità femminili possano essere maggiormente valorizzate?
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Politiche di conciliazione in Europa: uno strumento importante ma insufficiente di Chiara Saraceno In Europa permangono forti differenze tra paesi nelle politiche di conciliazione. Ma anche le più generose tra queste misure non sono sufficienti a contrastare le disuguaglianze tra uomini e donne nelle diverse sfere di attività e potere. Per superare queste disuguaglianze occorrono sistematiche iniziative di contrasto alla posizione monopolistica maschile.
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Colf e "badanti": una storia infinita? di Raffaella Sarti In Italia, per la cura degli anziani e della casa ha prevalso il “modello colf e badanti”. Mentre per decenni, nel Novecento, il personale domestico sembrava destinato a un inesorabile declino, l’offerta di lavoratori provenienti dall’estero ha contribuito a ribaltare la situazione. Oggi si assiste pertanto a uno stridente contrasto tra la retorica anti-immigrazione di una parte delle forze di governo e l’interesse (e la disponibilità) della popolazione ad aprire la propria casa a colf e “badanti” immigrate/i.
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Lo sviluppo economico della Russia: dal miracolo alla crisi di Vladimir Mau La sfida strategica che si pone di fronte alla Russia e al suo governo nella crisi attuale consiste nella creazione di condizioni per l’attuazione di riforme strutturali fondamentali per frenare la dipendenza dalla domanda mondiale di combustibili, di materie prime e di prodotti a basso livello tecnologico. È possibile risolvere questo problema riducendo la subordinazione della Russia dall’andamento dell’economia dei paesi più sviluppati. A questo scopo è necessario compiere alcune significative riforme strutturali.
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| Internazionale. Russia |
La guerra del gas. Una strategia per il rilancio delle relazioni energetiche russo-europee di Konstantin Simonov I rapporti tra la Russia e i paesi dell’Unione europea sono caratterizzati da una forte dipendenza energetica dell’Europa nei confronti di Mosca. La difficoltà di conciliare le politiche economiche globali con il crescente bisogno di attingere a nuovi canali di approvvigionamento energetico fa emergere l’illusoria prospettiva di una facile diversificazione delle fonti di energia da parte dei paesi europei.
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| Il caso italiano. La riforma del bicameralismo |
La riforma del bicameralismo: un nodo non più eludibile di Nicola Lupo La lacuna lasciata aperta, nel 2001, dalla riforma del Titolo V della Costituzione sull’adeguamento del Parlamento alla riforma in senso federale va colmata al più presto. Il sistema delle Conferenze non è in grado di supplire all’assenza di una Camera delle autonomie e il bicameralismo perfetto appare incompatibile con una logica di tipo maggioritario. La cosiddetta bozza Violante, con qualche modifica, può costituire un buon punto di partenza.
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Le premesse comparate e i profili strutturali della riforma del bicameralismo di Raffaele Bifulco È auspicabile una riforma del bicameralismo italiano? La risposta positiva è strettamente connessa al a funzione di bilanciamento che le seconde camere riescono a svolgere allorché il sistema dei partiti tende ad assumere forme asimmetriche (presentando cioè la progressiva formazione di partiti regionali). Dopo aver mostrato i fattori di ordine costituzionale condizionanti il funzionamento delle seconde camere, si evidenzia che sul processo di riforma influisce in maniera decisiva la questione, tutta italiana, della rappresentanza, nella seconda Camera, degli enti locali.
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Il nodo delle funzioni nella riforma del bicameralismo italiano di Claudio Tucciarelli La riforma del bicameralismo con la previsione di una Camera territoriale è ormai ineludibile. È però cruciale determinare ruolo e funzioni di questa Camera, muovendo da un coerente e fattibile modello di partenza e considerando la capacità di adeguamento da parte del sistema politico. A tal fine occorrerà fare tesoro delle principali esperienze straniere e delle più recenti elaborazioni in ambito parlamentare.
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Verso una nuova governance istituzionale di Veronica Nicotra Il modello delle relazioni interistituzionali non riesce a contenere e regolare la contrattazione politica secondo un obiettivo che guardi ad una composizione alta degli interessi. Il processo in atto che mira all’attuazione dei federalismi indica nuove forme di governance, ma sussiste il pericolo, esiziale per il sistema che si intende realizzare, o di un eccesso di governance o di una governance con una doppia personalità. Intervenire in questa materia è oggi necessario; è però opportuno anche tenere presente che concertazione fra gli esecutivi e innesto nel Parlamento degli interessi delle istituzioni territoriali possono rappresentare due momenti complementari e non alternativi della vita politica e istituzionale.
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Il sistema delle Conferenze: limiti ed esigenze di riforma di Giuseppe Busia Per combattere le spinte disgregatrici presenti nel dibattito politico e istituzionale occorre valorizzare i luoghi istituzionali nei quali le autonomie debbono confrontarsi reciprocamente per comporre i propri interessi al fine di manifestare una posizione comune. Fra questi, un ruolo assolutamente preminente possono avere le Conferenze Stato-Regioni, Stato-Città e autonomie locali, e unificata, purché interessate da un vero processo di riforma che ne valorizzi il ruolo, adattandone la disciplina al mutato contesto successivo alla revisione del Titolo V della Costituzione e alle modifiche prodottesi nella forma di governo locale, regionale e statali.
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| Le idee |
La "Caritas in veritate" di Emma Fattorini Nella sua terza enciclica, “Caritas in veritate”, Benedetto XVI lancia un messaggio di forte continuità con la tradizione della dottrina sociale della Chiesa, inaugurata dalla “Rerum novarum” di Leone XIII nel 1891. Sviluppando il tema della necessaria integrazione tra ricerca di giustizia e sviluppo integrale del-l’uomo e della donna − pur in un mutato contesto sociale globale − l’enciclica di papa Ratzinger si richiama in particolare alla “Populorum progressio” di Paolo VI, interprete del messaggio del Concilio vaticano II e fiducioso assertore della possibilità di un nuovo patto tra Chiesa e umanesimo solidale per il raggiungimento della piena giustizia sociale.
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L’expo al tempo della sfiducia nel futuro di Carlo Freccero L’ingenuo ottimismo positivista che ha caratterizzato le prime esposizioni della seconda metà dell’Ottocento ha ceduto il passo ad un sentimento di sfiducia. L’expo non è più, quindi, sinonimo di progresso, ma piuttosto di ricerca di un rimedio a quegli eccessi che il progresso ha imposto come effetti secondari e di riflessione su un discorso complesso che non può esaurirsi nella semplice messa in mostra di una serie di oggetti. Per questi motivi l’idea stessa di expo ha bisogno di un profondo ripensamento.
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La politica e i rischi del futuro di Daniel Innerarity Come è possibile che i nuovi strumenti matematici non siano stati in grado di dare l’allarme sulla crisi economica che si stava avvicinando? La ragione, probabilmente, sta nel fatto che alle loro misurazioni viene attribuita un’esattezza di cui sono carenti.
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| Dizionario civile |
Cittadinanza di Stefano Rodotà Si può uscire dalla gabbia della cittadinanza identitaria? Può la cittadinanza essere un fattore di inclusione? Cittadinanza è parola carica anche di ambiguità, e comunque segnata da una eredità pesante. Nell’ultima fase si è cercato di andare oltre una cittadinanza tutta risolta nel legame di sangue o nella nascita in un luogo determinato, identificando in essa soprattutto un patrimonio comune che appartiene a ciascun essere umano, «un crocevia di suggestioni variegate e complesse che coinvolgono l’identità politico-giuridica del soggetto, le modalità della sua partecipazione politica, l’intero corredo dei suoi diritti e dei suoi doveri» (così Pietro Costa nella sua “Storia della cittadinanza in Europa”).
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Europei di Marcello Verga Il dato della partecipazione popolare alle ultime elezioni per il Parlamento europeo – un po’ meno del 43% – è in gran parte da attribuire al deficit di democrazia delle istituzioni comunitarie. L’Unione è, e a ragione, avvertita come una istanza di faticosi compromessi dei governi nazionali.
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