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“L’errore di chi crede che l’esperienza religiosa sia un fatto residuale nella modernità comporta spesso, in chi lo ha commesso, l’idea sbagliata che le religioni contino per ciò che fanno (di progressista o di conservatore) e non per ciò che sono”. Per non indugiare anche noi nell’errore abbiamo voluto interrogarci su cosa sia il cristianesimo oggi, sul senso del coinvolgimento della Chiesa e dei cattolici nella costruzione della convivenza civile e nella vita politica nel nostro paese e in Europa, su quale sia la visione dell’uomo sottesa alla più recente evoluzione della dottrina sociale della Chiesa, sull’influenza che la Chiesa conserva in una società secolarizzata quale quella europea di oggi. | Continua |
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Da più parti si sente dire, e noi stessi l’abbiamo scritto, che il centrosinistra non è più in grado di esprimere una “narrazione”, di comunicare i caratteri del progetto politico che propone per il futuro del paese. Quante e quali trappole comunicative si annidano nel processo di trasmissione del messaggio fra governante – o aspirante tale – e governato? Quale accezione hanno, nel linguaggio politico, i termini “errore”, “verità”, “giustizia”? E se il corto circuito comunicativo riguardasse non solo la trasmissione del messaggio dall’alto verso il basso ma anche il processo nel senso inverso? La politica è ancora capace di leggere la società e di coglierne le istanze? Per questo “Narrare e capire”, o capire e narrare, se si preferisce. Per riflettere insieme su come costruire un rapporto fra politici e cittadini che abbia i caratteri del dialogo e non del monologo autoreferenziale. | Continua a leggere Tutto il numero 2/2010 |
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Giustizia e Media sul numero 1/2010 |
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In occasione dell'uscita del nuovo numero della rivista abbiamo deciso di mettere online alcuni dei contribuiti della rubrica sui Media. Sono dunque disponibili per esteso i sequenti articoli: Immagine, realtà e filosofia di Carlo Freccero; Proposte per un servizio pubblico e una TV generalista di qualità di Giovanni Minoli; Industria dell'informazione ed economia. Il "buco" del secolo ai tempi di internet di Massimo Mucchetti; La responsabilità culturale e democratica dei mezzi di comunicazione di Paolo Ruffini. Vedi tutto il numero 1/2010 |
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L'Europa, la socialdemocrazia e il cambiamento climatico |
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Per l’Europa - scrive Giuliano Amato nell'editoriale di questo numero - la fine del Muro significò, oltre che l’unificazione tedesca, l’apertura del processo di allargamento dell’Unione europea. Un processo che all’inizio venne vissuto da noi europei occidentali come una riapertura delle porte di casa a fratelli forzatamente separati, tant’è vero che lo definivamo non allargamento ma riunificazione europea. [...] Vent’anni dopo, il clima è cambiato e tuttavia dobbiamo dire a noi stessi che non sono cambiate le ragioni che portano a ritenere l’Europa un’entità più larga di quanto non sia la nostra attuale Unione europea.
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L'Europa e la socialdemocrazia. E le donne, la politica e la società |
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Sono i Democratici negli Stati Uniti d’America - scrive Massimo D'Alema nell'editoriale di questo numero - così come sono progressisti di diversa natura i leader e i partiti alla guida dei grandi paesi emergenti, dall’India al Brasile all’Africa del Sud. Persino il Giappone, dopo 54 anni di egemonia politica liberale e conservatrice, si è affidato ad una forza democratica e progressista. [...] Perché dunque proprio qui, nella vecchia Europa, sembra essere così difficile la sfida per i progressisti? Proprio qui in questa parte del mondo che ha visto nei secoli scorsi l’affermazione più alta dei valori democratici, dei principi della giustizia sociale e delle libertà individuali?
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Il G8 e il Grande Medio Oriente |
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In vista del G8 in Italia l'Agenda si concentra proprio su questo tema, mentre il Focus approfondisce il tema del Grande Medio Oriente.
La crisi finanziaria - scrive Pasquale Ferrara - ha messo in evidenza i limiti dell’attuale architettura istituzionale internazionale e la necessità di una riforma degli strumenti della governance globale. La tendenza prevalente negli ambienti accademici internazionali va nella direzione di formati più inclusivi rispetto al G8 tradizionale, non solo dal punto di vista numerico ma anche sotto il profilo della loro rappresentatività ed efficacia. Leggi tutto il numero |
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