| Babele e la cittadinanza cosmopolita |
|
|
|
Si è avviata la collaborazione tra l'interprete internazionale e Italianieuropei. Sul primo numero del mensile, in edicola con Il Riformista venerdì 5 febbraio, è stata pubblicata una conversazione con Giuliano Amato.
Babele e la cittadinanza cosmopolita
Il processo dissolutivo dello stato nazione prosegue. Via i confini e le barriere. Non esiste più l’esterno da sé, diventa impossibile non relazionarsi e confrontarsi. Siamo di fronte a una nuova comunità internazionale che va interpretata e regolata, con al centro l’individuo, i suoi principi e i suoi valori. È ancora prevalente la paura del cambiamento o cominciano ad emergere le opportunità della globalizzazione? “E’ una bella domanda, ma in realtà investe due nodi diversi che è bene tenere distinti. Il primo è quello dell’abbattimento dei confini nazionali, quindi del ruolo declinante o perdurante degli stati nazionali, sia come regolatori della vita nazionale ed internazionale, sia come sintesi di identità nazionali, che portano al secondo tema, quello dell’incontro-confronto tra diversità e che io amo ricondurre alla dilemmaticità di Babele. Babele cos’è? È una maledizione biblica o è un’opportunità che la divinità volle offrire agli esseri umani di coltivare se stessi avvalendosi delle diversità? In realtà possiamo essere indotti a celebrare il funerale dello stato nazionale molto prima della morte del caro estinto, che in realtà non è per niente estinto. Siamo di fronte a un drammatico mismatch, una drammatica asimmetria fra talune attività umane che hanno totalmente abbattuto i confini nazionali e altre attività che sono rimaste ancorate al loro interno, provocando questa asimmetria e le sue gravi conseguenze. Oggi dire che gli stati nazionali sono i signori della scena internazionale può far sorridere una qualunque società multinazionale, però in realtà buona parte delle responsabilità decisionali pubbliche sono ancora nelle mai degli stati nazionali. Celebriamo come un successo il G20, non perché governi il mondo, ma perché possibilmente coordini le diverse politiche nazionali in funzione di interessi che sono dell’intera comunità internazionale. (Continua) Continua a leggere l'articolo |



Milano-Roma. Il potere e la città














