Aldo Rustichini - Intervento alla summer school "La sfida riformista" PDF Stampa E-mail
di Redazione   

Glocalismo: l'impatto della globalizzazione sulla realta' locale

Aldo Rustichini, Department of Economics University of Minnesota Luglio 2002

Intervento alla summer school "La sfida riformista"

(Questa e' una prima bozza della relazione, ancora molto provvisoria. Ringrazio i partecipanti alla scuola per la discussione vivace che e' seguita alla relazione, e per i numerosi contributi nei giorni successivi. Per commenti scrivere a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ) 1. Glocalismo: breve storia di una parola e molti concetti Il termine glocalismo ha fatto negli ultimi anni la sua apparizione in Italia, ed ha ancora una fisionomia incerta . Nella sua accezione diffusa, oggi piu' comune indica una potenziale strategia di risposta al fenomeno della globalizzazione, strategia che tenda a rafforzare i valori, le istanze, le caratteristiche locali. Il termine ha pero' una sua storia: ed e' utile vederne rapidamente l'origine, per apprezzarne meglio anche il significato politico. 1.1 Il Glocalismo di McDonald's Il termine ``Glocalismo'' compare per la prima volta nella seconda meta' degli anni '80. La sede sono diversi articoli pubblicati, in particolare da autori giapponesi, nella Harvard Business Review. Gli articoli si proponevano di descrivere la strategia manageriale ottima di fronte alla transformation del mercato in mercato globale. Cos'era questa strategia? L' Oxford Dictionary of the New Words, edizione del 1991 descrive la parola Glocalism come derivata sul modello della parola giapponese docakuka. Questo termine significa strettamente ``vivere sulla propria terra``, o "rendere indigeno" come nella frase ``far crescere riso sulla propria terra''. La strategia manageriale che questo termine voleva descrivere era chiara: adattare la politica delle vendita, di un prodotto ideato e realizzato con una strategia globale, alle condizioni di ogni mercato locale. Negli anni '90 Glocalismo diventa un termine di uso corrente. Si ritrova in slogan famosi, come quello che prescrive di ``Pensare globalmente, agire localmente''. Diventa parte della cultura popolare (anche se non sotto questo nome) . Negli anni successivi, pero', la parola acquista nuovi usi e significati . 1. 2 Il Glocalismo di Habermas Il termine, originato come si e' visto nella cultura manageriale, ha una prima transformatione agli inizi degli anni '90: fu infatti ripreso e sviluppato in una teoria della evoluzione della globalizzazione dal sociologo inglese Roland Robertson. Il termine diventa, da descrizione di una strategia aziendale e di marketing, una categoria sociologica. Per capire il significato della introduzione da parte di Robertson di questo concetto occorre ricordare brevemente quale fossero i termini del dibattito in sociologia. Il dibattito in sociologia e' fra omogeneizzatori (``homogeneizers'') e eterogeneizzatori (``heterogenizers''). I primi sono quelli che intrepretano la globalizzazione come un processo di assimilazione. I secondi quelli che insitono sui processi di disgregazione in atto. Glocalismo denota quelle intepretazione (come quella fornita da Roberston) che descrive il processo di globalizzazione come interazione fra un processo di omogeneizzazione esterno ed uno locale che diversifica. Il termine denota ogni processo che costruisce diversita' come fenomeno globale. Robertson spiega che: La globalizzazione -cioe' nel senso piu' vasto, la compressione del mondo- ha coinvolto e in maniera sempre maggiore coinvolge la creazione e l'incorporazione della localita', processi che loro stessi in larga misura danno forma alla compressione del mondo (in ``Glocalism'', capitolo 1 di Featherstone e altri, pagina 40) ``Non solo la varieta' viene continuaente prodotta e riprodotta nel mondo contemporaneo; quella varieta' e' largamente un aspetto proprio di quella dinamica che un gran numero di commentatori interpretano come omogenizzazione . `` Un esempio puo' forse servire per illustrare la applicazione di questo concetto. La costruzione dei vari nazionalismi in europa ha storiamente seguito, in particolare sul piano delle idee, un processo universale (Greenfeld, (1992)), ma la concreta realizzazione storica e' stata diversa in ogni paese. Robertson naturalmente e' perfettamente consapevole della origine manageriale del termine: anzi, ha esplicitamente ricordato lui stesso l'origine della parola. Ed ha lui stesso notato gli aspetti di mercato del termine: La proliferazione dei mercati ``etnici'' in Californa e in altri luoghi cerca di attrarre in larga misura non tanto la differenza per la'more della differenza, ma al desiderio per il familiare e a desideri nostalgici. 1. 3 Il Glocalismo di Gandhi Partito dalla cultura manageriale, e passato attraverso la sociologia di origine critica il termine apporda finalmente, alla fine degli anni '90 ed oggi, nella cultura ``no-global'' a designare una strategia di opposizione radicale alla globalizzazione. La strategia si articola in diverse direzioni, economica, culturale e politica . Per l'economia, la nozione valuta e sostiene esplicitamente come positive forme estreme di protezionismo. L'analisi condanna la globalizzazione presente come utopica: La produzione locale per il consumo locale e' di gran lunga piu' efficace del modello che e' attualmente promosso nel mondo, di produzione centralizzata a livello globale, ed espansionista. Questo ultimo modello e'chiaramente utopico . ed indica l'unica alternativa possibile: Il commercio deve essere limitato a cio' che non puo' essere prodotto localmente. La strategia di sostituire con produzione locale ogni importazione, quando possibile, deve diventare all'ordine del giorno. Anche questa articolazione della strategia generale del glocalismo ha un nome esotico, questa volta indiano, Swadeshi, che richiama esplicitamente l' idea Ghandiana della produzione di villaggio . Il principio e' sorprendemente semplice e drastico: ``Tutto quello che viene prodotto nel villaggio deve essere consumato nel villaggio''. Sul piano politico, l'idea diventa quella di una democrazia basata sulle comunita' locali, in une versione estrema e caricaturale della versione Jeffersoniana , fino alla costituzione di sistemi monetari locali (Community Money) . 1. 4 Come puo' esserci utile questo concetto? Per riassumere questa breve esposizione delle definizioni disponibili di glocalismo: abbiamo o una accezione del termine che e' una strategia mondiale di marketing, oppure una proposta, che si puo' tranquillamente definire reazionaria, di rifondazione locale di tutta la vita sociale. In questa seconda interpretazione a dire la verita' e' facile vedere il localismo, molto piu' difficile vedere il globalismo. E' difficile pensare che proposte simili possano essere utili a una sinistra riformista oggi. Quindi, glocalismo rimane tutto da definire. Questo processo camaleontico di trasformazione di una parola puo' prima di tutto esserci servito a stabilire che bisogna ben chiarire cosa si vuol dire quando si dice Glocalismo (visto che il termine ha gia' almeno due usi autorevoli e consacrati). Ma per fare questo occorre prima dare una breve visione di che cosa e' la globalizzazione. Questa relazione dunque apre prima una discussione sui caratteri generali della globalizzazione. Poi riporta una valutazione delle politiche di aiuto e sostegno allo sviluppo. Lo sguardo si muove poi all' Italia, per valutare la posizione del nostro paese nel presente e nel futuro di questo processo. Nella sezione successiva cerchiamo di passare dal' analisi alla discussione della politica da fare, iniziando a discutere alcune (quattro, per l'esattezza, sono quelle affrontate qui) delle questioni generali (filosofiche, sono chiamate qui) che la globalizzazione pone ad una sinistra riformista. Nella sezione successiva l' analisi si sposta sulla sfera politica: quali sono gli effetti della globalizzazione sulle istituzioni pubbliche? Infine, nell' ultima sezione, cerco di utilizzare gli strumenti e le idee che sono riportate nelle sezioni precedenti per l' analisi e la proposta politica di una realta' locale molto specifica. La scelta di questa localita' (la provincia di Grosseto) e' dovuta in primo luogo al aftto che questa e' la mia regione d' origine: ma anche al fatto che ci sembra una realta' rappresentativa dell' impatto della globalizzazione su una realta' locale, e della possibile politica di una sinistra riformista. 2. Natura e forme della globalizzazione 2. 1 Cosa e' la globalizzazione La prima domanda e' che cosa sia la globalizzazione. Ci sono diversi tentativi di vedere il fenomeno in modo unitario. La prima definizione e' quella che guarda alla riduzione drammatica dei costi di trasporto, intesa nel senso piu' generale di trasporto di merci e informazione, e di una maggiore circolazione di capitali e merci. Questo a sua volta produce effetti drammatici perche' collegato con la rimozione di imperfezioni di mercato che permettono ad alcune locazioni di utilizzare economie di scala che producono vantaggi relativi (vedi per esempio la analisi storica in Craft e Venables, (2001)). Ecco alcuni dei dati che danno una idea di questa trasformazione. A indice 100 nel 1920, il costo di trasporto per navi da carico oggi e' 30; a indice 100 per il trasporto aereo civile nel 1930, il costo oggi e' 16. Per le comunicazioni i dati sono di un altro ordine: a indice 100 nel 1960 il costo di una telefonata da Londra a New York oggi e' di 0.66; e il costo di un computer e' oggi 0.053. I paesi che sono nel terzo piu' alto per aumento del reddito dopo il 1980 ( i cosiddetti ``nuovi globalizzatori) hanno ridotto le tariffe all' importazione per un valore medio di 34 punti percentuali, e hanno aumentato il commercio estero rispetto al reddito del 104 per cento. (World Bank Economic Outlook, (2001)). La definizione piu' generale e appropriata vede la globalizzazione come apertura di mercati, e il loro approfondimento. Questo e' forse a sua volta una conseguenza di fenomeni piu' a monte (come i cambiamenti nelle tecnologie di trasporto, appunto). Per avere una esempio di cosa significhi la apertura dei mercati (il loro ``completamento'') basta dare un' occhiata al grafico della evoluzione negli ultimi anni dei tassi di interesse in Europa: per esempio dei tassi sui titoli di stato a dieci anni per le diverse nazioni europee. Detto questo, una precisazione importante va subito fatta. Il completamento dei mercati e' un processo dinamico, che crea incompletezze nel momento stesso in cui ne elimina delle altre. 2. 2 Quanto e' diversa da esperienze precedenti E' utile dividere il ventesimo secolo in quattro grandi periodi: il primo, del trionfo del Gold Standard, fra il 1900 e il 1913; il secondo, quello delle due grandi guerre e della depressione fra le due guerre, fra il 1913 e il 1950; il terzo, il periodo dell'eta' d'oro di Bretton Woods, fra il 1950 e il 1973; e infine quello dell'era post-Bretton Woods, fra il 1973 e oggi. Il primo fatto notevole e' la differenza fra i tassi di crescita medi mondiali in questi periodi. Il tasso e' di 1.5 per cento nei due periodi di globalizzazione, 1900-1913 e 1973-2001. E' inferiore, dello 0.8 per cento, nel periodo della ``Deglobalizzazione'' 1913-1950. Il tasso piu' alto pero' e del perido intermedio, fra il 1950 e il 1973, con un 2.9 per cento. Perche' questo sviluppo nei due periodi 1900-1913 e 1950-2002? Si e' sostenuto che il primo periodo faccia parte di un primo grande episodio di Globalizzazione, che si e' sviluppato nel periodo fra il 1870 e il 1913. 2. 3 La prima Globalizzazione: 1870-1913 Vediamo alcune statistiche che ci aiuteranno a dare una idea del confronto fra le due globalizzazioni. La prima riguarda il commercio internazionale in una prospettiva storica: Per esempio, la quota delle esportazioni sul Prodotto Interno Lordo per l' Italia e' nel 1990 di poco superiore a quella che l' Italia aveva nel 1913. Lo stesso rapporto per il Valore Aggiunto da' pero' una diversa prospettiva. La seconda riguarda la finanza internazionale: queste tabelle danno un' idea della accelerazione del processo di globalizzazione negli anni recenti: in particolare la seconda mostra come dopo il 1980 la intergrazione internazionale abbia una qualita' diversa da quella precedente la prima guerra mondiale. 2. 4 Globalizzazione e Convergenza La prima tesi e' che la Globalizzazione provoca direttamente la convergenza, a patto che l` economia del paese in questione sia aperta. Questa tesi per esempio e' difesa in modo esplicito da Jeffrey Williamson (Globalization, Convergence and History). Williamson procede dalla classificazione nei quattro periodi che abbiamo appena visto. Ma sostiene che se si guarda alla prima fase (precendente la prima guerra mondiale) in dettaglio, si vede che il legame causale e' diretto: la globalizzazione ha avuto un ruolo critico nel contribuire alla convergenza. Nelle grandi linee, una conclusione simile raggiungono Dowrick e De Long, che e' poi sostanzialmente ripresa nella analisi del Fondo Monetario Internazionale. Ma in queste ricerche l'analisi e' molto piu' articolata. I fatti sono sommariamente riportati nelle due tabelle seguenti, che presentano l'evoluzione del Prodotto Interno Lordo pro-capite nel periodo fra il 1870 e oggi, per grandi regioni del mondo, come frazione del paese leader (cioe' con piu' alto Reddito pro Capite). La prima tabella indica appunto il paese leader: l' Inghiletrra fino al 1913, gli Stati Uniti nel perido successivo. Prodotto Interno Lordo pro-capite dei paesi leader (a parita' d'acquisto 1990) 1870 1900 1913 1950 1973 2000 Inghilterra 3, 263 4,593 5,032 6,847 11,992 19,704 Stati Uniti 2,457 4,096 5,307 9,573 16,607 27,272 La seconda tabella indica per ogni regione e periodo la percentuale del reddito di quella regione come frazione del reddito del paese a piu' alto reddito. Prodotto Interno Lordo pro-capite, come percentuale della nazione a piu' alto reddito 1870 1900 1913 1950 1973 2000 Europa Occidentale 64.7 67.3 69.8 53.5 74.0 74.1 USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda 74.8 87.6 98.7 96.7 96.8 96.5 Europa Meridionale (inclusa Turchia) 34.0 34.2 33.0 21.1 36.2 36.1 Europa dell'Est 33.3 29.9 31.9 27.5 34.6 15.5 Europa dell'Est (escula USSR) 35.9 35.1 38.2 23.9 30.9 13.3 USSR 31.4 26.5 28.0 29.6 36.5 16.6 America Latina 23.3 23.4 27.1 26.0 26.4 20.1 Asia 17.8 14.8 14.0 8.0 10.8 15.9 Asia (esculi Giappone e Cina) 19.0 14.4 13.7 7.8 8.6 8.3 Giappone 22.7 24.7 25.1 19.6 66.3 75.6 Cina