Padre Vincenzo Coli - Saluto ai partecipanti al seminario La riconciliazione oggi - Assisi 28.2.2002 PDF Stampa E-mail

E' con gioia e speranza che porgo a Voi tutti, Eminenza, autorità, politici, uomini di scienza e cultura, uomini rappresentanti varie fedi religiose, il saluto di Francesco e di Chiara: "Il Signore Vi dia pace e faccia che Voi siate sempre con Lui" (FF. 121; 28).

Ho ripreso questo saluto/augurio nella ferma convinzione che il mistero di Dio, accolto e vissuto come Presenza d'amore, alla maniera dei due santi assisani, costituisca per tutti gli uomini una solida base per incontrarsi, dialogare e accogliere le diversità/ricchezze altrui, per riconciliarsi e guardare al futuro in modo più positivo.

L'accoglimento del concetto di Presenza, in una visione biblico-filosofica, esige atteggiamenti nuovi nell'uomo, atteggiamenti quali la sicurezza, la serenità, la speranza, la voglia di incontrarsi, di dialogare, uno sguardo positivo dell'altro come ricchezza offerta alla mia stessa realtà personale, fino ad accoglierlo come indispensabile alla mia autentica realizzazione.

Nella visione di Francesco il tema della riconciliazione è legato alla Signoria/sovranità del Cristo. E' dono di Dio e impegno dell'uomo. Per questo investe sia la natura, sia l'uomo, sia il Creatore. Per scoprire e vivere tutta la ricchezza offertaci da Francesco dobbiamo ricorrere a quei testi dove lui parla delle relazioni umane. Per lui, infatti, l'uomo è relazione, è rapporto e l'altro, il fratello/la sorella, non sono un'appendice del nostro essere; la vera personalità è interpersonale!

Francesco indica due cammini indispensabili: a) la riconciliazione con se stessi e b) la riconciliazione con i fratelli; poi, alcuni atteggiamenti:

· la benevolenza come atteggiamento preliminare. Visione positiva dell'altro, perciò saper vedere con il cuore e saper udire/ascoltare;

· L'accettazione dell'altro così com'è. Nelle Lettera ad un Ministro dice che non dobbiamo volere che gli altri siano migliori per noi;

· L'umiltà. Non si tratta di disprezzarci, ma semplicemente di non crederci il centro del mondo. La persona umile afferma la propria identità, ma fa spazio anche a quella dei fratelli. Solo così è possibile la comunione nella diversità, ambedue frutto dello Spirito Santo di Dio;

· Il dialogo. E' possibile quanto facciamo spazio agli altri in noi ed esige una ricca vita interiore perché di essa si nutre il vero dialogo. Non si tratta di addivenire a compromessi, ma di convergere verso possibili valori condivisi per un nuovo progetto di vita.

Ecco, brevemente, quanto mi sembra suggerire Francesco in questo luogo a lui dedicato dal genio dei grandi e dalla pietà popolare. L'augurio è che, quanto da lui suggerito sia accolto e vissuto, già oggi, nella misura del possibile da ciascuno di noi.

Nel primissimo pomeriggio scopriremo la lapide che ricorda la già storica giornata di preghiera per la pace del mondo. Sarà un gesto simbolico che si rifà a gesti antichi presenti anche nel Primo Testamento, mi riferisco a Giacobbe (cf. Gn. 28,18), lui per "bloccare" in qualche modo la divinità, noi per confermare, da una parte, l'impegno di giustizia, di condivisione, di solidarietà che dia come frutto la pace, dall'altra, per operare la riconciliazione con noi e tra noi, perché è anche vero che la giustizia, la condivisione e la solidarietà sono frutto di uomini rappacificati, riconciliati con sé, con gli altri, con Dio o con la propria visione della vita. Pace e bene!