Eugenio Lecaldano - Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana" PDF Print E-mail

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Eugenio Lecaldano
Università di Roma La Sapienza
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Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana"
Assisi 29 gennaio 2003

Una legge contro la libertà di procreare
(Articolo per “Iride. Filosofia e discussione pubblica”, III fascicolo 2002)

1.La legge
La Camera dei Deputati del Parlamento italiano ha approvato nella seduta del 18 giugno 2002 un disegno di legge con una serie di “Norme in materia di procreazione medicalmente assistita”. Il disegno di legge è stato trasmesso al Senato per la continuazione del suo iterche dovrebbe riprendere in autunno e che probabilmente si chiuderà nel prossimo inverno. La legge è caratterizzata da una serie di divieti. La parola “vietato” è quella più ricorrente nel testo della legge. Un’intera sezione,quella del capo V, è dedicata ai “divieti e sanzioni”. I divieti in maggiore evidenza sono tre.Quello previsto a proposito dell’accesso all’ articolo 4, terzo comma : “ E’ vietato il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistito di tipo eterologo”. Quello all’art. 13,sia nella sezione dedicata alle misure di tutela dell’embrione, dove si enuncia che è ” vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun ambrione umano “, sia al comma 3 dell’art. con l’elenco di tutto ciò che è comunque vietato e in particolare,al punto c, con i divieti relativi agli “interventi di clonazione mediante trasferimento di nucleo o di scissione precoce dell’embrione o di ectogenesi sia a fini procreativi sia di ricerca”. Quello infine all’inizio dell’art.14 che,specifica, “è vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni”(divieto in parte attenuato dalla precisazione che resta fermo quanto stabilito dalla legge 194 del 1978 sull’aborto). Una legge, dunque,che si presenta come orgogliosamente proibizionista. Sotto l’etichetta “procreazione ” vengono tenute insieme cose molto diverse, come la cosiddetta inseminazione in vivo e la fecondazione in vitro dei gameti con successivo trasferimento dell’embrione nell’utero della donna . Naturalmente una legge centrata sui divieti è poi costretta a specificare una serie di obblighi e sanzioni, anche penalmente rilevanti, rivolte ai ricercatori nel campo della biologia e al personale sanitario.Implicitamente poi la legge vieta per tutte le cittadine e i cittadini italiani una lunga serie di atti, senza tuttavia prevedere sanzioni in caso di non ottemperanza, e in alternativa enuncia una serie di permessi ; ma anche nel caso di ciò che è permesso interviene comunque a regolamentarele scelte riproduttive. In questo senso, l’articolo 4 chiarisce che “il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l’impossibilità di rimuovere altrimenti cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate”. Al di là della sterilità sono quindi escluse motivazioni quali un impegno responsabile per prevenire che il nascituro sia affetto da gravi malattile a base genetica. Inoltre l’articolo 5 specifica che “possono accedere alle tecniche di procreazione assistita coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi”. A questi sono circoscritti tutti i casi in cui è consentita la cosidetta riproduzione omologa, quella con gameti provenienti da una coppia convivente con una qualche stabilità mentre, come sappiamo, sono proibite tutte le diverse forme di riproduzione eterologa,ovvero con gameti provenienti da una persona estranea alla coppia. Per quanto riguarda le sanzioni esse sono previste, relativamente alle cittadine e ai cittadini che ricorrono alla procreazione assistita, nel solo caso in cui dichiarino il falso al medico sulle condizioni che consentono l’accesso alle tecniche. Mentre relativamente al personale sanitario ed ai ricercatori si prevede una vasta gamma di sanzioni pecuniarie graduate (la più elevata è quella per la procreazione eterologa che va, come precisa il comma 1 dell’articolo 12, da 300.000 a 600.000 euro) e inoltre un numero di anni di reclusione :fino a venti nel caso della clonazione, come contempla il comma 7 dell’articolo 12. Mentre solo due anni di reclusione, secondo il comma 6 dello stesso articolo, sono a carico di chi “organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità”.

2. Il contesto storico e geografico
Può valere la pena di rifare per sommi capi la storia dei tentativi fatti nel nostro Parlamento di approvare una legge sulla fecondazione assistita. Come si ricorderà, nella precedente legislatura fallì il tentativo dell’Ulivo di fare passare una legge (la cui proponente principale era Marida Bolognesi dei DS) molto più avanzata di questa, tra l’altro che consentiva la fecondazione eterologa, non escludeva la crioconservazione e non si impegnava nella salvaguardia dei diritti del’embrione dal concepimento. Alla Camera si creò una convergenza tra esponenti cattolici della destra e della sinistra che riuscì a fare approvare, nel maggio 1999, un testo più restrittivo (molto vicino a quello in discussione in questa legislatura) che, oltre a vietare l’eterologa, la crioconservazione e la soppressione di embrioni, prevedeva una sorta di anagrafe degli embrioni soprannumerari già presenti nei laboratori medici e la possibilità che questi fossero adottati. Una legge oltre che inaccettabile anche inapplicabile per i pasticci e le confusioni che conteneva.Per fortuna si arenò al Senato. Sebbene vi siano anche forti diversità tra quanto si avviava a realizzare l’Ulivo con il suo progetto iniziale (abortito alla Camera anche per i contrasti interni) e quello che vuole l’attuale maggioranza, resta prevalente un atteggiamento rivolto ad escludere il riconoscimento di una libertà procreativa delle cittadine e dei cittadini che affidi alla loro responsabilità morale l’impegno per assicurare alla prole una buona nascita. Questo potrebbe essere il modo di procedere di uno Stato non paternalistico,dato che nessuna delle varie forme di fecondazione assistita è, come tale, causa necessaria di danni per chi nascerà, o intrinsecamente fonte di conseguenze negative. Invece nei diversi progetti sia della precedente maggioranza come di quella attuale prevale la posizione che affida la decisione finale sull’uso di queste tecniche al personale sanitario, considerato dunque una sorta di braccio secolare dello Stato incaricato di garantire la moralità procreativa delle cittadine e dei cittadini, e a sua volta controllato con lo strumento della legge penale. Nessuna apertura,in questa e nella precedente legislatura nei confronti del ricorso alla procreazione assistita dalla sola donna o dalla donna dopo la morte del partner, nessuno spazio per una maternità surrogata - neppure quando non preveda implicazioni commerciali. Nemmeno la sinistra ha avuto il coraggio di incamminarsi esplicitamente su queste strade., anzi resta ferma la tendenza dei partiti che si riconoscono nell’Ulivo a considerare questo tipo di questioni come non caratterizzanti la linea politica della coalizione e dunque ad affidare l’iter parlamentare delle norme sulla riproduzione assistita alla cosiddetta libertà di coscienza dei parlamentari. Un grave errore della Sinistra ed in particolare della sua maggioranza rappresentata dai DS, che ha finito con il favorire una politica,sulle questioni della bioetica, di conservazione e di omologazione alle posizioni, tutt’altro che aperte, espresse dai cattolici presenti nella coalizione. Nella precedente legislatura,quando l’Ulivo ha avuto un ruolo di governo, non si è avuta alcuna azione rivolta a fare progredire nel paese, a proposito delle questioni della bioetica, il riconoscimento della preferibilità di soluzioni aperte al pluralismo etico e al rispetto dell’autonomia morale delle cittadine e dei cittadini. La mancanza di un impegno in questa direzione è del resto confermata dal fatto che nelle ultime elezioni non si è avuta una posizione comune dell’Ulivo sulle questioni della bioetica e tentativi di formularla sono abortiti di fronte alla tacita tendenza a delegare la materia ai cattolici che poi si sono riconosciuti nella Margherita. La scelta di affidare queste questioni alla libertà di coscienza del singolo Parlamentare è un errore da un duplice punto di vista : per un verso si suggerisce che tali questioni non sono ritenute così importantii per la vita dei cittadini italiani, da farne un punto qualificante del programma su cui debbono convergere i membri della coalizione in un voto non affidato alla discrezionalità di ciascuno ; inoltre il Parlamento dovrebbe preoccuparsi di non varare leggi illiberali e dunque di garantire principalmente la libertà di coscienza e di condotta conseguente ai cittadini e non già presentarsi come un organo di privilegiati i cui membri sono gli unici che hanno la facoltà di essere liberi senza limiti anche quando, in nome della loro personale libertà di coscienza, espropriano della libertà coloro che essi rappresentano In buona sostanza, infatti, la libertà di coscienza dei parlamentari nel caso della riproduzione assistita (per non parlare di leggi sulla fine della vita umana che non sono neanche all’orizzonte) servirà a favorire leggi in cui i cittadini saranno espropriati non solo della libertà di coscienza (ovvero di ritenere del tutto legittime certe pratiche procreative in contrasto con la criminalizzazione che se ne fa nella legge) ma proprio della loro libertà procreativa (o nel caso della fine della vita della libertà di decidere sulla loro propria morte). Sarà lo stato a stabilire come essi debbono avere figli e quanti ne debbono avere e con chi e all’interno di quale vita sessuale. Si può forse ritenere che i parlamentari di uno stato liberal-democratico (la cui realizzazione, al di là delle istituzioni, sembra possibile solo in una società abituata a convivere con il pluralismo e che abbia abbandonato una concezione assolutistica della moralità)dovrebbero considerare una priorità il garantire la libertà di coscienza dei cittadini e non già la difesa della loro personale moralità. Il mutamento che si è realizzato nel contesto politico è dato dal passaggio da un Parlamento in cui la maggioranza era della Sinistra ad uno in cui invece è la Destra del cosiddetto Polo delle Libertà ad avere una significativa maggioranza. Proprio questo porta a ritenere probabile, purtroppo, che in questa legislatura l’iter della legge sulla Procreazione assistita si possa completare. Del resto a questa legge non sono mancati sostegni di esponenti dell’Ulivo, che hanno pensato bene di manifestare pubblicamente la loro libertà di coscienza affinche tutti ne fossero informati (è una legge nella quale non si ricorre al voto segreto contestato da questi difensori della libertà di coscienza, che dovrebbero invece richiederlo per evitare equivoci sulla effettiva ispirazione di coscienza del loro voto). Non è poi del tutto chiaro come persone di adamantina coscienza possano unire i loro voti con quelli di una maggioranza non solo politicamente alternativa, ma che ha anche privilegiato leggi che si potrebbero giudicare non troppo scrupolose - quali quelle sull’abolizione del falso in bilancio, sulla complicazione esponenziale delle difficoltà legate alle rogatorie internazionali, sulla revisione del sistema processuale in modo da garantire (anche facendo valere retroattivamente le norme) le libertà dei parlamentari o del personale di governo : a cui si aggiungono una serie di condoni per chi ha portato i capitali all’estero, per chi non ha pagato le tasse e,in futuro probabilmente, per chi ha costruito abusivamente e così via. Del resto nel fare ciò i parlamentari cattolici non fanno che uniformarsi alle prese di posizione pubbliche del Pontefice e della Gerarchia della loro Chiesa sempre rivolte a denunciare pericoli per i non nati o per la purezza sessuale dei cittadini italiani ma piuttosto carenti quando si è trattato di pronunciarsi sulle questioni di giustizia, sul conflitto di interessi e sulla tendenza a depenalizzare il falso in bilancio o a non considerare un gravissimo vizio il non pagare le tasse o altro. Né certo c’è da sperare che la maggioranza del cosiddetto Polo delle Libertà arrivi ad una qualche forma di consapevolezza dell’ incoerenza di un’attività legislativa tutta rivolta ad alleggerire di pesi la vita di alcuni cittadini (specialmente se parlamentari o, se pensiamo alle norme sull’eredità,ricchi o, se pensiamo alla proposta di abolire la giusta causa per i licenziamente, imprenditori)o a garantirli quanto più è possibile contro l’invadenza della magistratura (dalle leggi sulle rogatorie internazionali a quelle sul legittimo sospetto ecc.) ; che però sulla questione della procreazione assistita sembra abbracciare una linea ultra- giustizialista rivolta ad accrescere il potere dei magistrati ed a riempire le carceri (forse nel frattempo svuotate di colpevoli di altri tipi di reato). Se poi proviamo a collocare questa legge nel contesto europeo essa risulta esplicitamente come del tutto incongrua e finalizzata solo a scopi di propaganda e di documentazione di una lealtà ideologica.Infatti guardando alla legislazione dei paesi che fanno parte con l’Italia dell’area dell’euro, o, allargando un po’ l’ottica, della Unione Europea - con molti dei quali ora non vi è più alcun ostacolo per quanto riguarda la libera circolazione dei cittadini - potremo rilevare che in quest’area si finisce con il permettere, regolamentandole, moltissime delle pratiche proibite dalla nostra legge sulla procreazione assistita. Vi è una maggiore propensione a escludere forme di clonazione e,in generale, la clonazione viene rifiutata come forma di riproduzione umana. Anche se poi troviamo sulla stessa clonazione grandi diversità e si passa da paesi come la Gran Bretagna, che rimettono tutto ad un Authority che esamina caso per caso ad altri paesi che distinguono tra clonazione riproduttiva, in genere vietata, e clonazione ai fini di sperimentazione, in genere permessa (come quella delle cosiddette cellule staminali embrionali) . Ma certamente,se verrà approvata la legge che stiamo criticando, del tutto eccezionale sarà la situazione italiana con il suo divieto in assoluto della riproduzione cosiddetta eterologa. Questa invece è consentita in tutti i paesi dell’area dell’Euro e specificamente in paesi con cui non abbiamo più frontiere quali la Francia e la Spagna. Dunque per le cittadine e i cittadini italiani che abbiano la possibilità di spendere e di fornirsi delle necessarie informazioni sarà comunque agevole recarsi in un qualsiasi laboratorio all’estero per fare quello che in Italia è vietato. La legge però è anche dannosa se confrontata con il contesto italiano, perché rappresenta un ulteriore ostacolo alla ricerca medico -biologica in generale ed essa contribuirà ad accrescere la già accentuata distanza tra la ricerca scientifica nel nostro paese e quella in altri paesi avanzati. La crioconservazione,ad esempio, è consentita in tutti i paesi europei ad eccezione della Germania. La clonazione a fini di ricerca terapeutica è permessa in molti paesi europei. Va detto che già da numerose legislature il Parlamento e i partiti, di varie forze e tendenze, hanno mostrato con le loro scelte di non attribuire alcuna collocazione prioritaria a quest’ ordine di problemi. E’ dunque prevedibile che, anche con l’aiuto di leggi come questa, continueremo ad accrescere la nostra dipendenza dalla ricerca di altri paesi e crescerà, senza dubbio,la quantità di denaro che dovremo esportare per acquistare brevetti o prodotti farmaceutici o tecniche mediche avanzate per i malati del nostro paese.

3. Incongruenze
Questa legge è poi caratterizzata da una serie di incongruenze e lacune. In generale le norme contenute nella legge sono molto generiche (tranne per la specificazione dei divieti e delle sanzioni con cui sono sostenute)e non distinguono minimamente tra le diverse situazioni e condotte. Il linguaggio dei divieti sembra fatto apposta per colpire in generale senza determinare con precisione e in modo accurato quali sono esattamente le condotte che si intende vietare distinguendole da altre permesse.. In particolare vi sono due livelli di incongruenze che mostrano come in coloro che hanno votato questa legge prevalga l’intento di fornire al paese un segnale simbolico e una rassicurazione ideologica, più che un’utile regolamentazione in grado di superare i problemi legati all’uso delle varie forme di riproduzione assistita. In primo luogo c’è tutta la parte di disposizioni concernenti la tutela del nascituro costituita dai due articoli 8 e 9, che mostra come coloro che si avviano ad approvare il divieto della procreazione eterologa siano i primi a rendersi conto che un tale divieto sarà privo di effettualità. Infatti nell’art.8 viene fatto valere il principio, certo condivisibile, che “i nati a seguito dell’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi e di figli riconosciuti dalla coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche”. Poi nel dare corpo a questo principio un intero comma dell’articolo 9 è rivolto a impedire che il coniuge o convivente che abbia dato il consenso alla “procreazione medicalmente assistita” possa successivamente dare corso ad una causa di “disconoscimento della paternità” denunciando che la diversità genetica tra lui e la prole è la prova di un adulterio.Così facendo la legge fissa una norma che può essere condivisa e codifica a livello legislativo quanto a questo proposito era stato già stabilito dalla Corte di Cassazione prima e dalla Corte Costituzionale poi . Si riconosce cioè il principio - in verità in contrasto con la generale tendenza della legge- che la responsabilità nelle scelte procreative è legata alla manifestazione di un’esplicita volontà di avere una propria prole e non già a legami naturali di tipo biologico e genetico. Ma questo comma nello stabilire quindi che non ha senso richiamarsi all’adulterio per non riconoscere una propria prole nata da una fecondazione eterologa a cui si è consentito rende esplicita la consapevolezza di chi legifera dell’inefficacia della norma rivolta a vietare la procreazione eterologa. Una scarsa fiducia nell’ efficacia della legge viene ancora resa esplicita nello stesso articolo 9 laddove è fissato un altro principio che ha ragione di essere fatto valere solo nel caso in cui sia praticata la fecondazione eterologa ulteriori. Leggiamo esplicitamente al comma 3 :“In caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo in violazione del divieto di cui all’articolo 4, comma 3, il donatore di gameti non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato e non può far valere nei suoi confronti alcun diritto né essere titolare di obblighi”. La maggioranza è impegnata a fissare principi che testimoniano ancora una volta come essa stessa non creda fino in fondo alla efficacia dei divieti che propone. Va detto poi che tutti questi contorcimenti tesi a garantire i diritti di coloro che nascono da fecondazione eterologa non riescono in alcun modo a controbilanciare la grave forma di meccanismo discriminatorio che la legge mette in opera nei loro confronti. Nel ritenere questa pratica penalmente perseguibile si ricrea una classe, molto cara alla tradizione cattolica, che raccoglierà tutti i figli del peccato, e, se questa legge illiberale dovesse passare, saranno individuati come frutto comunque illecito e marchiati con il bollino rosso (la maggioranza ha molto caro l’uso di questo colore come caratterizzante il negativo). Difficile considerare una società civilizzata quella che discrimina sia pure “solo” dal punto di vista morale tra le persone. Una delle più forti ragioni di opposizione nei confronti di questa legge è appunto l’arroganza con cui spalma stigmatizzazione morale su persone adulte e persone che nasceranno, che dovrebbero essere rispettate e aiutate a vivere, non discriminate e bollate. Ma le incongruenze e bizzarrie principali la legge le presenta nel capitolo VI, quando si tratta di specificare i limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni. Si è già detto come la legge vieti non solo la soppressione degli embrioni, ma anche la crioconservazione. La legge prevede comunque che non si producano più di tre embrioni in vitro per ogni singola pratica di procreazione assistita. Difficile capire che cosa la legge preveda per i casi in cui la pratica di riproduzione assistita riesca dopo l’impianto del primo embrione. L’articolato della legge fa intravvedere per la povera donna coinvolta un percorso veramente inquietante, un percorso che comporta una forma di coercizione totalitaristica, fissando per legge il numero di figli per le coppie che ricorrono alla procreazione in vitro omologa. Infatti, se gli embrioni non possono essere né crioconservati né eliminati, la donna che acceda alla fecondazione in vitro omologa sarà obbligata a farsi impiantare comunque tutt’ e tre gli embrioni e dunque, nel caso ciascun impianto abbia un seguito positivo, dovrà avere necessariamente tre figli.. Si legge infatti al terzo comma dell’articolo 14 :”Qualora il trasferimento nell’utero degli embrioni non risulti possibile per grave e documentata causa di forza maggiore relativo allo stato di salute della donna non prevedibile al momento della fecondazione è consentita la crioconservazione degli embrioni fino alla data del trasferimento da realizzare non appena possibile”. Plausibilmente una vera e propria intimidazione affinchè le donne evitino il più possibile anche il ricorso alla fecondazione in vitro omologa. Infatti queste donne debbono comunque sapere che lo stato sarà inflessibile e se necessario pretenderà che abbiano tre figli. Dunque non solo la legge stabilisce come avere o non avere figli, ma stabilisce anche tassativamente quanti averne, annullando qualsiasi libertà delle persone direttamente interessate in nome della salvaguardia dell’embrione crioconservato. Altre bizzarrie troviamo nella legge nel tentativo di fare valere il culto ossessivo per la sacralità degli embrioni. L’articolo 17,dedicato alle disposizioni transitorie, invita le strutture e i centri impegnati nella riproduzione assistita a fornire “entro trenta giorni dalla entrata in vigore “della legge “un elenco contenente l’indicazione numerica degli embrioni prodotti a seguito dell’applicazione di tecniche di procreazione medicalmente assistita nel periodo precedente la data di entrata in vigore della presente legge”. Ma quando si tratta di determinare quale sarà la sorte di questi embrioni solitamente detti soprannumerari la Casa delle Libertà non è in grado di suggerire una soluzione e se la cava stabilendo :”Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Ministro della salute, avvalendosi dell’istituto superiore di sanità, definisce con proprio decreto le modalità e i termini di conservazione degli embrioni di cui al comma 2”. Quello che sembra escluso è che gli embrioni possano essere distrutti : vedremo che cosa riusciranno ad inventare e speriamo di non assistere a forme di impianto coatto in nome della sacralità della vita dell’Uomo. Per concludere soffermiamoci su alcune incongruenze che riguardano la procedura prevista nell’articolo 6, con cui il medico dovrà raggiungere il consenso informato delle coppie che accedono alle varie forme di procreazione assistita.L’articolo stabilisce tra l’altro che “prima del ricorso ed in ogni fase di applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita il medico informa in maniera dettagliata i soggetti.. sui metodi, sui problemi bioetici e sui possibili effetti collaterali sanitari e psicologici conseguenti all’applicazione delle tecniche stesse, sulle probabilità di successo e sui rischi derivanti, nonché sulle relative conseguenze giuridiche per la donna, per l’uomo e per il nascituro.”.Povero medico che dovrà disporre di un numero svariato di competenze anche in settori quali la psicologia e la filosofia. Per quanto riguarda il riferimento alla necessità che i medici informino sui problemi bioetici, questa potrebbe essere una buona notizia se preludesse ad una diffusione di una bioetica critica come disciplina obbligatoria nei curricula rivolti a preparare tutto il personale sanitario. Ma in tale caso il medico dovrà subito informare le coppie e argomentare che sono in gioco diverse strategie di soluzione dei problemi bioeteci. Bisogna presupporre che il medico, oltre ai problemi, fornisca una presentazione dell’intera gamma di concezioni etiche disponibili per risolverli. Alcune di queste considerano la fecondazione in vitro eterologa non solo moralmente lecita ma addirittura obbligatoria quando è l’unica via per evitare al nascituro gravi malattie a base genetica. Ma sembra che la Casa della Libertà non abbia alcuna cognizione dell’esistenza di una riflessione non preconfezionata sulle questioni della bioetica che lasci alle persone direttamente coinvolte la determinazione di ciò che è bene o giusto fare. Infatti lo stesso articolo prevede che il medico deve dare informazioni in modo tale da “garantire il formarsi di una volontà consapevole e consapevolmente espressa “. Ma poi sappiamo che il medico sta lì per garantire non già che si formi una liberà volontà delle persone, ma solo il loro uniformarsi alle norme che escludono qualsiasi possibilità di ricorrere alla fecondazione in vitro eterologa : dobbiamo dunque ritenere che le coppie che dovessero formulare una richiesta del genere rivelerebbero che la loro volontà non è formata consapevolmente né consapevolmente espressa. La Casa della Libertà non contenta di trasformare i medici in poliziotti pretende anche di dirci quando siamo effettivamente consapevoli e quando non lo siamo. Cosa ne sarà della libertà di pensiero in questo Paese ?

4.Un confronto di principi nel campo dell’etica riproduttiva
Cerchiamo,infine,di individuare quale sia l’etica della riproduzione umana che ispira questa legge e di esaminarla da un punto di vista critico. Collocandoci nel solco della tradizione liberale, così come elaborata tra gli altri da John Stuart Mill , preferiremmo che le leggi del nostro paese fossero nei limiti del possibile neutrali tra diverse concezioni morali, laddove sono in gioco scelte delle persone individuali che non danneggiano le altre persone o la società nel suo complesso.Questa legge non è così classificabile perché essa risulta chiaramente ispirata ad una prospettiva etica particolare che rifiuta come illegittime altre concezioni. La concezione che ispira questa legge è frutto di una mescolanza del contributo di vari punti di vista morali. Non si tratta certo in senso stretto della moralità procreativa propria della Chiesa Cattolica - in verità a modo suo molto più coerente e sofisticata -in quanto questa è contraria, come già risultava dal 1987, con la cosiddetta Istruzione Ratzinger , a qualsiasi forma di riproduzione in vitro e non tanto perché comporta la distruzione degli embrioni (cosa che si potrebbe anche evitare), ma in quanto comporta necessariamente la scissione tra il cosiddetto momento unitivo e quello procreativo nella vita sessuale della coppia. Questa legge invece accetta la legittimità delle forme di riproduzione assistita omologhe. Inoltre si distanzia dalle posizioni cattoliche più rigide in quanto tende a identificare la coppia all’interno della quale si può realizzare la procreazione omologa non solo con quella giuridicamente o religiosamente consacrata, ma anche con le coppie di fatto. Del resto la legge non si ispira nemmeno a quelle posizioni che potremmo dire di cattolicesimo liberale,che non escludono di accettare leggi dello stato convergenti su un insieme “minimo di principi e norme “, che non necessariamente contengano la proibizione della fecondazione in vitro eterologa : il cattolico potrà sempre comportarsi in modo moralmente coerente con i suoi principi, lasciando a chi non li condivide una possibilità di condotta diversa. L’attuale legge sembra derivata,quindi, da una posizione eclettica che si avvicina ad una etica centrata sul bene del nascituro e che vede questo bene come garantito dal fatto che esso nasca all’interno di una coppia eterosessuale con una qualche stabilità. A questo poi si unisce relativamente a tutte le scelte prese sulla crioconservazione, la clonazione e la ricerca sulle cellule embrionali una fedeltà - sicuramente molto ideologica - al principio di difesa assoluta della sacralità della vita dell’embrione dal concepimento. Qui la legge si fa condizionare dalle posizioni cattoliche più oltranziste, quando non mancano moralisti e teologi cattolici che, riprendendo posizioni classiche, non si impegnano nel fare iniziare la persona umana dal concepimento. Naturalmente la posizione oltranzista su questo punto potrebbe preludere ad una revisione anche della legge sull’aborto (come fidarsi infatti delle rassicurazioni date dagli esponenti della Casa delle Libertà ?).. Va sottolineato che questa legge impone a tutti i cittadini italiani una ben precisa posizione morale laddove enuncia norme che presuppongono il diritto alla vita dell’ embrione fin dal concepimento : che si tratti di un punto di vista morale, tra l’altro soggetto a molte interpretazioni,è stato spiegato più volte. Così procedendo questa legge riapre lo spazio per una perversa contrapposizione tra gli interessi del nascituro e quelli della madre, senza minimamente tenere conto della più matura posizione che affida la vita del nascituro alla responsabilità morale della donna. Inoltre la legge presenta un’ esplicita, ma inaccettabile, concezione sostantiva di quello che è il bene del nascituro. Il bene del nascituro che va garantito è quello di nascere in una famiglia, intesa come unione con una qualche continuità tra un uomo e una donna. Si tratta di una concezione morale che viene imposta per così dire paternalisticamente alle generazioni future per il loro bene. In realtà è difficile giustificare il requisito della nascita in una coppia eterosessuale come una garanzia necessaria e sufficiente per evitare danni certi o almeno probabili al nascituro. E’ infatti evidente che si danno casi di bambini e bambine che sono stati danneggiati proprio dall’essere nati in una famiglia con una doppia figura genitoriale, in quanto questa famiglia ha generato una dinamica che li ha portati o alla morte o ad una grave malattia. Così come è evidente che molti bambini e bambine nati con la fecondazione eterologa stanno vivendo bene. Non ci sono prove empiriche che corroborano le pretese dei fautori ad ogni costo della doppia figura genitoriale. Inoltre,come più volte è stato spiegato, la posizione che ispira la legge - o i figli nascono in una coppia stabile eterosessule o è meglio che non nascano - rappresenta un chiaro esempio di chiuso fanatismo, tra l’altro logicamente contraddittorio. Infatti il prerequisto della nascita in una coppia eterosessuale viene fatto valere fino al puntodi privilegiare il bene di un nascituro ideale per impedire la nascita di un nascituro reale :è infatti evidente che in nome del bene del nascituro quell’individuale essere umano che sarebbe nato da una certa coppia attraverso la fecondazione eterologa non nascerà mai. Va anche detto che questa concezione risulta moralmente inaccettabile in quanto, legando tutta la responsabilità morale dei genitori al solo impegno di essere una coppia, non pretende in alcun modo che essi si preoccupino, come moralmente sarebbero tenuti a fare, della salute prevedibile di chi nascerà e delle sue reali condizioni di vita. L’etica che ispira questa legge va rifiutata principalmente perché espropria le cittadine e i cittadini della loro libertà procreativa,ovvero della libertà di decidere se, quante volte, quando e come procreare. Nessun Parlamento dovrebbe avere il diritto di imporre ai suoi cittadini leggi di questo genere. Tra l’altro, leggi che impediscono la crescita di responsabilità riproduttiva autonoma nei cittadini non possono che provocare alla lunga, guasti insostenibili per coloro che nasceranno non per decisione autonoma dei loro genitori ma secondo quanto ha deciso lo stato. specialmente quando leggi liberali sono promulgate da paesi vicini. Non c’è da aspettarsi ripensamenti da questa maggioranza che continuerà sulla strada sulla quale si è incamminata anche perché del tutto inadeguata è l’opposizione che incontrerà nel Parlamento, se continuerà a vigere il principio della libertà di coscienza dei soli parlamentari. Forse poco o nulla c’è da sperare sul piano legislativo sulle questioni della bioetica in Italia fino a quando almeno la maggior parte dei partiti (e principalmente tutti quelli della Sinistra) non si saranno liberati dall’esigenza di mostrare una qualche forma di collateralismo con la moralità sostenuta dalla gerarchia della Chiesa cattolica. Fino ad allora il cittadino italiano non sarà considerato adulto sul piano morale e si accetterà che vi siano leggi che impongono morali eteronome alle persone E’ probabile dunque che la legge sia approvata in questa legislatura in mezzo a uno strombazzare di trombe, uno stentoreo sventolio di sacrosanti principi con sullo sfondo, per convincere i dubbiosi, un tintinnio di manette (un chiaro messaggio di una maggioranza che dichiara di voler fare una politica della giustizia garantista). Un miracolo sarebbe se questo Parlamento rinunciasse a legiferare e si limitasse a regolamentare la procreazione assistita.Oppure da qualche parte introducesse un qualche emendamento che indichi che questa legge sarà sottoposta a un riesame dopo tre o quattro anni. Ma certo chi vuole dare prova di fedeltà adamantina ad assoluti principi non può facilmente indossare i panni del buon politico consapevole della mutevolezza delle cose umane.