Angelo Vescovi - Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana" PDF Stampa E-mail

Angelo Vescovi
Fondazione San Raffaele del Monte Tabor
& Università Milano-Bicocca Dipartimento Biotecnologie e Bioscienze

Intervento al
Assisi 29 gennaio 2003


Clonazione terapeutica o riproduttiva, cellule staminali adulte ed embrionali. Sono solo alcuni dei termini che hanno recentemente invaso i giornali a riguardo dell’utilizzo di cellule staminali per lo sviluppo di nuove cure per molte malattie. Ce n’è di che far impazzire fior di ricercatori e scienziati che non si occupano direttamente di questi temi, immaginiamoci lo stato di confusione in cui è stato gettato il grande pubblico. Al momento, la situazione è cristallizzata attorno a due scuole di pensiero contrapposte. Da una parte i fautori dell’utilizzo delle staminali da embrione, dall’altro i sostenitori delle staminali adulte come alternativa terapeutica scevra da problematiche etiche. Al centro di tutto i diritti delle embrione e milioni di pazienti che attendono una risposta al loro bisogno disperato di una cura. Ma perché le staminali come panacea per moltissime malattie? Gli organi del nostro corpo sono costituiti da piccole unità che ne permettono il funzionamento: le cellule mature. Quando queste muoiono o si alterano si sviluppano le malattie. Le staminali sono capaci di produrre le cellule mature e, costringendole a moltiplicarsi, si possono produrre quantità illimitate di cellule da trapiantare in un organo malato. Il problema nasce considerando l’origine delle staminali. Le adulte vengono isolate dai tessuti adulti ma la loro moltiplicazione in vitro è spesso problematica. La staminali da embrione si moltiplicano bene ma il loro prelievo implica la distruzione di un embrione prodotto ad hoc, comportando enormi difficoltà di natura etico-morale.
A complicare la discussione vi sono fenomeni diffusi di disinformazione, mentre la situazione reale a livello tecnico resta molto poco definita. Nei fatti, le staminali embrionali rappresentano senza dubbio uno strumento terapeutico formidabile ma, al momento, puramente virtuale poiché non esistono esempi di efficacia terapeutica delle cellule staminali embrionali umane. Ciò nonostante, è ormai diffusa l’opinione erronea secondo cui il divieto all’uso di queste cellule impedisca l’applicazione su vasta scala di terapie già funzionanti. Allo stesso modo è vero che esistono terapie con staminali adulte del midollo osseo e dell’epidermide ma non è altrettanto chiaro quando sarà possibile estendere queste tecniche agli altri organi. Da queste considerazioni elementari scaturiscono alcune riflessioni. Primo: non c’è modo di determinare se sia possibile curare la grande maggioranza delle malattie usando solo uno dei due tipi di staminale. La discussione in questo ambito deve essere considerata apertissima.
Secondo, si avverte da parte di molti addetti ai lavori (anche laici come lo scrivente) una forte pressione mediatica tesa ad instillare un “senso di urgenza” nel grande pubblico e nel legislatore, tale da portare a permettere la clonazione e la distruzione aprioristica di embrioni umani. Il grado di maturità di una società si valuta anche nel rispetto che questa dimostra per i valori fondamentali della procreazione e del diritto alla vita. Bisogna rifuggire da considerazioni semplicistiche riguardanti il fatto che un embrione a stadi di sviluppo precoci altro non sarebbe “che un grumo di cellule” e quindi sacrificabile per il bene del malato. Quel grumo di cellule altri non è che un essere umano in una fase della vita umana, forse diversa da un adulto, biochimicamente o anatomicamente, ma sempre vita. Ce ne dimentichiamo spesso ma noi tutti siamo stati un giorno quello stesso grumo di cellule (riflessione rubata a Sylvie Coyaud, amica e giornalista). Allo stesso modo non si deve indiscriminatamente bloccare la ricerca sulle cellule staminali embrionali. Possono esistere modi di generare staminali embrionali senza creare o distruggere embrioni, come proposto dalla commissione Dulbecco. Sono vie che sono spesso ignorate ma che devono essere esplorate, così come si deve proseguire nello sviluppo di cure che utilizzano altre cellule, incluse le staminali adulte. A questa situazione deve sottendere un vivo dibattito sullo statuto dell’embrione e di altre tematiche bioetiche quale quello che si svolgerà al convegno “Dialogo sulla vita umana” organizzato dalla fondazione Italianieuropei, e da Giulio Einaudi editore presso il Sacro Convento di Assisi. Un giusto passo verso una discussione pacata e costruttiva su argomenti che sono critici per lo sviluppo della nostra civiltà e che riguardano il nostro futuro, come specie e come individui.