Padre Vincenzo Coli - Seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana" PDF Print E-mail

There are no translations available

Padre Vincenzo Coli
Custode della Patriarcale Basilica di San Francesco

Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana"
Assisi 29 gennaio 2003


Autorità, uomini di scienza, di fede, di etica, dell'arte del governare e amici, siate i benvenuti qui presso la Tomba del Poverello, l'uomo nuovo, per un dialogo profondo e sereno sulla vita umana. Lo spirito e lo stile di Francesco Vi accompagni e Vi solleciti ad un confronto rispettoso, ricco della competenza ed esperienza di ciascuno, aperto sul futuro e tendente chiaramente a quelle convergenze che giovano alla vita di ogni uomo.
Inizio con due citazioni che vorrei fossero comprese come la cornice ideale del mio dire:

1) "Tu, Signore amante della vita, ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato" (cf. Sap. 11,24-26);
2) "La gloria di Dio è l'uomo vivente" (S. Ireneo).

Nella prima citazione abbiamo, espresso con forza ed in forma di ragionamento, il ruolo determinante dell'amore nella creazione e conservazione degli esseri. Nella seconda la grandezza dell'uomo come luogo vivente dell'irradiarsi dello splendore stesso di Dio.
Si tratta per i credenti di due verità, inscindibilmente unite tra di loro, che illuminano secoli di vita e di storia, pur in mezzo a diversi segni di appannamento di questa luce abbagliante, segni dovuti alla fragilità umana, alla sete di potere e alla mancanza di coraggio nel vivere fino in fondo, radicalmente, il Vangelo, che ancora oggi proclama "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace - intesa come pienezza di vita - in terra agli uomini che egli ama" (Lc. 2,14). La benevolenza di Dio accompagna l'uomo durante tutta la vicenda della sua vita. "La presenza di Dio nella carne umana ha una portata dossologica e salvatrice/liberatrice".
L'uomo nella visione biblica ha sempre avuto il compito di collaborare con Dio, come libero patner, nel presiedere e custodire l'opera della creazione. Dio lo sollecita al dialogo perché la relazione con Lui è vitale. Nella visione francescana, poi, questa fondamentale relazione viene esplicitata. Scrive un teologo e filosofo francescano:"Il dinamismo più profondo dell'uomo, manifestato nella sua volontà, nella sua intelligenza e nel suo sentimento, lo rimandano al Tu divino, con il quale si instaura una relazione privilegiata, profondamente personale che incide nell'essere di ciascuno e condiziona il vivere, il lavoro, l'amare e il morire...Dio non è uno schema, né un'idea, né una forza; non è un programma, né un programmato, ma vita, amore, creatività" (cf. J. A. Merino, Umanesimo francescano, Cittadella Editrice, 1984, p. 114-115). Anche le altre relazioni, con gli uomini e la natura (creature animate ed inanimate, animali), sono caratterizzate non solo dalla esistenzialità, ma anche dall'affettività, dal senso vocazionale della vita e dalla convergenza verso una stessa meta intenzionale e vitale (cf. ibidem, p.114).
Nello splendido cantico di Frate Sole, Francesco canta l'Altissimo Suo Signore per mezzo delle creature (sole, luna, stelle, vento, acqua, ecc, compresa la stessa morte perché esperienza facente parte della vita, come atto supremo di "espropriazione" per essere in grado di accogliere, definitivamente, la pienezza di Lui. Ma canta anche insieme con loro perché hanno un valore in se stesse, portando di Lui significazione; sono vestigia, orme e immagini! (Cantico, 4; FF. 263). Tra il Cantico ed il vissuto di Francesco nessuna contraddizione. La creazione è l'orizzonte per fare della vita una festa. E' la testimonianza di un uomo che ha accettato di essere amato, di essere perdonato. La riconciliazione cosmica di Cristo, agli occhi di Francesco, rivela la fratellanza universale di tutti gli esseri ed il dono stupendo della vita.
Già, la vita! Francesco ha dimostrato un grande rispetto anche alle sue espressioni più umili e trascurate ("raccoglieva dalla strada i vermiciattoli per non calpestarli"), perché ogni esistenza potesse seguire la propria traiettoria e avere il suo compimento, senza soluzione di continuità, dal suo primo brillare al suo spegnersi nella Luce.
Francesco è stato un appassionato cantore della vita, ne ha fatto una celebrazione festiva. E' l'augurio che mi permetto di fare a ciascuno di Voi, cari amici. Siate appassionati cantori della vita; non perdete la passione di vivere e di aiutare a vivere. Aiutate gli uomini fratelli a non vendere la propria anima al Mefistofele di turno: l'assoluto della ragione, della scienza, del progresso, della tecnologia, della politica o della religione stessa non vivificata dallo Spirito che è Signore e dà la vita.
In questo ultimo contesto e, tenendo conto del Dialogo sulla vita umana, non guasta un accenno alla tecnica. Essa, come ci ricordano tanti pensatori, "è la distruzione di ogni mito, è un antimito che, a sua volta, si è trasformato in un altro mito più irrazionale e disumanizzante, poiché sottomette tutto ad una cosificazione incondizionata". In questo caso ogni relazione vitale dell'uomo con gli altri esseri si spezza con conseguenze incalcolabili. Solo un esempio: la mercificazione dell'uomo indebolisce la democrazia, perché solo "un'idea nobile dell'uomo la fortifica".
Il Dio di Francesco, il Dio biblico, garante della nostra libertà perché amante della vita, ricorda ad ogni uomo la responsabilità delle sue scelte: "Io ti ho posto davanti la vita e la morte; la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza.." (Dt. 30,19). Personalmente credo nella capacità dell'uomo di coniugare libertà e responsabilità, ma rimango con un piccolo/grande dubbio: "La nostra epoca, parafrasando Heidegger, è troppo vecchia per gli dei e troppo precoce per il Dio di Gesù Cristo e di Francesco?".

Pace e bene desideriamo ed il Ciel ci dia!