Pier Ferdinando Casini Presidente della Camera dei deputati
Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana" Assisi 29 gennaio 2003
Voglio anzitutto ringraziare il Presidente della Fondazione Italianieuropei, il Custode del Sacro Convento di Assisi, la casa editrice Giulio Einaudi per l’invito a prendere parte a quest’importante convegno, attraverso il quale si potrà riavviare una riflessione civile, etica e religiosa sul tema della bioetica e sulle straordinarie conseguenze che l’intervento scientifico può determinare sulla vita umana. Non c’è dubbio che il dialogo di oggi presenti caratteri di grande attualità. Siamo, infatti, in un momento cruciale del nostro futuro: è la stessa capacità dell’uomo di progredire senza sosta nel cammino della conoscenza di se stesso, della propria dimensione fisica e biologica, a porci di fronte alla necessità di riflettere sull’opportunità o meno di disciplinare la libera ricerca della conoscenza, in modo che essa rispetti principi e convinzioni etiche profondamente radicate nella nostra società e nella nostra cultura. Non si tratta di riproporre oggi, in una società ormai resa pienamente pluralistica da un consolidato processo di secolarizzazione, l’antica contrapposizione fra oscurantismo e progresso scientifico. Sarebbe, infatti, una contrapposizione ridicola, nel tempo presente. C’è piuttosto la necessità di riconoscere che l’eventuale applicazione delle più recenti conoscenze scientifiche in campo biologico incide sui diritti fondamentali della persona umana, sul diritto alla vita, alla propria individualità, alla propria identità genetica e pone quindi interrogativi etici di qualità diversa rispetto al passato. L’uomo è riuscito a mutare radicalmente la qualità delle proprie conoscenze biologiche, e questo va a merito della sua intelligenza e della straordinaria applicazione di cui è capace; oggi siamo in grado di riprodurre artificialmente la vita in provetta e di ritardare artificialmente la morte di una persona. In questo modo la scienza, dopo aver svelato le regole del funzionamento dell’universo, può assaporare l’illusione di insinuarsi nel cuore del mistero dell’uomo. La decrittazione del genoma umano apre grandi prospettive, anche per quanto riguarda la lotta alle malattie genetiche, ma scuote nel profondo la coscienza morale delle persone perché spalanca le porte su quanto di più squisitamente individuale appartiene a ciascun uomo ed a ciascuna donna di questo pianeta. Non siamo ancora in grado di prevedere quali applicazioni saranno effettivamente possibili, né quando si potranno realizzare, ma è indubbio che l’uomo è potenzialmente in grado di condizionare il patrimonio genetico dei propri simili agendo direttamente su ciascun gene, modificandolo e riproducendolo fino alla prospettiva aberrante della clonazione umana. L’umanità non è più, quindi, semplice strumento di trasmissione della vita, ma può assumere, almeno potenzialmente ed in una prospettiva futura, un ruolo molto più invasivo, intervenendo direttamente nella definizione del patrimonio genetico degli individui. Le notizie sulla realizzazione della prima clonazione umana, pur da verificare e prendere con assoluto beneficio d’inventario, ci danno la misura di quale accelerazione sia ormai intervenuta in questo ambito delicatissimo. Su tutti questi temi, in particolare sulle implicazioni etiche dell’ingegneria genetica, ci intratterranno gli autorevoli interventi degli scienziati, degli studiosi e dei teologi che si succederanno nel corso di questa giornata. Sono convinto che si tratterà di contributi di grande interesse, che potranno facilitare un dibattito serio ed approfondito intorno a queste tematiche. Si sente il bisogno di rilanciare questo approfondimento, anche per mettere in condizione la politica di assumere in pieno le proprie responsabilità e dare finalmente indicazioni normative che possano definire il quadro di ciò che è lecito, e di ciò che invece deve restare confinato solo nel campo delle possibilità teoriche. Non possiamo negare che, soprattutto nel nostro Paese, questa riflessione a tutto tondo sul tema della bioetica sia fin qui mancata, come probabilmente è mancato, nonostante il lavoro prezioso della Commissione Nazionale per la bioetica, un confronto permanente e non occasionale fra il mondo della scienza e quello della politica. Credo sia necessario colmare questi ritardi, a partire dalle questioni che il Parlamento ha già avuto modo di affrontare parzialmente nella scorsa e nell’attuale legislatura, senza peraltro pervenire sin qui ad una soluzione legislativa. Penso anzitutto alla necessità di approntare una legge che disciplini la fecondazione medicalmente assistita. Tutti voi conoscete certamente la travagliata storia dei disegni di legge che hanno cercato inutilmente di dare ai cittadini ed agli operatori sanitari certezze giuridiche in una materia di grande delicatezza. La proposta a suo tempo approvata dalla Camera dei deputati è oggi ancora presso il Senato della Repubblica, e spero possa essere celermente esaminata. Le notizie apparse ieri ci dicono che presto riprenderà la discussione in Commissione, e questa è senza dubbio una buona notizia. Io non intendo, naturalmente, entrare nel merito del suo contenuto; rilevo però che mi sarebbe sembrato un errore rinunciare al lavoro già effettuato e cedere alla tentazione di un rinvio a tempo indeterminato, proprio quando i fatti di cronaca recentemente intervenuti ci richiamano, al contrario, con maggior forza alle nostre responsabilità. Sono quindi lieto che al Senato si riprenda dunque in mano il testo approvato, che si ricominci a discuterlo, magari che lo si emendi, ma che riparta intorno alla fecondazione assistita quel dibattito appassionato e aperto che ho avuto modo di riscontrare nel corso dell’esame del disegno di legge alla Camera dei deputati. E’ certamente un tema che divide. Divide le coscienze ben oltre gli schieramenti politici, e lo fa in modo così lacerante che ciascuna delle due grandi coalizioni rappresentate in Parlamento ha preferito sin qui non vincolare le decisioni dei singoli parlamentari ad una disciplina di partito o di coalizione. Questo ci dà la misura delle difficoltà che il legislatore deve affrontare. Il mio auspicio è che queste difficoltà non siano ulteriormente accresciute da un’eccessiva enfatizzazione delle differenze di fondo che esistono e che sono legittimamente emerse sul tema fra ispirazione cattolica e laica, enfatizzazione che potrebbe paralizzare ogni iniziativa legislativa e produrre un ulteriore grave ritardo normativo per il nostro Paese. Il compito della politica deve essere quello di ricondurre entro un possibile spazio comune anche ciò che appare divergente in modo irriducibile sul piano etico, pur senza sacrificare la dialettica, anche forte, che caratterizza il dibattito sulle grandi questioni etiche della vita. Che si debba porre un freno alla possibilità di manipolare la vita mi sembra fuori discussione. Ho fiducia, e lo dico da cattolico convinto, che sia possibile trovare un terreno di comune sentire nell’individuare un limite condiviso alla manipolazione della vita. Fare politica significa perseguire con decisione i propri convincimenti, ma anche riconoscere pragmaticamente l’utilità del dialogo e di ogni possibile ed onorevole composizione degli interessi contrastanti. Non voglio però nascondermi dietro il mio ruolo istituzionale: è inevitabile che la mia storia politica e la mia fede determinino il mio pensiero ed il mio orientamento etico. Io guardo – ad esempio - con orrore alla pratica della clonazione, diffido di ogni forma di manipolazione artificiale della vita e sono molto preoccupato per le possibili conseguenze dell’accettazione di pratiche di ingegneria genetica che potrebbe condurre l’uomo lungo i pericolosi percorsi dell’eugenetica. C’è un ultimo aspetto cui vorrei accennare, e riguarda la complessa relazione fra le scelte politiche e legislative che saranno adottate nel nostro Paese ed il quadro comunitario in cui esse si troveranno ad operare. L’Italia è ormai parte di una più ampia casa comune: non possiamo avere l’illusione che nel futuro la scelta europea non ci condizioni sul piano normativo anche in questa delicatissima materia. L’Europa si sta indirizzando, pur tra molte difficoltà, verso una linea comune che vieta ogni forma di ricerca e sperimentazione sulla clonazione di esseri umani, e riconosce la possibilità di interventi biotecnologici connettendoli però ad un ambito strettamente terapeutico e non ad interventi di modifica del patrimonio genetico. Si tratta di un quadro ancora molto instabile e non completamente delineato, ma è evidente che quanto più chiaramente l’Unione Europea prenderà posizione su questi temi, tanto più il nostro Paese dovrà in qualche modo a tali posizioni uniformarsi. Come si vede siamo ancora in mezzo al guado e non vediamo con sguardo limpido il terreno su cui approderemo. Quello che è sicuro, e che spero emerga in questo dibattito, è che si fa sempre più pressante la necessità di decidere e di dare risposte certe e stabili in ordine al delicatissimo ambito della formazione della vita, soprattutto se si tratta della vita umana. Il mio auspicio, con il quale auguro a tutti voi un buon lavoro, è che dall’impegno di oggi venga una spinta decisiva verso questa ormai non più rinviabile assunzione di responsabilità.
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