Hamza Massimiliano Boccolini - Università della Svizzera italiana
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Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana" Assisi 29 gennaio 2003
ISLAM E SCIENZA
Per capire in che modo i musulmani vivono il rapporto tra la propria religione, l’Islam, e la Scienza non possiamo prescindere dall’utilizzare come punto di riferimento il testo sacro per l’Islam, il Corano, parola di Dio rivelata al Profeta Muhammad come monito per l’umanità e come guida per tutti i musulmani. Il Corano è la fonte primaria del Diritto islamico, ed è attraverso i suoi versetti che si compone la Shari’a, che letteralmente vuol dire strada o sentiero e che è la regola di vita di ogni musulmano. Dal punto di vista islamico la scienza si propone di «dimostrare l’unità e la coerenza di tutto ciò che esiste » così che l’uomo possa essere guidato nella venerazione del Dio unico. L’unità del creato è per l’Islam la via per scoprire l’armonia universale e per avvicinarsi quindi al Creatore. Partendo da questo punto di vista possiamo notare come l’unità del creato si ponga in antitesi a qualsiasi dualismo, come quello tipicamente occidentale tra Scienza e Religione, volendo invece unificare tutti gli aspetti della vita. Il rapporto e l’interesse che l’Islam ha nei confronti della scienza lo dimostra il Corano stesso, in quanto almeno 750 versetti del Corano, 1/8 circa del totale, esortano allo studio della natura con richiami di tipo cosmologico, fisico biologico come nel versetto 190 sura III del Corano nel quale si dice: «E in verità nella creazione dei cieli e della terra e nell’alternarsi del giorno e della notte vi sono segni per quei che han sano intelletto». Ma il Corano non sollecita l’uomo a ricercare la conoscenza e ad osservare i fenomeni della natura al solo fine di accrescere la sua conoscenza. Il senso di questi versetti è che il ricorso alla razionalità da parte dell’uomo e dell’indagine lo condurrebbe in maniera automatica e naturale ad apprezzare le meraviglie della creazione e del suo Creatore. «E sulla terra vi son segni per chi è certo del Vero» (Cor. LI/19). Il ricorso alla scienza quindi è per la religione islamica non un motivo di contrasto ma di avvicinamento a Dio ed alla religione. Questa concezione della scienza risulta più comprensibile analizzando che la cultura e la scienza islamica non considerano i fenomeni naturali come eventi slegati dagli ordini superiori. Ciò è dimostrato dall’interesse della civiltà arabo-islamica nei confronti dello studio della matematica, interesse suscitato dalla sua funzione di legame tra la molteplicità del creato e l’unità del divino. Anche il ruolo dello scenziato musulmano è diverso da quello occidentale, dove la figura del saggio (hakim) è rimasta immutata col passare dei secoli e divenendo simbolo dello studioso che coniuga le conoscenze religiose con quelle naturali, numerosi sono gli esempi in questo senso incarnati da personaggi come Avicenna, che hanno incarnato l’unità enciclopedica del sapere. Per molti studiosi è stato proprio questo rapporto privilegiato tra religione e scienza che ha permesso lo sviluppo del mondo arabo-islamico dal VIII al XIV secolo d.C. così come la decadenza che questa civiltà ebbe dal XIV secolo d.C. in poi è riconducibile all’esaurirsi dell’iniziativa scientifica ed allo scoraggiamento delle innovazioni anche nell’ambito del diritto islamico con la fine dell’Ijtihad (sforzo interpretativo). In questo contesto, infatti, le scuole teologiche esclusero in maniera progressiva lo studio delle scienze naturali dai loro programmi, dando spazio quindi ad un pensiero più chiuso ed all’atrofizzazione della scienza proprio quando in l’Occidente iniziava il suo risveglio grazie al Rinascimento .
IL MIRACOLO SCIENTIFICO DEL CORANO
Cinghia di trasmissione tra l’Islam e la Scienza è la visione “concordarista” dei versetti del Corano. Secondo questo tipo di interpretazione molti brani del Corano anticipano direttamente, indirettamente o allusivamente informazioni scientifiche moderne e comunque impossibili da acquisire ai tempi del Profeta Muhammad. Nel Corano quindi vi sarebbero, così come riportato da una tradizione profetica «le informazioni su ciò che è accaduto prima di voi e su ciò che accadrà dopo ». Questa visione interpretativa dei versetti del Corano prende spunto dal passo 6, 38 che dice: «Noi non abbiam trascurato nulla nel Libro» e del versetto 16,89 «Il Libro abbiam rivelato a te come dimostrazione chiara di tutte le cose». Uno dei sostenitori di questo tipo di esegesi del Corano nel mondo islamico classico è il Teologo Al-Ghazali, autore dell’opera “La vivificazione delle scienze religiose”. In un’altra delle sue opere dal titolo Le perle del Corano, egli sostiene che: «I principi fondamentali di tutte le scienze […] sono contenuti nel Corano e tutti anzi attinti allo sterminato mare della conoscenza di Dio […] tutta la scienza degli antichi e dei moderni confluisce nel Corano ». Alcuni esempi di versetti del Corano che anticipano fenomeni naturali li troviamo nel versetto «il mio Signore che conosce l’invisibile, e non gli sfugge il peso d’un atomo [dharra] nei cieli e sulla terra, e non v’ha cosa più piccola di quello o più grande che non sia notata in un Libro chiaro [cioè il Corano]» (Cor. 34,3). Questo versetto farebbe riferimento alla scoperta dell’atomo e delle particelle sub-atomiche. Mentre il versetto 13,2 «e tutto corre verso un termine fisso» farebbe riferimento alla gravitazione universale. Questo modo di interpretare il testo sacro pone le basi allo sviluppo ed all’incremento degli studi scientifici nel mondo islamico, i fedeli sanno che «Soltanto temono Iddio, dei Suoi servi, quelli che sanno» (Cor. 39,9) e ciò viene supportato anche dalle tradizioni profetiche che invitano il fedele a ricercare la scienza: «Chi esce alla ricerca della scienza, è nella via di Dio finché ritorna ».
LA CLONAZIONE
Rimenando sul tema della Scienza, e sul suo rapporto con la fede, risulta quanto mai interessante entrare subito nel merito dell’argomento che maggiormente scuote le coscienze dell’opinione pubblica mondiale in questo preciso momento storico, il tema della clonazione. Una delle caretteristiche della religione islamica è l’esistenza di diverse scuole giuridiche che nella storia dell’Islam hanno avuto opinioni divergenti su diversi punti del Diritto islamico, permettendo ai musulmani di avere una visione ampia ed aperta al contraddittorio in numerosi aspetti della vita del fedele. Anche a proposito della Clonazione, cioè della riproduzione di individui geneticamente identici, esistono diversi punti di vista tra i dotti islamici. Una delle prime reazioni su questo argomento è stata quello del Muftì dell’Egitto Farid Wassel che l’ha definita senza indugio una pratica satanica ed immorale, mentre altri dotti la ritengono un grave attentato in quanto il Corano ammonirebbe gli uomini dicendo:«Ma solo d’un poco di scienza voi siete stati dotati» (Cor. 17,85). A questa reazione ha fatto seguito l’opinione del famoso giureconsulto Yusuf al-Qaradawi, il quale interpreta l’opinione della maggior parte dei giuristi islamici, e cioè il rifiuto dell’idea che il ricorso alla clonazione equivalga ad una violazione della creazione divina o una violazione della sua volontà, in quanto riprendendo la visione deterministica di alcuni pensatori islamici, se la tecnica riesce, è solo grazie alla volontà del Creatore. Questo però non è da considerarsi come un via libera alla clonazione in quanto forti perplessità rimangono per le conseguenze che la presenza di più copie identiche della stessa persona avrebbero all’interno della vita familiare, rendendo praticamente il matrimonio inutile al fine della procreazione. Infine si individua una bocciatura della clonazione all’interno del Corano in quanto quest’ultimo propone la varietà tra gli esseri umani e le persone come segno distintivo della creazione divina. Nonostante queste osservazioni rimane tollerabile il ricorso alla clonazione umana allo scopo di tutelare la salute del feto e per sconfiggere alcune patologie ereditarie. Infine, l’Accademia di Diritto islamico dell’Arabia Saudita, nella decima sessione dal 28/6/ al 3/7/1997 ha promulgato una risoluzione sul tema che vieta ogni tipo di clonazione sull’uomo mentre ritiene lecito utilizzare la clonazione e la manipolazione genetica nell’ambito della microbiologia, batteriologia, botanica e zoologia, per soddisfare l’interesse collettivo. Su questo tema si è pronunciata anche l’ISESCO (Islamic Education, Science and Culture Organization) che nel 1998 ha tenuto un seminario su questo tema. Le conclusioni sono state che l’Islam promuove la conoscenza (Corano 39,9) e non pone limiti a qualsiasi ricerca costruttiva. Il ricorso alla genetica per curare patologie ereditarie o acquisite non contraddice l’insegnamento islamico della perseveranza e dell’accettazione della volontà divina. Possiamo quindi riassumere la posizione della maggioranza degli giuristi islamici con la posizione presa dal consiglio delle Fatwa della Malesia lo scorso 7 gennaio 2003. Nella riunione del Consiglio si è ufficialmente dichiarato haram, illecito, la clonazione umana mentre è stato dichiarato halal, lecito, l’uso delle cellule staminali per fini terapeutici.
IL TRAPIANTO D’ORGANI SECONDO LA RELIGIONE ISLAMICA
La visione classica Altro tema che interroga le coscienze dei fedeli riguarda il trapianto degli organi. Essa è una delle scoperte più importanti della scienza medica moderna per quanto riguarda il trattamento delle malattie. Per analizzare la posizione dei musulmani rispetto a questo tema, partendo da una visione classica del Diritto islamico, dobbiamo dividere questo argomento in quattro parti principali:
1. Gli organi donati
2. Il donatore
3.Il beneficiario
4. La necessità
GLI ORGANI DONATI L’approccio dei Dotti islamici su questo argomento parte dal presupposto che, secondo la medicina, una volta morto, l’organo donato non si può recuperare, e diventa definitivamente inutilizzabile ai fini del trapianto. Perciò, gli organi donati devono essere rimossi mentre il donatore è in vita, e questo è motivo di dibattito e di divergenze sia nei circoli religiosi che in quelli medici. Gli organi donati rientrano tra le seguenti categorie: 1. Organi Primari, Organi essenziali per la perpetuità della vita: Il Cuore. 2. Organi Secondari, essenziali per la vita come i polmoni ed i reni. 3. Organi Secondari che non sono indispensabili per la vita, come le braccia, le gambe e gli occhi. 4. Varie parti del corpo come la pelle ed altri tessuti.
Gli organi essenziali per la perpetuità della vita non possono essere rimossi finché il paziente rimane in vita, anche se egli si trova sul punto di morire, in quanto nessuno può determinare con certezza il momento in qui l’anima lascia il corpo. Ciononostante, i progressi della scienza hanno mostrato che sebbene un donatore possa davvero morire, certi organi possono continuare a eseguire la loro funzione. Questa utile e benefica scoperta ha dato il via alla ricerca della realtà della morte in se, soprattutto per determinare esattamente quando una persona può essere considerata morta. Per la religione islamica una persone cessa di vivere nel momento in cui si ferma il battito cardiaco, in quanto solo in quel momento l’anima lascia il corpo, per cui la morte celebrale per la religione islamica non è considerata come un decesso.
IL DONATORE
Il Donatore deve essere in grado intendere e di volere. Non può vendere i suoi organi per danaro o in cambio di altri organi del corpo. Qualsiasi contatto per uno scambio simile è illegale, in quanto l’essere umano non può vendere nulla del suo corpo non essendo il padrone di se stesso, in quanto la totalità del suo corpo è unica proprietà di Dio.
IL BENEFICIARIO Abbiamo puntualizzato che il musulmano può beneficiare degli organi altrui secondo precise condizioni. C’è però differenza di opinioni, tra i dotti islamici, sul fatto che un musulmano non possa donare i suoi organi ad un non musulmano. Esiste invece pieno accordo che il trapianto è possibile da un musulmano ad un altro e da un non musulmano ad un musulmano. Ciò viene confermato anche da Shaykh ‘Abd-Allaah ibn Jibreen, il quale rispondendo ad una domanda a proposito del trapianto cardiaco sostiene: «che non esiste nessuna obbiezione, per la legge islamica, a trapiantiare il cuore di un non musulmano nel corpo di un musulmano; in quanto quest’organo non è il posto dove risiede la fede o la miscredenza ».
LA NECESSITÀ L’Islam ha stabilito chiaramente cosa sia illecito. Tutto ciò che può portare a qualcosa di illecito è illecito. Tuttavia l’Islam non perde di vista le necessità costrittive della vita. Così, permette al Musulmano, in caso di necessità, di utilizzare qualcosa di proibito per preservare la propria vita. Un versetto del Corano, dopo aver enumerato gli alimenti proibiti chiarisce: «E chi vi sarà costretto, senza desiderio o intenzione, non farà peccato. Allah è Perdonatore e Misericordioso» (Cor, II:173). E a partire da questo e da altri versetti simili che i Dotti musulmani hanno emesso la regola: «Necessità rende lecito». In base a questo principio il beneficiario può avere un trapianto d’organi in base alla necessità fisica del malato. Risulta evidente quindi, che non sarebbe mai ammesso un trapianto che riguardi motivi estetici.
E’ lecito trapiantare organi o tessuti della stessa persona nel suo stesso corpo.
Al-Zurqani sostiene che potrebbe essere possibile permettere a qualcuno di nutrirsi della sua stessa carne per sopravvivere. Egli si riferisce anche ai casi in cui una persona viene punta da uno scorpione sulla mano, e l’unico modo per sopravvivere nel deserto è quello di rimuovere l’arto . Al-Zurqani utilizza quest’analogia per rendere permissibile la rimozione di un lembo del proprio corpo, se ne esiste la necessità. E ciò vale anche per salvare il corpo altrui.
Gli obiettivi del trapianto d’organi. Le regole che riguardano il trapianto d’organi dipendono dai suoi obiettivi. Il trapianto potrebbe essere fatto per motivi di bellezza o per cambiare i connotati ad un criminale ed a un fuggitivo. In questo caso esso non è permesso, in quanto il trapianto viene consentito solo per motivi di salute. Esso infatti deve riportare l’uomo al suo equilibrio psico-fisico ripoortando il paziente ad un buon stato di salute.
Cos’è proibito nel campo del trapianto d’organi. A proposito del trapianto d’organi esiste la convergenza di tutti i dotti islamici sulla proibizione del trapianto degli organi riproduttivi. Il Consiglio del Fiqh (Diritto) islamico ha risposto a questa quesito nel seguente modo: Considerato che i testicoli e le ovaie continuino ad andare avanti ed a produrre le caratteristiche genetiche (DNA) del donatore originale anche dopo che viene trapiantato nel nuovo corpo, il trapianto degli organi riproduttivi non è consentito in accordo al diritto islamico. Trapiantare parti del sistema riproduttivo che non trasmettono il DNA, invece (ad eccezione delle parti private stesse), è lecito in caso di necessità legittima.
L’APPROCCIO MODERNO
La Giurisprudenza islamica tradizionale definisce la morte come la completa cessazione del cuore o della respirazione. La moderna tecnologia medica che può intervenire per prolungare la vita ha costretto i Dotti islamici a rivedere le loro opinioni ed a sviluppare il diritto islamico in senso modernista. Grazie a questo sviluppo della medicina è nato il dibattito tra i Dotti islamici sul fatto che si possa ancora considerare la morte attraverso questi principi antiquati. Può infatti un innata integrazioni di funzioni vegetative senza l’utilizzo del cervello della persona morta essere usata come condizione necessaria e sufficiente della vita? Sebbene le scritture islamiche, il Corano, contengono vari temi legati alla morte, il concetto viene lasciato indefinito ed è sempre portato in stretta relazione con il concetto di vita. Riporta infatti il Corano:«No! Che ogni persona (nafs) gusterà la morte, e Noi vi proviamo col male e col bene, e poi sarete a Noi ricondotti» (Cor.21:35-6). In altre parole, il Corano dice che è la persona che gusterà la morte, e non la sua esistenza fisica separata dalla sua anima. Una persona cessa di esistere quando arriverà la morte. La morte è il termine dell’esistenza di un individuo, la capacità di credere e non credere non un semplice organismo. Sebbene poi l’Islam ortodosso possa accettare il dualismo corpo-mente, il Corano usando il termine (nafs), intende rigettare l’idea di una qualche entità, come l’anima, lasciando il corpo al tempo della morte. La vita non finisce con la morte. Nello stesso modo in cui una persona non cessa di esistere mentre dorme non cesserà di esistere nella morte. Ed è per questa ragione che i giuristi musulmani, i Dotti, hanno adottato il punto di vista che è lecito per il paziente in uno stato vegetativo irreversibile, di rifiutare qualsiasi trattamento che prolunghi la vita che è diventata miserabile per il paziente. In passato la morte per i musulmani avveniva solo attraverso la cessazione della circolazione del sangue e dell’apparato respiratorio. Ma i moderni mezzi che permettono ad un corpo di continuare a vivere con l’ausilio della macchina, e lo sviluppo del trapianto d’organi pongono ai musulmani un nuovo dibattito sulla considerazione della morte. Il senso della decisione del consiglio dei Dotti islamici del Regno dell’Arabia Saudita N. 99 datata 25/08/1982 recita: Il consiglio con unanimità risolve il problema circa la leicità di rimuovere un organo da una persona in vita e donarlo ad un'altra, allorquando ce ne fosse bisogno. Secondo quanto avviene nell’ospedale King Faisal di Riadh, in Arabia Saudita, la diagnosi della morte celebrale può stabilire in modo inequivocabile che si può continuare a mantenere in vita un cadavere allo scopo di prelevarne gli organi per il trapianto a chi ne ha bisogno.
Nella terza sessione tenutasi ad Amman, in Giordania, il 16 ottobre 1986, il Consiglio di giurisprudenza islamica (majma` al-fiqh al-islami) ha ripreso questo problema discutendo a proposito del sistema di supporto alla vita e dopo un estenuante dibattito tra i Dotti ed esperti nel campo della medicina si è giunti alla seguente decisione: La persona è considerata legalmente morta, e tutti gli orientamenti provenienti dalla Legge islamica (Shari`a) determinano che la morte avviene quando si rilevano i seguenti segni: 1. Quando la completa cessazione del cuore o dell’apparato respiratorio avviene, e i medici certificano che la cessazione sia irreversibile. 2. Quando la completa cessazione di tutte le funzioni del cervello terminano, e i medici accertano che la cessazione sia irreversibile. In questi casi è consentito interrompere il sistema che supporta la vita dal paziente, anche se alcuni organi del paziente come il cuore sono ancora funzionanti in modo artificiale.
L’ABORTO NELLA TRADIZIONE ISLAMICA IL TERMINE DELLA VITA
Altro argomento che riguarda il tema del termine della vita dal punto di vista islamico, sviluppiamo quest’argomento analizzando in che modo i musulmani trattano il problema dell’Interruzione Volontaria della Gravidanza. L’Islam come le altre religioni eleva la santità della vita, come testimoniano questi versetti del Corano: «E Noi già molto onorammo i figli di Adamo e li portammo per la terra e sul mare e demmo loro provvidenza buona, e su molti degli esseri da noi creati preferenza grande»(Cor. 17,70).
«E non uccidete i figli vostri per tema di cader nella miseria: Noi siamo che li provvediamo, e voi badate! Che ucciderli è peccato grande» (Cor. 17,31).
Quest’ultimo versetto si riferisce alla pratica preislamica dell’uccisione delle figlie femmine dopo la nascita. Questi versetti sanciscono la sacralità della vita, che non può essere tolta senza una giusta causa, ma nessun versetto del Corano parla di aborto.
L’ISLAM E L’ABORTO
Il principale interesse è rivolto alla tradizione ed alla cultura islamica per individuare se ammettano l’interruzione di gravidanza oppure, al contrario, non la consentano. Nel tentativo di rispondere a questa domanda, si devono prendere in considerazione le fasi dello sviluppo del feto come vengono viste dai teologi ed analizzare l’opinione delle diverse scuole a proposito di esse. Le fasi dello sviluppo fetale come vengono descritte dai teologi: A. Punto di vista del Corano. I riferimenti inclusi nel testo del Corano non danno adito a dubbi sul fatto che il feto vada incontro ad una serie di trasformazioni prima di diventare un essere umano.
La parola feto che in arabo equivale alla parola Janin, Pl. Ajinnah, che letteralmente vuol dire qualcosa velata o coperta. Troviamo che il Corano menziona questa parola in un versetto: «Egli, vi conosce meglio, fin da quando vi fece dalla terra, e quando foste embrioni (ajinnah) in seno alle madri vostre». (Cor. 53,32).
Per la definizione e la crescita del feto possiamo ancora osservare il Corano: «Poi ne facemmo una goccia di sperma in ricettacolo sicuro. Poi la goccia di sperma trasformammo in grumo di sangue, ed il grumo di sangue trasformammo in massa molle, e la massa molle trasformammo in ossa, e vestimmo l’ossa di carne e produciamo ancora una creazione nuova» (Cor. 23,13).
Alcuni studiosi islamici usano definire il feto come ciò che si trova nell’utero, mentre altri come Shaf’i dividono gli stadi di sviluppo del feto in un primo stadio ‘alaq, ed in un secondo mudghah come spiega il Corano: «Sappiate che Noi vi creammo di terra, poi facemmo di quella terra una goccia di sperma (nutfah), poi un grumo (‘alaq), poi un pezzo di carne informe (mudghah) e formato, per manifestarvi la Nostra potenza» (Cor. 22,5).
Analizziamo bene queste parole. Nutfah significa letteralmente “goccia di sperma” ‘Alaqa significa “qualcosa che è aderente all’utero” Mudghah significa “un pezzo di carne che è stata masticata” S può quindi ricapitolare dicendo che nell’Islam che l’anima si trova nel feto dopo 120 giorni dal concepimento. Il feto dopo questo periodo ha gli stessi diritti di una persona.
B. Punto di vista della Tradizione. Ci sono almeno due riferimenti significativi inerenti lo sviluppo del feto: · “Ciascuno di voi viene formato nel ventre della madre per quaranta giorni come un ‘nutfa’ (goccia di liquido), poi diventa un ‘alaqa’ (si riferisce alla fase dell’annidamento) dopo un periodo di eguale durata, quindi un ‘mudgha’ (si riferisce alla fase embrionale), infine viene inviato un angelo ed egli col suo spirito gli infonde l’anima ”. · “Quando quarantadue notti sono passate dopo lo spargimento del seme, Dio manda un angelo ad esso, in modo da dargli una forma e fabbricare le sue orecchie, gli occhi, la pelle, la carne e le ossa. Infine gli dice: “Mio Signore! Nascerà maschio o femmina? E il tuo Dio decide secondo i suoi desideri e l’angelo obbedisce al suo volere”. Nella prima Tradizione si fa riferimento a quando l’anima viene immessa nel feto, dopo 120 giorni dal momento del concepimento. Allo stesso tempo, alcuni dei commentatori dei testi coranici sostengono che le parole ‘Khalqan Akhar’ (che significa un’altra creazione), alla fine del secondo verso del Corano, alludono al momento in cui l’anima penetra nel feto. Vale la pena notare che la seconda Tradizione afferma che la differenziazione degli organi ha luogo dopo quarantadue notti dal concepimento. Si possono quindi individuare tre limiti temporali che vengono posti dagli studiosi islamici sul tema dell’interruzione di gravidanza, e sono: · Prima del quarantesimo giorno. · Prima del centoventesimo giorno. · Dopo il centoventesimo giorno. Ci sono anche due elementi fondamentali che possono essere considerati come le caratteristiche più importanti dell’atteggiamento islamico riguardo lo sviluppo del feto: il primo è che il marito e la moglie contribuiscono in eguale misura al processo della gravidanza; il secondo elemento è che il feto rappresenta una nuova creazione, che si sviluppa attraverso fasi caratterizzate da progressiva differenziazione e crescita. Ciò nonostante, mentre il concepimento è considerato l’inizio di un nuovo essere vivente, è l’atto separato dell’immissione dell’anima a creare una vita umana. La domanda fondamentale per la legge islamica è: in quale momento del suo sviluppo un feto diventa un essere umano? Alcuni teologi indicano che i mussulmani ritengono che tale momento vada situato alla fine del quarto mese di gestazione, quando il feto riceve l’anima. C’è anche un altro punto di vista che ipotizza che tale momento abbia inizio dopo il quarantunesimo giorno, quando comincia il processo di differenziazione degli organi.
LE OPINIONI DEGLI STUDIOSI RIGUARDO L’ABORTO
L’aborto dopo l’immissione dell’anima del feto è considerato proibito da tutti i giuristi islamici così come afferma il Dr. Qaradawi ed è considerato un crimine contro una vita già formata . Analizzando l’opinione delle quattro scuole giuridiche islamiche vediamo che secondo la scuola malikita non è possibile l’aborto una volta che è avvenuto il concepimento, anche durante i primi 40 giorni di gravidanza. Per la scuola shafiita, Ghazali in Ihya ‘Ulum al-Din, dice che l’aborto è diverso dalla contraccezione, in quanto è un crimine contro un essere vivente. Anche lui ritiene che la vita sia dal concepimento. Per la scuola hanafita è possibile l’aborto prima dei 4 mesi solo in caso di pericolo di vita per la madre. Per la scuola hanbalita, Ibn Qudama in Al-Mughni dice: «La donna che causa un aborto deve pagare il prezzo del sangue».La scuola hanbalita è la più flessibile, prima dei 4 mesi si può praticare l’aborto in caso di pericolo di vita, e tale aborto viene considerato come un peccato, sanabile con il prezzo del sangue. Il problema rimane per le madri che sono in pericolo di vita dopo i 4 mesi, ma il dilemma viene risolto dal principio islamico che sceglie il male minore. Una fatwa di Shaltut dice che in questo caso deve essere salvata la vita della madre . C’è un vasto accordo fra i teologi sul fatto che dopo centoventi giorni l’aborto è categoricamente proibito, eccetto che per salvare la vita della madre. La dottrina dei centoventi giorni si basa sulla Tradizione dei ‘quaranta giorni’, in cui il Profeta rivela che il feto viene trattenuto nell’utero come seme per quaranta giorni, come uovo fecondato per altri quaranta giorni, come carne per ulteriori quaranta giorni. A quel punto, all’incirca al centoventesimo giorno, l’anima viene immessa nel corpo. In contrasto con la tesi sostenuta da molti studiosi che concordano sul fatto che l’interruzione volontaria di gravidanza eseguita dopo il centoventesimo giorno è proibita, le opinioni divergono riguardo l’interruzione volontaria di gravidanza eseguita prima di tale data e ci sono quattro posizioni dell’Islam riguardo all’aborto prima del centoventesimo giorno: 1. Ammissibilità assoluta, persino in assenza di giustificazione. 2. Ammissibilità condizionata, in presenza di un’accettabile giustificazione. Se non vi è giustificazione, l’aborto è disapprovato. 3. Disapprovazione assoluta. 4. Proibizione categorica dopo il quarantesimo giorno. Questa è la posizione più seguita nell’Islam. Ci sono alcuni aspetti dell’aborto che necessitano di una particolare enfasi, fra essi ci sono l’interruzione di gravidanza per gravidanza illegittima, stupro e malformazioni fetali.
L’ISLAM E L’ABORTO A CAUSA DI UNA GRAVIDANZA AVUTA FUORI DAL MATRIMONIO, AD UNO STUPRO, A MALFORMAZIONI FETALI
La legge Islamica riguardo alle gravidanze che sono il risultato di un rapporto illegittimo (ovvero ogni rapporto sessuale al di fuori della relazione coniugale valida per legge) non è favorevole all’interruzione di gravidanza. Un avvenimento della vita terrena del Profeta getta luce sulla posizione islamica che è contraria all’interruzione di gravidanza come possibile soluzione ad una gravidanza frutto di un rapporto sessuale illegittimo ed i teologi in base a questo concludono che la gravidanza frutto di un rapporto sessuale illegittimo vada portata a termine, in quanto il figlio sarà un musulmano. L’aborto nell’Islam non è ammesso nemmeno in seguito ad uno stupro. Una recente dichiarazione del Grand Imam di Al-Azhar nel 1993 ha ricordato questa posizione. Questa dichiarazione è avvenuta in relazione ad una questione sollevata a proposito di alcune donne mussulmane di nazionalità bosniaca che erano state stuprate dai serbi ed erano rimaste incinte. Egli ha sollecitato le comunità mussulmane a farsi carico degli oneri per allevare quei bambini, frutto dello stupro, al fine di comportarsi da buoni mussulmani. Alcuni paesi come la Giordania ed il Sudan, comunque, ammettono l’aborto per motivi di stupro. Anche se i progressi registrati dalla moderna diagnosi prenatale, permettono di diagnosticare con precisione e sicurezza alcune anomalie del feto, l’Islam non consente l’interruzione di gravidanza per questi motivi. Il Grand Imam di Azhar, rispondendo ad alcune domande inerenti l’argomento, ha affermato che l’interruzione di gravidanza effettuata per questi motivi non può essere consentita. Egli ritiene che la scienza, che ha permesso la diagnosi precoce di tali deformità, progredendo ulteriormente, troverà cure adeguate per esse. Comunque, alcuni paesi islamici, il Kuwait per esempio, hanno consentito per legge l’interruzione di gravidanza se il difetto riconosciuto al feto risulta essere incurabile.
ASPETTI ETICI DELL’ABORTO NELLA CULTURA MUSULMANA
I codici morali ed etici hanno una lunga storia e sono stati trattati in numerosi testi della letteratura filosofica e medica. L’etica è come un ponte fra la politica sanitaria ed i valori umani. Esamina la validità morale delle scelte che devono essere fatte e cerca di risolvere i conflitti fra i valori che inevitabilmente insorgono nel prendere tali decisioni. Nella cultura islamica, l’etica non è indipendente dalla legge, ma piuttosto fa parte di essa. L’etica non può essere separata dalla religione dell’Islam ed è costruita interamente su di essa. Le questioni etiche e morali sollevate dall’IVG sono veramente complesse e non possono essere risolte con facilità. Il fatto stesso che l’IVG rappresenti la distruzione di una vita umana, così come la procreazione di una vita umana, è strettamente correlato alle nostre convinzioni circa la vita e la morte degli individui, e deve indurci a considerarlo come una grave decisione da prendere. Le recenti controversie ed i tentativi di legalizzare l’IVG in molte nazioni hanno polarizzato il dibattito su due posizioni estreme, nessuna delle quali riesce a conquistare il consenso generale. Da un lato, il feto è ritenuto una parte a tutti gli effetti del corpo della donna per cui sarebbe libera di rimuoverlo da se stessa secondo la propria volontà; il suo diritto a decidere se continuare a tenere o a non tenere il bambino concepito in lei sarebbe assoluto, tanto da avere la meglio su ogni altra considerazione incompatibile con la sua. Questo punto di vista è predominante nei programmi dei gruppi femministi. All’altro estremo, peraltro, il feto viene investito di un assoluto diritto alla vita, per cui niente potrebbe opporsi all’obbligo per la madre di portare a termine la gravidanza. Questo è il punto di vista dei cattolici e dei gruppi che si schierano per il diritto alla vita. Nella cultura musulmana, ad ogni modo, nessuna delle due posizioni viene accettata. Si mette in discussione l’idea del “diritto alla scelta”, con la motivazione che una donna non crea un feto, bensì lo riceve; il feto le viene affidato, non è una parte del corpo della madre e può avere differenti peculiarità biologiche. Si pensa che la libertà di una donna relativamente al proprio corpo non possa avere come conseguenza la libertà di uccidere un altro essere umano, semplicemente per il fatto che è dentro di lei. Al centro fra queste due posizioni estreme, vi è la posizione assunta dall’etica musulmana. E’ una posizione che sembra ricollegarsi maggiormente alla tradizione dell’etica medica, ed alla legge e all’etica sulla salvaguardia della vita in generale. Questa posizione consente l’IVG, se viene messa in pericolo la vita della madre o la sua salute. Ad ogni modo, questa posizione non consente l’IVG quando viene richiesta al fine di evitare problemi di natura economica o sociale. In un rapporto del Centro Internazionale Islamico per gli Studi e la Ricerca sulla popolazione, a proposito delle posizioni assunte da Al-Azhar sulla Bozza Programmatica di azione della Conferenza Internazionale per la popolazione e lo sviluppo, tenutasi a Il Cairo dal 5 al 13 settembre 1994, la Commissione Fatwa per le consultazioni di Al-Azhar ricorda che l’Islam condanna categoricamente l’interruzione di gravidanza, senza prendere in considerazione se la gravidanza sia stata o meno il frutto di un matrimonio valido oppure della fornicazione, eccetto in quei casi che lo giustificano in base alla necessità di preservare la vita della madre. In tali casi si rende necessario valutare lo stato di necessità. Nello stesso rapporto, l’Accademia per la Ricerca Islamica ha definitivamente stabilito che l’IVG è del tutto illecita (anche se il feto è il frutto di adulterio o di stupro), eccetto in quei casi in cui, senza ombra di dubbio dal punto di vista medico, viene stabilito che con diverso comportamento la vita della madre sarebbe messa in pericolo, con la giustificazione che, essendo lei l’origine del feto e preesistendo ad esso, il suo diritto alla vita è prevalente. Essa, infatti, ha determinati diritti ed altri ne vengono reclamati in suo favore. E’ logico, quindi, non sacrificare la vita della madre per il bene dell’embrione, la cui vita, essendo egli ancora generalmente considerato come uno degli organi della madre, non è ancora indipendente. Ne consegue che consentire l’IVG, in casi diversi da quelli menzionati, contravviene alle regole dell’Islam, anche se la questione viene posta sotto prospettive diverse che includono la pianificazione familiare, la salute riproduttiva e la salute sessuale.
L’ABORTO NEI PAESI MUSULMANI
La politica sull’aborto praticata in una nazione è il risultato del contesto sociale, politico, economico e religioso in cui si inserisce. Il tipo di struttura legislativa a cui è legato un paese influenza il contenuto delle sue leggi sull’aborto, la flessibilità con cui esse possono essere interpretate e i casi in cui la legislazione può essere introdotta o modificata. Le leggi che riguardano l’IVG spesso non sono in accordo tra loro dal momento che, all’interno dei differenti codici legislativi, la questione viene affrontata da angolazioni diverse. Quando l’aborto è considerato un crimine entra a far parte dei codici penali. Ma gli Stati che lo inseriscono nel loro codice penale possono consentire l’aborto in alcune circostanze; per cui essi stabiliscono le condizioni in cui l’aborto è considerato lecito, attraverso leggi separate o decreti, oppure tramite statuti relativi a codici sanitari, codici sullo stato sociale e la sezione dei codici relativa agli statuti sulle persone o alle relazioni interpersonali. Di conseguenza, mentre il codice penale fa riferimento alle sanzioni relative al crimine commesso con l’aborto, il codice sanitario può stabilire le condizioni in base alle quali è possibile effettuare l’aborto in maniera lecita. Ci sono circa 53 nazioni nel mondo in cui la maggioranza della popolazione è di fede musulmana. Le nazioni islamiche rappresentano il gruppo di popolazioni che ha i più alti livelli di crescita demografica del mondo. Prese complessivamente, esse hanno il più alto tasso di fertilità, il più alto tasso di mortalità in seguito a parto ed alcuni dei più alti tassi di incremento naturale. La maggior parte delle nazioni islamiche consentono l’aborto per ragioni mediche. Ci sono nove nazioni che permettono l’aborto su richiesta dell’interessata (Tunisia, Turchia, Malesia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e Bosnia). Ci sono invece quattro paesi dove vivono numerosi musulmani in cui l’aborto è illegale senza alcuna eccezione (Burkina Faso, Costa D’Avorio, Mauritania e Niger). Una scala con valori compresi tra 0 e 20, elaborata dalla Commissione per la Crisi Demografica (1992), relativa alla possibilità di accesso all’aborto, indica che tale disponibilità nei paesi di fede musulmana varia fra 0 e 20: la Tunisia ha il valore più alto (20), la Libia, la Somalia ed il Kuwait mostrano quello più basso (0), mentre la maggioranza dei paesi si attesta intorno al valore di 5. Si pensa che in molti paesi musulmani ci sia un forte ricorso agli aborti clandestini che spieghi gli alti tassi di mortalità in seguito a parto in quelle zone. Per esempio in Bangladesh muoiono ogni anno 7.800 donne in seguito a complicazioni successive all’aborto clandestino. L’aborto è soggetto a restrizioni in quei paesi in cui è consentita la Regolazione Mestruale (MR), ovvero quando i rapporti sono vietati in alcuni periodi (periodi considerati fecondi) del ciclo mensile e sono consentiti in altri (periodi considerati non fecondi), per esempio in Bangladesh.
COMMENTO
Si può concludere evidenziando che esiste un vasto consenso fra i teologi musulmani sul principio che l’aborto dopo il centoventesimo giorno non sia consentito, eccetto che per salvare la vita della madre. Prima di quel periodo, la maggioranza delle istituzioni islamiche e dei teologi sono dell’opinione che l’aborto non possa essere consentito nell’Islam, eccetto che per ragioni di salute e che, inoltre, l’aborto non possa essere utilizzato come metodo di pianificazione familiare. Ma le donne che si presentano con complicazioni successive all’IVG devono essere curate adeguatamente. Esse hanno il diritto di ricevere un’idonea terapia medica, senza il timore di essere punite. I medici non devono esitare nel prestare a queste donne le cure adeguate, perché nutrono dei pregiudizi nei loro confronti, e gli ospedali che curano le complicazioni successive all’aborto devono essere in grado di fornire un’adeguata consulenza dopo l’IVG e devono effettuare programmi di pianificazione familiare.
L’ABORTO SECONDO LA MEDICINA CLASSICA ISLAMICA
Secondo Avicenna in Kitab al-Qanun «Talvolta può essere necessario praticare l’aborto. Come quando la donna in cinta è giovane e piccola e si teme che la nascita possa causare la sua morte, o quando ella soffre di una malattia dell’utero o quando la crescita nell’utero diventa molto difficile per il feto. Anche quando il feto muore nell’utero ».
INFERTILITÀ
Il problema dell’infertilità non è nuovo, vediamo come i musulmani hanno affrontato questo problema prima delle ultime scoperte di biomedicina. La procreazione della specie umana è una parte del piano divino:«O uomini! Temete Iddio, il quale vi creò da una persona sola. Ne creò la compagna e suscitò da quei due esseri uomini molti e donne» (Cor. 4,1). I musulmani danno molta importanza alla procreazione dei figli come disse il Profeta: “Sposa una donna che ti amerà e che darà alla luce molti bambini affinché possa essere fiero del gran numero della mia nazione ”. Ma allo stesso tempo il musulmano crede che nulla accade senza la volontà divina:«A Dio appartiene il Regno dei cieli e della terra, Egli crea quel che vuole, concede a chi vuole femmine, concede a chi vuole maschi, oppure appaia assieme maschi e femmine, e rende chi Egli vuole, sterile» (Cor. 42,49-50). Il Corano inoltre ricorda la storia di due Profeti, Zakariyya e Ibrahim, le cui mogli non potevano più fare figli, anche se alla fine li ebbero in tarda età. Il Corano ricorda le parole dette da Zakariyya:«O Signore, come posso avere un figlio, vedi che sono molto vecchio, e mia moglie è sterile? E l’angelo rispose: “Eppure Dio fa ciò che vuole”» 3:40 Sara la moglie di Ibrahim disse:«Ahimè! Dovrò io partorire mentre son vecchia, ed ecco il mio marito è un vegliardo? Certo questa è una cosa strana!» (Cor. 11,72)..
LA CONTRACCEZIONE
Il controllo delle nascite nell’Islam deve esser visto all’interno della vita matrimoniale. Il Corano esorta l’uomo a sposarsi, il matrimonio è una istituzione necessaria e desiderabile. Il Profeta ha ribadito che non esiste il celibato nell’Islam. Per Islam il sesso è un desiderio naturale come il bere ed il mangiare, il crescere e morire. L’istituzione del matrimonio legittima il soddisfacimento di questo desiderio. La procreazione della specie può considerarsi uno degli aspetti più importante del matrimonio, alla luce del fatto che il Corano considera l’uomo come Vicario di Dio in terra. Nel senso che all’uomo è stato affidato la possibilità di agire sulla terra per conto di Dio nel rispetto delle sue leggi. Per quanto riguarda il controllo delle nascite e la contraccezione, esiste divergenza tra le scuole, per alcuni il versetto che proibisce la pratica preislamica dell’uccisione delle bambine è da abbinarsi per analogia alla contraccezione, mentre per altri, come Abu Hanifa il Corano permette la pratica del ‘Azl, Coitus interruptus, e quindi che esiste il concetto di contraccezione nell’Islam. (Le vostre donne sono come un campo per voi, venite dunque al vostro campo a vostro piacere)2,223. Anche se una lettura più approfondita del Corano ci induce a ricercare nella tradizione profetica elementi sulla contraccezione di sui non si parla sul esplicitamente sul Corano. Il metodo contraccettivo che si praticava durante la vita del Profeta era l’Azl, che deriva dal verbo arabo ‘Azala, che significa mettere da parte, rimuovere o separare. Jabir un compagno del Profeta narra che: “Durante la vita del Profeta noi usavamo praticare il ‘Azl, ed egli fu informato di questo e non ce lo proibì”. Sempre Jabir si recò dal Profeta e gli disse: “Io ho una schiava con cui ho rapporti sessuali ma ho paura di ingravidarla. Il Profeta rispose: “Fai l’Azl con lei se vuoi”. Mentre Abu Sa’id disse al Profeta: “Gli ebrei dicono che l’Azl è un infanticidio minore, ed egli rispose: gli ebrei sbagliano”. Infine troviamo un'altra tradizione profetica nel quale viene considerato indispensabile il consenso della donna per questa pratica.
Analizzando invece nel dettaglio i pareri delle quattro scuole giuridiche vediamo come per la scuola giuridica hanafita, sia deprecabile praticare l’Azl senza il consenso della moglie mentre è lecito col suo consenso. Per la scuola malikita anche è indispensabile il consenso della moglie. Per la scuola shafi’ita l’Azl è sempre deprecabile sia con il consenso della moglie che senza, ma se la moglie consente non è vietato. Per la scuola hanbalita, secondo Ibn Qudama la pratica dell’Azl senza una valida ragione è sempre deprecabile ma non è vietata, ma non può essere praticata senza il consenso della donna .
LE RAGIONI
Un hadith del Profeta sancisce che le azioni valgono per le intenzioni. Come si è visto l’Azl è deprecabile ma nel caso in cui la donna ha dei problemi fisici che potrebbero acuirsi con una gravidanza, allora l’Azl diviene necessario, ed il principio giuridico della Necessità vale per salvare la vita della donna. Il principio di necessità attraversa tutta la giurisprudenza islamica, come per i cibi vietati ai musulmani che diventano leciti in caso di necessità. Numerosi versetti coranici supportano il ruolo della necessità:«Allah desidera per voi la cosa semplice, e non quella difficile» 2:185 «non vi ha dato nella religione nulla di faticoso» 22:78.
Chi delinea bene la questione della ragione accettabile per l’Azl è l’Imam Ghazali nel suo Ihya, dove stabilisce che la pratica dell’Azl può essere giustificata dalla protezione della vita della donna, o nel caso di difficoltà finanziarie. (2.52)
Anche per Shaykh Ahmad Sharabassi dell’Egitto, la contraccezione è possibile in caso di problemi di salute della donna o per difficoltà finanziarie. Se nelle fonti classiche islamiche vediamo che non si da troppa importanza alle difficoltà finanziarie è perché nella società islamica esisteva il Bayt al Mal, che aiutava i musulmani in difficoltà, oltre poi all’istituzione della zakat. Se il Corano non chiarisce in maniera esplicita questo argomento, i hadith lo fanno in maniera esaustiva.
METODI CONTRACCETTIVI
Dopo aver visto i metodi contraccettivi conosciuti durante la vita del Profeta, vediamo come si è sviluppato l’approccio a questo argomento durante la storia dell’Islam. Durante il 14 secolo uno dei più importanti giuristi hanbaliti, Ibn Taymiyya, in una sua fatwa dove gli veniva chiesto se era permesso utilizzare “medicine” durante il rapporto sessuale che impedissero l’inseminazione dello sperma non condannava l’uso di queste medicine, anche se dice che è preferibile evitarne l’utilizzo. Mentre per i giuristi hanafiti l’utilizzo di questi sistemi da parte della donna devono essere sottoposti al consenso del marito per analogia con il coitus interruptus. Lasciando la storia e arrivando ai giorni nostri, tutti i sistemi di contraccezione moderna, come il preservativo, che non hanno carattere permanente, e che hanno come principio il prevenire il raggiungimento dello sperma nell’utero, per analogia con quanto detto prima a proposito dell’Azl, sono permesse nell’Islam.
METODI IRREVERSIBILI
Sono vietati con unanimità di tutti i Sapienti islamici, le pratiche di sterilizzazione o qualsiasi cosa che rende in modo permanente l’uomo o la donna incapaci di procreare. (Vasectomia, Isterectomia).
Viene riportato in diverse hadith che il Profeta ha proibito la castrazione degli uomini. Questa è la prova con la quale per analogia si vieta la sterilizzazione degli uomini.
IL CONTROLLO DELLE NASCITE
Più di mille anni fa al-Jahiz nel suo libro il Regno degli Animali, distingueva gli uomini dagli altri animali per la capacità dell’uomo nel praticare la contraccezione. Il coitus interruptus può essere la più antica e naturale forma di controllo delle nascite. Nel mondo islamico moderno ci sono stati esempi di controllo delle nascite pianificati. Uno di questi è il Pakistan, che subito dopo la sua indipendenza ottenuta nel 1947, aveva già il problema della sovrappopolazione, anche se i primi provvedimenti vennero presi solo col piano quinquennale del 1965-70. Per fare ciò il ministro della sanità dovette assicurare la gente che il Corano non proibiva il controllo delle nascite e la pianificazione familiare. Nonostante ciò si alzarono le critiche degli ambienti più fondamentalisti come quella del Mawdudi che criticò aspramente questo piano, accusando la pianificazione familiare di infanticidio, di essere contraria alla natura umana, di basarsi sulla miscredenza nel sostentamento divino, che non avrebbe permesso l’aumento del numero dei musulmani, e che era una cospirazione dell’occidente. A costoro ha risposto il Dr. Rahman che oltre a basarsi sulle suddette fonti, introduce l’utilizzo in questo caso di un altro principio giuridico, il benessere generale (maslaha).
LA QUESTIONE DELLA CIRCONCISIONE FEMMINILE NELL’ISLAM
Infine lo svolgimento di questa ricerca vuole chiarire una questione molto importante per le donne analizzando il problema della circoncisione femminile nel mondo islamico, tema che è ritornato attuale dopo che l’immigrazione ha portato tale pratica anche nel nostro paese. In molti manuali di Diritto islamico quando si parla della purità rituale, analizzando le cause che la rendono obbligatorio, se ne cita una che facilmente può essere mal interpretata. Si dice infatti che quando “le due parti intime si toccano” è obbligatorio fare il ghusl; traducendo quindi la parola khitanayn come parti intime e non come fa normalmente il dizionario con la parola “circoncise”. Questo perché tale parola potrebbe lasciar intendere che nell’Islam oltre alla circoncisione maschile venga praticata anche quella femminile o che addirittura sia una norma o un obbligo per le donne musulmane. Non è raro trovare chi confonde questa pratica di origine faraonica ed africana, con l’Islam. In molti, infatti, tra gli stereotipi attribuiti alla religione islamica aggiungono questo. Dal punto di vista del diritto islamico è necessario sottolineare come tale pratica non trovi nessun fondamento nelle fonti del diritto stesso. Infatti non esiste nessun versetto coranico che citi tale pratica, né nessuna tradizione profetica autentica. Esistono invece solo alcuni hadith ritenuti deboli o addirittura fabbricati che possono solo testimoniare che essa veniva praticata nella penisola araba, già in era preislamica; la prova la troviamo nel hadith riportato da Umm ‘Atiya, in base al quale una donna era solita fare le circoncisioni femminili a Medina. Il Profeta una volta le disse: «Non abusare, ciò è meglio per la donna e piacevole per suo marito ». Attraverso questa tradizione, che comunque viene considerata debole, possiamo dedurre che tale pratica già esisteva e che Muhammad si è limitato a vietarne l’abuso; infatti, dice Ibn Qudama che la circoncisione delle donne consiste nel rimuovere una parte del clitoride, che è situata sull’apertura dell’uretere; e che la sunna dice di non rimuoverlo completamente, ma solo in parte . Un’altra tradizione, anch’essa debole, riguardante il tema della circoncisione femminile è stata attribuita al Profeta, in base alla quale egli disse: «La circoncisione è sunna per gli uomini, ed è un onore per le donne ». Ma anche qui c’è dibattito sulla sua autenticità poiché si ritiene fabbricata. In base ad essa, inoltre, Ibn Qudama dice nel suo libro al-Mughni: «La circoncisione è obbligatoria per gli uomini, ed è un onore per le donne, ma comunque per esse non è obbligatoria. Questa è l’opinione di molti dotti. L’imam Ahmad disse: “Per gli uomini è strettamente richiesta, ma per la donna è meno richiesta”» . L’esistenza di queste poche tradizioni profetiche ritenute per giunta fabbricate o deboli, sono la prova che tale pratica non nasce e non trova il suo sviluppo nella storia dell’Islam, ma provenendo da tradizioni tribali pre-islamiche, resistono presso alcuni popoli di fede musulmana, così come presso altri popoli di fede cristiana ed animista come quelli dell’Africa Sub-Sahariana.
BIBLIOGRAFIA
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