Roberto Defez - Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana" PDF Print E-mail

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Roberto Defez
Istituto di Genetica e Biofisica, CNR Napoli
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Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana"
Assisi 29 gennaio 2003


Da oramai due anni Libertà di Ricerca ed insufficiente finanziamento pubblico alla ricera, anche come veicolo di innovazione tecnologica, hanno preso stabilmente a far parte del dibattiito politico in maniera totalmente trasversale. Tutte le più alte cariche dello Stato ed i vertici di partiti, istituzioni, organizzazioni di categoria continuano a gridare al vento di come il declino della competitività del sistema-Paese vada corretto attraverso maggiori investimenti in Ricerca e Sviluppo.
Due anni orsono un modesto articoletto-appello firmato da una quindicina di scienziati e pubblicato in una pagina interna del supplemento culturale del Sole 24 ore ha dato la stura ad un'anomalia che ci vede untimi in Europa superati oramai da nazioni come Portogallo e Grecia che pur partendo da condizioni molto peggiori delle nostre stanno rapidamente riguadagnando terreno. Il quel breve testo però le ragioni che guidavano l'insofferenza dei ricercatori erano molto più puntualmente definite su un terreno che è, e resterà, assai spinoso: la ricerca su piante ed organismi geneticamente modificati e, soprattutto, le relazioni tra mondo politico, comitati di indiririzzo della politica scientifica e mondo della ricerca.
Da un lato il tema dei cosidetti OGM ha tracciato distintamente una linea di demarcazione che spacca in due partiti e schieramenti politici dividendoli, in maniera semplicistica, tra innovatori e conservatori, tanto nella maggioranza quanto nell'opposizione. Così oggi il Governo in carica riproduce la stessa dicotomia della scorsa legislatura tra Ministro dell'Agricoltura e la gran parte degli altri colleghi di Governo.
Spesso in vari documenti e pareri dei tanti Comitati che si occupano di OGM per imporre una moratoria di fatto a questa tecnologia (ed alla ricerca) viene fatto appello al cosidetto Principio di precauzione, o meglio ad una sua restrittiva interpretazione. Oggi io sostengo che questo espediente utile per non sciegliere, non puo' piu' essere invocato come soluzione per non rischiare di sbagliare: la partita va giocata. In un recente documento della Pontificia Accademia per la Scienza si legge che solo negli USA a causa dei pesticidi usati in agricoltura muoiono ogni anno 85 milioni di uccelli e si ammalano 130.000 esseri umani l'anno e che l'uso di piante GM, che riducono drasticamente l'uso dei pesticidi, è una valida e promettente opportunità ((http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_academies/acdscien/documents/sv%2099(5of5).pdf)
A tale giudizio si aggiunge la drammatica carestia che sta colpendo l'Africa australe flagellata da due anni di siccita'. Il Word Food Program delle Nazioni Unite ha stimato in circa 14 milioni gli abitanti della regione bisognosi di aiuti alimentari ed ha raccolto fondi e derrate alimentari che ha inviato nell'area. Gli Stati Uniti contribuiscono per circa meta' dei fondi messi a disposizione dal WFP e sono soliti fornirli direttamente in derrate alimentari, non facilmente convertibili per scopi meno nobili. Hanno cosi' inviato partite di mais del tipo comunemente usato sulla tavola degli statunitensi, ossia geneticamente modificato. Alle obbiezioni di alcuni stati della regione che temevano che le popolazioni locali potessero essere tentate di piantare i semi invece di cuocerli, il WFP ha offerto di macinare in farina il mais. Questa operazione costa circa 36 dollari la tonnellata, che moltiplicata per le centinaia di migliaia di tonnellate necessarie, ha drenato non pochi aiuti. Non contento di questa offerta il Presidente dello Zambia ha scelto di rifiutare gli aiuti mettendo cosi' a serio rischio la vita di oltre due milioni di suoi concittadini. Le notizie clandestine che filtrano in questi giorni dallo Zambia dicono che lontano dal clamore dei media si sta svolgendo una ennesima tragedia in terra d'Africa.
Non c'e' alcun bisogno di assumersi la responsabilita' di una decisione problematica quale quella di consigliare il consumo di mais GM allo Zambia: questo onere e questa responsabilita' se la e' gia' assunta la direttrice mondiale dell'Organizzazione mondiale della Sanita' dicendo ai ministri della Sanita' africani che gli aiuti GM "li possiamo mangiare", non presentano alcun rischo per la salute umana.
A dover emettere pareri su questioni di questa rilevanza sono spesso comitati bioetici ed in questo panorama ci tengo a mettere in rilievo quello del Nuffield Council of Bioethics britannico, http://www.nuffieldbioethics.org/filelibrary/pdf/gmcrop.pdf. Questo parere e' stato emesso nel 1999 all'apice della fobia mediatica contro gli OGM.
Ne elenco qui' sotto rapidamente e sinteticamente alcune posizioni che potrebbero utilmente essere adottate in Italia per uscire dagli impasse attuali:
- la modifica genetica delle piante non differisce sostanzialmente dagli incroci tradizionali o altri interventi umani simili, tali da far ritenere il processo di per se' immorale. E' un espediente che gli agricoltori usano per raggiungere prima e con più accuratezza il risultato voluto;
- non chiediamo alcuna moratoria su ricerca, prove in pieno campo, o limitazioni al rilascio ambientale;
Ma al tempo stesso il documento fa alcune raccomandazioni che io qui riporto ed interpreto:
- si deve attentamente valutare l'impatto di multiple piante GM coltivate insieme sullo stesso territorio;
- vanno incoraggiare le produzioni di piante commestibili non-GM;
- quando si consigli l'uso di piante GM in Paesi in via di sviluppo, vanno considerate le implicazioni locali: ad esempio l'uso di piante resistenti ad erbicidi riduce l'offerta di manodopera, mentre l'uso di quelle resistenti ai pesticidi o alla disidratazione possono meglio garantire i raccolti annuali;
- si consiglia di usare organizzazioni ed istituzioni gia' fortemente radicate nei territori a rischio quali IARC, ISAAA e CAMBIA per distribuire technologie (anche quelle della proprieta' intellettuale) ai Paesi in via di sviluppo;
- WIPO, EU, UPOV, CGIAR, IPGRI e Rockfeller Foundation, Word Bank possono aiutare il finanziamento e/o la realizzazione di nuovi progetti dedicati a speciali varieta' di piante cruciali in talune aree ma di basso valore commerciali per i Paesi sviluppati;
- si consiglia inoltre di monitorare le conseguenze post-commercializzazione di un prodotto GM sulla salute dei consumatori;
- produttori, scienziati del settore, consumatori vanno tenuti insieme e coinvolti nelle scelte e nelle valutazioni sulla cormmercializzazione dei vari prodotti
- in casi particolari, nelle zone di produzione primaria di una varieta', si potrebbe decidere di non piantare varieta' GM di specie interfertili;
Le scelte non sono piu' rinviabili ed il tessuto di documentazione scientifica e' ora talmente vasto da non poter piu' essere taciuto o disatteso.