Carlo Alberto Redi - Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana" PDF Print E-mail

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Carlo Alberto Redi
Università di Pavia
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Intervento al seminario bioetico "Dialogo sulla vita umana"
Assisi 29 gennaio 2003

LA VITA UMANA TRA CLONAZIONE, BUFFONATE E STAMINALI

In un mondo divenuto altamente complesso per l’intreccio sempre piu’ forte tra scienza (biologia in particolare), sue applicazioni mercantili e societa’ civile, l’ultima buffonata dei clonatori da circo, che non hanno la minima credenziale scientifica ma sono capaci di innestarsi sui desideri e sulle sofferenze delle persone con un grande e perverso ritorno pubblicitario, ha creato una confusione come raramente si era visto. Si e’ detto di tutto, tranne l’unica cosa che andava detta: La clonazione riproduttiva umana deve ricevere un secco no, oggi ed anche domani, per un semplicissimo motivo sul quale non e’ necessario scomodare l’etica. Se fosse permessa, a farne le spese sarebbe la salute della donna, punto e basta. Quando i buffoni e gli avventurieri suggeriscono di compiere la clonazione umana, o dicono di averla gia’ fatta, gli eticisti ed i grandi pensatori pubblici dovrebbero semplicemente rispondere in base alle conoscenze che la comunita’ scientifica ha prodotto: Non vi e’ un solo dato scientifico per sostenere di poter fare un clone umano in tutta sicurezza, la salute della donna sarebbe gravemente compromessa ed i cloni nascerebbero portatori di malformazioni e patologie di ogni tipo con mortalita’ elevatissime, prima e dopo la nascita, risultando i pochi sopravvissuti meno sani, meno belli e meno intelligenti, come previsto dalla teoria della complessita’ biologica (The Lancet, 17 Luglio 1999, pag. 255).
Diviene quindi molto importante spiegare al grande pubblico che il no alla clonazione riproduttiva, espresso dalla comunita’ scientifica in modo netto, non si basa su disquisizioni filosofiche o convincimenti morali ma su dati e fondamenti scientifici che fanno crollare le impalcature concettuali a favore della clonazione riproduttiva umana. Per clonare e’ necessario disporre di decine e decine di ovuli e di pseudomamme: chi fornisce gli ovuli? Chi funge da pseudomadre? Le donne degli strati sociali meno protetti, tutte quelle che si vedranno offrire danaro per farsi superstimolare con gonadotropine (con gravissime conseguenze sulla salute) per ottenere gli ovuli e per fare da pseudomadri e che di quei danari hanno bisogno: gia’ ora in rete e su diversi giornali statunitensi esistono sezioni di annunci per “egg donors” con lauta ricompensa.
A commento del lavoro di un mio allievo, Michele Boianni, attualmente alla Universita’ della Pennsylvania, che dimostra come anche i cloni “sani” in realta’ tali non sono se si guarda alla espressione di alcuni geni, Davor Solter ha scritto un bellissimo editoriale sulla rivista Genes and Development (16:1163-1166, 2002) dal provocatorio titolo cloning versus clowning dove esamina tutte le ragioni del pro e dei contro la clonazione umana e giunge alla conclusione che i piu’ frustrati dai risultati di Boianni saranno gli appartenenti alla tribu’ dei “commentatori, osservatori, pensatori, teste pensanti” che tanto occupati sono stati nell’emettere sentenze e nel confondere la materia! Costoro sono in gran parte responsabili del convincimento dei decisori politici (che di scienza giusto seguono qualche titolo di giornale) sulla necessita’ di restrizioni legislative alla tecnica del trasferimento nucleare, nel timore, ci viene detto, di applicazioni legate alla clonazione riproduttiva. Dimenticando cosi che la donazione di ovuli tra donne, su una semplice base di amicizia ed affetto, regolata da una autorita’ di controllo, e la tecnica del trasferimento nucleare (si, quella alla base della clonazione) gia’ oggi permetterebbero di evitare la nascita di bimbi portatori di piu’ di 50 patologie dovute a mutazioni nel corredo genetico dei mitocondri (ad esempio tante delle distrofie muscolari) e la nascita di bimbi sani, geneticamente figli della coppia dove la signora e’ portatrice di DNA mitocondriale alterato. Di queste opportunita’ dobbiamo dibattere, non del fatto che dei ciarlatani venditori porta-a-porta ci offrano la macchinetta del clonati-da-te. I media dovrebbero uscire dalla logica perversa del “non posso perdere la notizia” ed insistere per una riflessione corale su temi che ci riguardano tanto da vicino perche’ legati alla nostra salute piu’ che “al futuro della natura umana” ed ai “rischi di una genetica liberale” (J. Habermas, Einaudi, 2002). Senza una corretta divulgazione cadremo vittime del gioco perverso dei venditori di sogni che speculano sulla sofferenza e impongono l’agenda del dibattito a filosofi e decisori politici; costoro, prendendo per buone millantate applicazioni, contribuiscono a renderle plausibili all’opinione pubblica alimentando gli equivoci: i filosofi nel proporre “astensioni giustificate” dall’applicare qualsivoglia tecnica che non sia la somministrazione di aspirina ed i decisori politici nell’imporre restrizioni alla liberta’ di ricerca. Gia’ oggi i caucasici occidentali, sulla base del solo censo, si possono permettere di evitare tante patologie ai propri figli: ben venga dunque un mondo il piu’ libero possibile da malattie e sofferenze, gia’ oggi evitabili, grazie alle applicazioni della biologia dei genomi. Il trasferimento delle opportunita’ applicative della biologia e’ un processo che va governato, non ostacolato; governato per far si che l’avanzamento delle conoscenze scientifiche sia portatore di benessere ed uguaglianza e non di ulteriori discriminazioni sociali.
E’ quindi auspicabile che non si crei ulteriore confusione in particolare su due temi per i quali la riflessione e’ ancora molto lacunosa: la riprogrammazione genetica dei nuclei somatici e la sorte degli embrioni criopreservati. Del primo e’ necessario capire che e’ storicamente errato decidere a priori, su basi ideologiche, quale linea di ricerca meriti di essere finanziata: le cellule staminali somatiche da adulto sono gia’ un campo applicativo e con studi sul transdifferenziamento (quali quelli compiuti da Angelo Vescovi) possono dare ancora di piu’; le staminali embrionali richiedono ancora molti studi su animali modello ed un dibattito etico piu’ incisivo; le vie alternative (citoplasto artificiale, cosi’ come proposto nel documento Dulbecco) che non prevedono alcun dubbio etico ancora attendono di essere prese in considerazione per essere finanziate. Del secondo dobbiamo parlare molto a lungo, cercare di capirci, di trovare spazi di condivisione. La comunita’ scientifica piu’ che tentare di dare risposte a domande mal poste (e’ vita? quando inizia la vita? La vita e’ vita sempre, in qualunque momento dello sviluppo si osservi) deve far capire che un piccolo aiuto per dirimere la questione puo’ venire dalla applicazione del metodo scientifico, piu’ che dal richiamo a principi etici od al concetto di persona, impropriamente chiamato in causa al loro riguardo. Il concetto di persona non appartiene alla biologia né alla scienza fattuale, ha solo validità in filosofia, diritto e teologia: la maschera del “personaggio” nel teatro grecoromano e la Santissima Trinità e la persona di Cristo. Per molte religioni anche gli animali e gli uragani sono persone con anima come l’essere umano. Un suggerimento puo’ essere quello di tentare una definizione in forma operazionale della etica, la teoria e la prassi della condotta che ha come scopo la felicità, ottenuta attraverso il possesso del bene. Per Aristotele la felicità e il bene sono la virtù; per Kant è l’autonomia dell’agire secondo gli universali. Ma non e’ facile determinare la natura fattuale del bene. Anzi, e’ evidente che il preteso consenso etico dell’umanità continua ad essere un’affascinante ipotesi: lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, la guerra giusta e tutta la storia dell’umanità, indicano che è probabilmente falsa. L’etica e’ determinata dalla religione e dalla ideologia. La religione è l’adesione a una visione del mondo a cui si attribuisce valore di opzione fondamentale (religare) al punto che si può dare anche la vita in suo nome. L’ideologia è una visione e valutazione del mondo con trascendenza sociale (un’etica politica in Aristotele). Non possiamo quindi pretendere un’etica comune per un indù, per un cristiano o per un materialista dialettico. Nella complessita’ del mondo attuale solo una etica della responsabilita’ puo’ aiutare nelle scelte decisionali in quanto l’elemento matrice comune delle etiche è la condotta responsabile (cosciente e volontaria), e quindi, la decisione. Di fronte agli embrioni congelati disponiamo di quattro opzioni (l’adozione e’ impraticabile): 1) lasciare gli embrioni congelati per secula seculorum. Di fatto questa decisione e’ sinonimo di morte, seppure lenta. 2) Scongelarli e gettarli, accelerando cosi’ la loro morte. 3) Impiegarli per la ricerca sul differenziamento cellulare; questa opzione implica la loro morte, ma ha l’attenuante di poter offrire alla umanita’ importanti conoscenze scientifiche. 4) Impiegarli come cellule per terapie cellulari ricostruttive; cio’ implica la vita dell’embrione, sebbene in una forma diffusa, poiche’ le sue cellule saranno disperse in altri individui che partecipano alla vita. Risulta immediato, che solo la quarta assicura la vita dell’embrione, al di la delle posizioni ideologiche, religiose ed etiche. La decisone sul loro destino deve essere ridotta al “che fare” e non posta nella prospettiva di derivare la decisione in base al “cosa sono”. Questi embrioni esistono e chiedono una fine migliore di quella che li vede restare per secula seculorum nel freddo polare (ma e’ praticabile? nessuno puo’ crederlo! abbandonati da tutti, prima o poi qualcuno reclamera’ i costi del loro mantenimento e verranno distrutti) o gettati in un lavandino: chiedono di partecipare, ora che sono stati creati, ad un processo materio-energetico che chiamiamo vita.