Documento di sintesi ricavato dalla discussione sul tema "L'emergenza educativa, le responsabilità della politica", con cui la Fondazione intende contribuire ad un confronto destinato a proseguire anche in futuro.
In Italia i temi dell’educazione appaiono sottoposti ad un duplice paradosso. Essi costituiscono la più chiara rappresentazione di un bene pubblico condiviso, mentre registrano il massimo grado di confronto ideologico. Il loro valore è necessariamente strategico, mentre risultano marginalizzati in ogni reale occasione di decisione. Se questa duplice limitazione agisce da tempo sul settore della scuola, è altresì vero che recentemente sembrano essere venuti al pettine i nodi ereditati dall’insieme dei tentativi di riforma realizzati nel corso degli ultimi trent’anni. La questione dell’apprendimento ha assunto un carattere quasi emergenziale, con un evidente arretramento in quella che dovrebbe costituire la risorsa fondamentale del paese. Il sommarsi del deficit quantitativo e qualitativo in tema di risorse umane con la crescente debolezza del proprio modello produttivo obbliga ad un intervento urgente pena la marginalità. La persistente centralità del titolo di studio posseduto dai genitori nel determinare il destino formativo e professionale dei figli segnala tutta la vitalità delle diseguaglianze nelle opportunità di accesso. Così come ripropone le questioni della scolarizzazione degli adulti e della formazione permanente, come elementi capaci di agire su quelle diseguaglianze con un intervento strutturale che colmi il ritardo che l’Italia si tira dietro fin dall’unità nazionale. Ed è particolarmente evidente la fragilità con cui l’opinione pubblica percepisce il tema stesso della “riforma della scuola”: una percezione povera di consenso – perché assai poco si è lavorato alla costruzione di un autentico consenso sociale intorno a temi che più di altri definiscono la capacità del paese di riconoscere se stesso e la propria missione – e disorientata dalla facilità con cui si è annunciato al paese l’obiettivo di fare “tabula rasa” di legislazioni scolastiche già esistenti. Se a ciò si aggiunge che la politica delle risorse è stata caratterizzata nel tempo o dallo scambio perverso fra alta occupazione e bassi salari oppure da investimenti del tutto slegati dalla produttività del sistema, si ottiene il panorama di difficoltà che caratterizza la situazione attuale. Se queste sono alcune delle debolezze che affliggono il settore dell’educazione, è sempre più evidente la necessità di misurarsi con i nuovi scenari che si stanno aprendo in questo campo attraverso uno sforzo di innovazione intellettuale e politica. Temi come l’impatto delle nuove tecnologie sull’organizzazione del lavoro scolastico, il problema del reperimento delle risorse, la questione della formazione degli insegnanti, sembrano richiedere strumenti diversi da quelli usati sino ad oggi per pensare la scuola da entrambi gli schieramenti politici. Così come di assoluto rilievo sono le conseguenze in campo educativo della riforma del titolo V della Costituzione e l’apertura del cantiere dell’autonomia scolastica: molto più che una semplice operazione di decentramento, l’autonomia comporta una ridislocazione dei poteri e dei luoghi della decisione in campo scolastico, con una profonda modifica della stessa struttura dell’apprendimento (che in alcuni casi – come nel caso della gestione del personale – rimane ancorata ad obsoleti modelli piramidali). È evidente che, di fronte a quelle emergenze così come di fronte a questi nuovi scenari, la contrapposizione tra vecchi schemi politici non appare più sufficiente. La soluzione non può consistere che in un confronto politico che muova da valori comuni e finalità condivise. Fra essi, in primo luogo, l’obiettivo di accrescere il grado di libertà dei giovani attraverso l’acquisizione di un corredo di conoscenze, capacità e competenze che li metta in condizione di possedere una piena cittadinanza e di essere protagonisti attivi nel mondo del lavoro e delle professioni. Non tanto per la ricerca a tutti i costi di un approccio trasversale agli schieramenti, quanto per restituire alla politica quel ruolo di governo della trasformazione e di costruzione del consenso che il settore della scuola richiede assai più di altri campi di intervento. La costruzione di un quadro di riferimento comune può muovere dall’individuazione di alcuni obiettivi condivisi, sui quali impostare il confronto politico di merito: la scommessa sull’autonomia scolastica, come nuovo terreno sul quale valutare la capacità di governo delle istituzioni nazionali e regionali; il rafforzamento parallelo della scuola dell’infanzia e della formazione permanente, come luoghi nei quali la diseguaglianza nelle opportunità di accesso può essere aggredita; l’investimento sull’istruzione e formazione professionale, con l’obiettivo di superarne il carattere di inferiorità e di strumento di esclusione. Lungo queste direttrici la Fondazione Italianieuropei si propone di articolare un percorso di riflessione intorno ai temi della scuola che conduca, nel corso della prossima primavera, ad un’occasione di confronto pubblica.
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